2008.11.23 - L'inciuciatore e i pacchetti di voti
La fenomenologia dell'amoralità politica italiana in questa settimana si è arricchita di un ulteriore capitolo.
Il merito è del neo-eletto Presidente della Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai, senatore Riccardo Villari. Ciò lascia delusi quei progressisti i quali, dopo aver visto Sergio De Gregorio, pensavano che nulla di peggio potesse accadere. La realtà, duole ammetterlo, è che la vicenda Villari dimostra una volta di più la debolezza del centro-sinistra italiano, incapace di selezionare un personale politico realmente "altro" rispetto alle logiche spartitorie del potere (qualcuno farebbe bene a rileggersi molte nobilissime pagine di Enrico Berlinguer sulla questione morale) e dilaniato al suo interno da personalismi (mi riferisco al sempiterno dualismo D'Alema-Veltroni) che ad un osservatore esterno non possono che sembrare miserevoli. Villari afferma di agire con l'unico scopo di rispettare le istituzioni, ma francamente sembra che si stia dando da fare per salire quel gradino che separa gli inciuciatori di terza schiera dai veri detentori di potere. Un partito che si rispetti non consentirebbe tutto questo. Un partito che si rispetti avrebbe infatti scelto con maggiore accuratezza i suoi candidati elettorali. Se questo non è stato fatto (tutti sapevano chi è Villari: ex Dc, ex Forza Italia, ex Mastella), evidentemente è perché non si candida più la crema della società, ma i portatori di pacchetti di voti. Pacchetti che, come la pecunia, forse non lasciano olezzo ma distruggono la vita politica ed il collante sociale del paese.