2008.11.15 - Della giustizia


Bisogna sempre cercare di mantenere un equilibrio nei giudizi e si deve ricordare che, nella crisi morale che investe l'Italia da anni, la Magistratura pare essere il potere statale più sano.

Tuttavia, ieri ci sono state un paio di sentenze che chi scrive, per quel che può valere, ritiene contraddittorie. Da un lato quella che consente ad Eluana Englaro di essere liberata dai sondini (da come scrivo è evidente che questa decisione mi trova concorde), dall'altro quella che manda assolti i principali imputati per le violenze esercitate dalle Forze dell'Ordine all'interno della Scuola "Armando Diaz" di Genova durante il G8. Non ricostruirò analiticamente le due vicende (esprimo solo la mia stima verso Beppino Englaro per la pacatezza con cui ha commentato la sentenza) e cercherò, non riuscendoci, di non cadere nella facile trappola del ritenere giusto solo ciò che si condivide, però ad una parte larga dell'opinione pubblica era parso che gli indizi a carico degli imputati della mattanza genovese fossero sufficienti per l'accoglimento della tesi accusatoria. I vertici della Polizia sono invece stati scagionati da ogni accusa e, con l'eccezione di Vincenzo Canterini, solo gli imputati di grado minore sono stati condannati a pene detentive (che, nella quasi totalità dei casi, non saranno scontate). Da osservatore esterno (credo ben documentato, anche se non certo neutrale), mi domando se in Italia i poteri dello Stato siano realmente e completamente giudicabili (e, in caso di colpevolezza, condannabili) o se, in una qualche misura, essi non siano più forti di chi è chiamato a giudicarli. Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, e chi scrive si ritiene piuttosto lontano da eccessi giustizialisti e da derive dietrologiche, però se si pensa a come è andata a finire la vicenda di Carlo Giuliani, nonché alle storie di Clementina Forleo e Luigi De Magistris (solo per citare casi recenti), qualche interrogativo ce lo si pone. Siamo un paese davvero trasparente o non abbiamo ancora la capacità di ripulirci dalle ordinarie (purtroppo) lordure del nostro vivere?