2008.09.22 - Firmare la propria condanna a morte


Riflettevo sul fatto che sei poveri cristi sono fuggiti dall'Africa per trovare un futuro migliore.

Non so se quando si sono insediati dalle parti di Castel Volturno sapessero come funziona il mondo in quelle zone. Non so nemmeno se abbiano mai pensato una cosa vera: che nella quasi totalità del Meridione d'Italia il territorio è in mano a dei clan, proprio come nel centro del Continente Nero. Fuggire dal male per ritrovarlo nel posto in cui ci si ferma (ed in cui si spera che quel male non esista) deve essere una condanna terribile, la sorte felina che gioca con l'uomo ridotto a ratto. Quei sei uomini, di cui poco o nulla sappiamo se non che erano neri e che quasi sicuramente non appartenevano a nessun clan di spacciatori, sono caduti sotto i colpi di pistola e di mitragliatrice del clan dei casalesi. Addio speranza di un futuro migliore.

Naturalmente, la morte di uno o più neri non è diversa da quella di uno o più bianchi. Il sangue ha un solo colore e la camorra ne ha sparso tanto, rovinando le esistenze non solo dei migranti, ma anche di chi è nato e da sempre vive in quelle zone. Solo che sei persone uccise in un unico agguato è un'operazione grossa anche per i casalesi. Enorme. La consueta efferatezza ha lasciato il posto a qualcosa di ancor più eclatante, per la cui definizione non riesco a trovare aggettivi adatti.

Oggi "La Stampa" ha pubblicato la traduzione italiana di un articolo che Mario Vargas Llosa ha scritto per "El Pais". Il suo titolo è "Gomorra, Italia" (1). Vargas Llosa riassume e loda il libro di Roberto Saviano, "Gomorra", dicendo di non condividerne un unico assunto, quello secondo il quale la camorra sia un fenomeno connaturato al capitalismo. Per lo scrittore peruviano, non è il capitalismo ad essere corrotto, bensì l'Italia ad essere in preda ad una crisi morale senza precedenti. Ferme restando le nefandezze del sistema economico dominante, credo che Vargas Llosa abbia colto un aspetto importante, quello della deriva del nostro paese.


Sulle colonne de "la Repubblica", lo stesso Saviano non è stato da meno ed ha firmato un lunghissimo e circostanziato atto d'accusa intitolato Lettera a Gomorra tra killer e omertà. Qui lo scrittore chiede se davvero si pensa che questo agire indisturbati dei camorristi (che Saviano definisce apertamente come dei "vigliacchi") non dipenda anche dall'assenza di una reazione forte dell'opinione pubblica, dal fatalismo con cui essa reagisce ad ogni nuovo spargimento di sangue voluto dai casalesi (2). Agendo in questo modo, mostrando una volta di più il suo straordinario coraggio, Saviano accetta anche il rischio di inimicarsi larga parte della sua gente. L'autore di "Gomorra" scuote le coscienze e non cerca consensi. Già qualcuno ha iniziato a criticarlo (3) e nessun intellettuale ne ha preso le difese. Ora Saviano, alzando i toni del suo condivisibilissimo sdegno, corre il rischio di rimanere solo, firmando così in modo definitivo la sua condanna a morte. Certe volte mi domando chi dia a questo ragazzo un simile coraggio, e non trovo mai una risposta. Gli faccio i miei complimenti, per quel che possono servire. Che le sue parole siano semi ed il mondo, finalmente, terra fertile.





PS: La reazione del Governo dinanzi all'eccidio è stata la solita. Manderanno 400 agenti. Il ministro dell'Interno, Maroni, non si degna di presentarsi a Caserta per dare un segnale forte contro la malavita. Il suo collega titolare della Difesa, La Russa, gli fa da degno compare silente (forse perché il suo compagno di partito, Mario Landolfi, è indagato per corruzione e truffa in un'indagine sui casalesi?). I due, oggi, erano a Venegono a provare un aereo da guerra AerMacchi. Una visita che i due ministri ritenevano evidentemente importante, molto più impellente di un gesto forte contro la malavita organizzata. Maroni e La Russa, infagottati in un paio di tute arancioni e con l'espressione di due ragazzini di seconda media in gita, non sembravano due ministri, parevano Totò e Peppino. Solo che questi ultimi, quando facevano gli idioti, recitavano.




NOTE:
(1): Cfr. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200809articoli/36684girata.asp
(2): Si veda http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/saviano-omerta/saviano-omerta.html
(3): Mi riferisco Emilio Fede, le cui frasi contro Saviano non meritano nemmeno di essere commentate tanto è il ribrezzo che suscitano. Chi volesse leggerle, può aprire questo link: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/09_Settembre/10/fede_saviano.shtml