2008.12.03 – Sky
Personalmente trovo giusto che il Governo (crisi o non crisi) abbia deciso di aumentare l'Iva sulle tv satellitari.
Le trasmissioni di Sky sono senz'altro di ottima qualità, ma il servizio offerto dalle emittenti di Rupert Murdoch, pur presentando incontestabili elementi di utilità pubblica, non pare certo rientrare tra i bisogni essenziali ed imprescindibili della collettività. Al contrario, esso si configura come un bene immateriale di lusso, per cui pare improprio sottoporlo ad un'aliquota Iva del 10% (che è la stessa dei libri, tanto per intenderci). Sky, insomma, sta alla cultura come una Bmw sta all'automobilismo. Nessuno nega che la Bmw sia una casa che costruisca automobili di eccellente fattura, le quali garantiscono prestazioni e sicurezza molto più elevate della norma, ma non per questo la Bmw può essere assoggettata ad un'aliquota Iva pari alla metà di quella cui è assoggettata una Fiat Punto, non fosse altro perché una Bmw costa il doppio di un'utilitaria e quindi è un bene che può essere acquistato solo da persone abbienti. Idem per la tv satellitare.
Trovo francamente ridicolo (anche se per certi versi legittimo) l'ardore con il quale Veltroni ed il Pd si sono lanciati in difesa di Murdoch (il quale, peraltro, notoriamente non è un uomo più democratico e tollerante di Silvio Berlusconi). Se la sinistra parlamentare italiana difendesse con lo stesso vigore anche i diritti dei lavoratori precari, dei disoccupati e dei pensionati che non arrivano alla fine del mese (i quali sono stati marchiati a fuoco, irrisi ed offesi con la Social Card, un provvedimento talmente squallido che pare ispirato alle logiche con cui nel XVII a Bologna si teneva la Festa della Porchetta), potremmo dire di avere un'opposizione seria. Invece, spiace dirlo, mi pare che anche questa volta si siano prese le difese di chi, tutto sommato, un certo potere di difendersi ce l'ha già di suo (si veda a tal proposito la triste campagna pubblicitaria avviata da Sky in funzione anti-governativa). Quelli che, invece, non possiedono la forza per farsi sentire, troppo spesso vengono difesi senza convinzione (o solo formalmente), e questo è inaccettabile.
Naturalmente, la vicenda denota che in Italia la politica non esiste più se non nella misura in cui serve a mascherare la possibilità di tutelare i propri interessi. In nessun paese che ambisca a definirsi democratico, un Presidente del Consiglio può decidere di prendere un provvedimento legislativo capace al contempo di penalizzare un proprio concorrente economico e di liberare risorse di mercato per le proprie imprese (cerchiamo di non essere ingenui, un crollo degli abbonamenti a Sky molto difficilmente non si tradurrà in un incremento delle schede vendute da Mediaset Premium). Da questo punto di vista, parlare di "conflitto di interessi" risulta addirittura riduttivo. Oltre a ciò, nessuno Stato democratico può accettare i toni sprezzanti con cui Silvio Berlusconi ha trattato i direttori di giornali e Tg per la loro presa di posizione pro-Sky. Le parole di Berlusconi avevano qualcosa di ducesco, erano non solo lesive dell'altrui dignità, bensì intimidatorie, e non è la prima volta che il leader di Forza Italia adopera questo modo di fare. Ma la gravità di questo comportamento pare non essere colta appieno dall'opinione pubblica, ormai schifata dalla politica.
Non rimane che chiedersi tra quanti anni l'Italia tornerà ad essere un paese moderno e credibile. Non pochi, temo.