2008.11.30 - La penultima pagina


Chi lo sa se Emanuele Patanè, Maria Concetta Sarvà, Agata Annino e Giovanni Gennaro avranno mai giustizia?

La loro vicenda (1) è indicativa di un paese, il nostro, per descrivere il quale si fatica sempre di più ad usare aggettivi e categorie di pensiero non definibili come catastrofiste. Mentre ci si ubriaca di dibattiti pseudo-sociologici sui reality show (emblematici e tristi sono i fiumi di parole e gli spazi dedicati a Vladimir Luxuria ed a quel miserrimo spettacolo che è "L'isola dei famosi"), quasi nessuno trova il tempo e lo spazio per chiedersi quali siano le condizioni in cui i lavoratori italiani (ricercatori universitari compresi, evidentemente) vivano quotidianamente. L'Italia assomiglia ad una nazione avanzata, ma non lo è. Se lo fosse, non lascerebbe che quattro persone al giorno muoiano di lavoro. Se lo fosse, lo sdegno si estenderebbe nello spazio (tra i vari ceti sociali, intendo) e nel tempo, e non durerebbe lo spazio intercorrente tra un turno e l'altro di Champions League.

Di fronte a tutto questo, nascono partiti come funghi. Daniela Santanchè l'anno scorso aveva lasciato Fini (e quindi Berlusconi) per approdare alla Destra di Storace (An era ritenuta troppo molliccia e moderata per i mali del paese). La volatilità delle idee, si sa, è rapportata all'adozione di comportamenti dettati dalla convenienza, per cui la signora Santanchè ha abbandonato l'appena (politicamente) sposato Storace ed ha dato vita al Movimento per l'Italia, il cui programma politico risulta, anche a volerlo leggere con la massima buona volontà, quantomeno fumoso. L'unica cosa che pare chiara è la volontà di ritornare con Berlusconi, del quale si era detto peste e corna fino ad un mese fa.

Anche Francesco Pionati ha deciso di abbandonare quei pericolosi estremisti dell'Udc per tornare con Berlusconi. Per fare questo, egli ha fondato l'Alleanza di centro: un nome roboante per un partito i cui aderenti ci sono fino ad ora sconosciuti. Nel suo sito, Pionati ha sostenuto che la sua uscita dall'Udc "ha scatenato un terremoto al centro" (2), dando tuttavia l'impressione, lo si dice con rispetto, di un eccesso di autostima e non di un cataclisma politico. I più (tra cui lo scrivente) hanno considerato il gesto politico di Pionati non l'atto coraggioso di un uomo ansioso di liberare i moderati dal giogo impostogli da Casini, ma l'ennesima dimostrazione della propensione di certa classe politica italiana ad accorrere trafelata in soccorso del vincitore. Saremmo contenti se Pionati ci smentisse, ma temo che saremo costretti dagli eventi a tenerci la nostra inconsolabile sofferenza intellettuale di giacobini demodé.

C'è poi (la processione dei disgraziati è sempre estremamente lunga, lo si sa) Magdi Cristiano Allam, il quale, non pago di essere un giorno sì e l'altro pure su tutti i giornali e tv del paese, annuncia ai quattro venti di lasciare il giornalismo (ammettiamo che faticheremo molto a spiegarci le ragioni di tale scelta) per abbracciare la causa della politica, dando vita ai Protagonisti per l'Europa cristiana (questo è il quantomeno curioso nome che il sempre pacato Allam ha dato al suo partito) (3). A detta di Allam, l'Europa (non solo l'Italia, Allam è un uomo che si muove solo per problemi continentali, non spreca il suo talento per beghe da cortile) sta perdendo i suoi connotati cristiani (che rappresentano un faro maestoso di civiltà e fraternità) e corre il rischio di un'islamizzazione selvaggia, con tutto ciò che di negativo ne potrebbe conseguire. Chi scrive ammette che ha sempre avuto una certa paura per il fanatismo dei convertiti, paura che viene sopita solo dalla ridicolezza di talune affermazioni. Sulla propensione alla fraternità di Benedetto XVI, ad esempio, ci sarebbero varie obiezioni da fare, ma Allam è troppo sicuro delle proprie idee per accorgersi della realtà.

E' sconsolante vedere che la politica italiana si è ridotta all'equazione "un uomo = un partito". Non nascono centri di indirizzo e progettualità per il governo del paese (questo dovrebbe essere un partito in una democrazia sana), bensì congreghe elettorali folkloristiche, prive di un minimo straccio di idea e della capacità di leggere ed interpretare la società (ed i suoi bisogni). Nessuno si preoccupa più dei problemi che attanagliano la nazione, ma chi può cerca di crearsi uno strapuntino di potere dal quale ottenere prebende per il sostenimento proprio e di quello di familiari e lacchè. Quando si indica la luna e non si vede altro che la punta del proprio dito, vuol dire che si è arrivati alla penultima pagina. Nel momento in cui il quaderno finisce, si entra in un quadro sudamericano. I pessimisti (o catastrofisti, appunto) dicono che ci siamo già. Io, per quel che vale, non ho più la forza per pronunciarmi.




NOTE
(1): Si vedano Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, Morire nell'aula dei veleni. Il diario di un ricercatore, in http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/ricercatore-tumore/ricercatore-tumore/ricercatore-tumore.html .
(2): Cfr. http://www.francescopionati.it/primo_zoom.php?id_primo=363 .
(3): Cfr. http://www.corriere.it/politica/08_novembre_30/magdi_5717eb40-bebd-11dd-b8e9-00144f02aabc.shtml .