2008.10.20 - E' morto un giovane


Avrei voluto parlare di Roberto Saviano (nonché delle inopinate parole pronunciate sul suo conto da Roberto Maroni) e della politica ambientale del Governo Berlusconi, ma rinvio ad un'altra occasione.

Oggi è morto Vittorio Foa. E' una perdita enorme sotto il profilo umano ed intellettuale. Io non amo parlare di ricordi ed esperienze personali perché credo non interessino a nessuno, ma stavolta faccio un'eccezione. Sette o otto anni fa sono andato ad assistere ad un incontro pubblico con Foa. Comprai una copia del suo "Questo Novecento" e gliela portai per farmela autografare. Mentre mi avvicinavo a Foa, pensai che quell'uomo aveva trascorso otto anni della sua gioventù in carcere. La sua colpa era quella di essere un antifascista. Mi domandai dove avesse trovato la forza morale di rinunciare ad una porzione così rilevante della sua vita in nome di un ideale. Mi chiesi chi mai avrebbe potuto risarcirgli quegli anni strappati, ma non seppi darmi una risposta. Riflettei con me stesso e non ebbi il coraggio di ammettere che, al posto suo, io molto probabilmente non avrei avuto una simile rettitudine morale ed avrei messo da parte le mie idee pur di non rinunciare alla mia libertà. Ero un cialtrone che andava incontro ad un uomo il quale aveva sacrificato otto anni della sua esistenza per consentirmi di essere un uomo libero di manifestare le mie idee. Mi emozionai. Non mi capita quasi mai. Quando gli dissi il mio nome, lui non lo capì bene. Non fu colpa sua, era la mia voce che tremava. Glielo ripetei, e lui coscenziosamente lo scrisse, facendolo precedere dalla preposizione "a" e dalla sua firma. Io ero in piedi e lui seduto, e gli osservai le dita delle mani. Erano storte, deformate dagli anni. Scrivevano con leggerezza. Lo guardai sul volto. Gli vidi il caratteristico mento prominente e gli occhi ancora vispi dietro gli occhiali spessi (anni dopo sarebbe diventato cieco). Sorrise ridandomi il libro, poi mi salutò. Aveva la vitalità di un ragazzino. Era l'entusiasmo di chi ogni giorno aveva il vizio di interrogarsi e di confrontarsi, di chi aveva capito che la ricerca della verità passa per due punti che solo apparentemente sono contraddittori: la disciplina e l'eresia. La riflessione (auto)critica ed la perenne voglia di rimettere sempre tutto in discussione.

E' sempre stato giovane, Foa. Noi non sappiamo più esserlo. Proprio per questo ci mancherà.