2008.10.06 - Il senso delle proporzioni
Tutto pare crollare attorno a noi. Oggi Wall Street ha perso il 4%, mentre Piazza Affari ha visto crollare il suo indice dell'8,24%.
Unicredit è sotto assedio e tutto il sistema bancario mondiale è lì lì per implodere. Sono al contempo lodevoli e ridicoli quei commentatori che dicono di non preoccuparsi e che tutto è sicuro. In realtà, sono i primi a sapere che una corsa (in sé tutt'altro che immotivata) dei risparmiatori al recupero dei risparmi investiti nelle banche provocherebbe il tracollo definitivo. Ciò spiega il tentativo di placare ogni allarmismo, ma dimostra come il sistema economico stia davvero in equilibrio precario su un filo. Basta sbilanciarsi un po' e si precipita di sotto.
I sacerdoti del neo-liberismo sfrenato, dell'economia gonfiata e delle speculazioni ora frignano come bambini ed invocano l'aiuto dello Stato (ciò che più odiano). Così come erano senza dignità quando lodavano il mercato sregolato, lo sono oggi. Domani, quando la crisi sarà superata (non si sa come, ma tutto, inevitabilmente, passa), torneranno a cantare (prezzolati) le magnifiche sorti e progressive del turbo-capitalismo. Ritengo che il mondo mi abbia fatto perdere il senso dell'ironia, ma non quello delle proporzioni: proprio per questo affermo che si tratta di autentici delinquenti a piede libero. Le briglie sciolte all'economia rappresentano il più grande ostacolo al progresso che ci sia dato di vedere. Esse sono foriere delle peggiori disuguaglianze sociali e della cristallizzazione dei privilegi sociali più odiosi. La febbre del Pil che in questi anni ha investito il mondo è stata dannosa come un'epidemia. I sacerdoti del neo-liberismo ne sono stati gli untori consapevoli. L'epoca dei finanzieri d'assalto (e questo è il mio timore) non è finita, ma solo accantonata in attesa di tempi migliori. Essi, infatti, dissimulano e ritornano. E' la cosiddetta tenacia dei cialtroni.