2008.09.19 - Lettera_001


Caro Saverio,
anche io, come te, ho visto su Repubblica il servizio sulla ragazza che voleva farsi suora e che ora ha posato completamente nuda per un calendario (cfr. http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/letizia-set/1.html ).

Vorrei fare un appunto proprio sul sito del quotidiano romano. Nella colonna dedicata a foto racconto-speciali in cui hai trovato questa news ci sono sempre più spesso notizie "goderecce" (passami il termine): donne nude; sfilate di pornostar... non mancano mai.

Non perché io sia un puritano, lungi da me: chi mi conosce sa bene della mia malizia. Quello che mi da fastidio è che per attirare sul proprio sito, anche una testata così potente debba svendere corpi...

Fabio



Caro Fabio, così va il mondo. È insito nell’istinto umano l’essere curiosi. Purtroppo la curiosità, che in sé è un pregio, si tramuta in un insopportabile difetto nel momento in cui sfocia nel voyeurismo e nel pettegolezzo. Ci si aspetterebbe che i giornali (cartacei e on-line) siano più avanzati dell’uomo della strada, che non ne assecondino gli impulsi meno nobili, invece no. Non vorrei apparire retrogrado, ma a mio avviso ai mass-media spetta una funzione anche pedagogica, vale a dire quella di presentare al lettore fatti ed eventi realmente importanti. Invece non è così: la scusa dietro la quale i mass-media si trincerano è “noi diamo alla gente quel che la gente ci chiede”. Ciò, secondo il mio parere, è falso. Alla cosiddetta “gente” (termine orripilante poiché terribilmente destroide) viene dato in pasto ciò che vogliono gli inserzionisti pubblicitari. Più una notizia porta lettori, più è bene accetta. Va detto che chi investe in pubblicità non ha quasi mai bisogno di porre in essere atteggiamenti di tipo dittatoriale per “imporre” un certo registro ai mezzi di informazione. Questa mentalità mercantile della corsa all’audience (uso questo concetto televisivo per tutti i mass-media) ha talmente pervaso di sé gli organi preposti all’informazione che sono gli stessi direttori di testate e trasmissioni varie ad imporre questa cifra stilistica (per così dire…).

Credo vada considerato un aspetto. L’informazione che noi leggiamo su un giornale importante (o che vediamo in un Tg) riceve dal giornale/Tg medesimo un’aura di sacralità e diviene per noi automaticamente importante a prescindere dal tipo di notizia. Passami il termine, ma la cornice determina il valore del quadro, qualsiasi sia ciò che il quadro stesso raffigura. È un meccanismo che credo possa essere definito subliminale. Allo stesso modo (ed ovviamente), tutto quello che non rientra nel giornale/Tg, per noi diviene di importanza marginale. Poiché qualsiasi media ha uno spazio limitato (converrai con me che non si possono fare Tg di tre ore o quotidiani di 400 pagine), ne viene fuori che il fatto che Pamela Anderson si lamenti di non aver mai trovato sulla sua strada uomini “veri” sia più importante dello sciopero di un gruppo di lavoratori della Bonduelle. Questo non perché si valuti realmente il peso delle vicende (lo si afferma con tutto il rispetto per la protagonista di “Baywatch”), bensì perché “qualcuno” ha pensato che le dichiarazioni di Pamela Anderson potessero incuriosire molto di più di nove operai che non ritengono giusto un trasferimento di 900 km a loro sostanzialmente imposto dalla fabbrica in cui lavorano da anni. Questo “qualcuno” plasma così il nostro modo di pensare (a mio avviso, lo imbarbarisce). Non pensa alle conseguenze sociali e culturali della sua scelta, ma solo ai benefici in termini di audience (e quindi di incassi) possono derivare a lui ed al suo editore dalla scelta stessa. Il giornalismo, dunque, pare rinunciare a quelli che sono i suoi doveri in nome del dio-profitto.

Naturalmente, non vorrei sembrarti antipaticamente tetragono. Anche a me piace uno spazio di informazione leggera, lo svago intelligente e perfino la curiosità. E, per dirla con le tue parole, non credo di essere meno malizioso di te. Con questo intendo dirti che non sono contrario ad uno spazio di cronaca, ma solo che detesto la “cronachizzazione” di tutta l’informazione, l’elevazione di quest’ultima a mero spettacolo. La cronaca ha senso se riesce, in un’opportuna visione di insieme, a fornire una lettura ampia e puntuale della società in cui viviamo. Ma se essa è solo la ricerca del pettegolezzo o dello scandalistico (te lo ricordi lo straordinario Corrado Guzzanti che imitava Emilio Fede che chiedeva alle sue redattrici “C’è sangue? C’è sperma?”), non serve a nulla ed a nessuno. Aggiungi un’altra cosa: avrai senz’altro notato che le notizie forniteci dai giornali sono sempre più “uguali”. Specie per quanto concerne la cronaca e gli spettacoli, giornali e tv sembrano copiarsi tra loro e parlare delle stesse identiche cose. Questo perché troppo spesso i giornalisti non vanno più nemmeno a cercare le notizie (e quindi a commentare in modo critico gli eventi), ma aspettano che gliele portino belle e confezionate i vari uffici stampa. Per troppi di loro, fare questo mestiere si limita a realizzare un copia/incolla più o meno raffinato.

Non credo serva soffermarsi sul motivo per il quale si ricorra così tanto ai nudi femminili ed a notizie “pruriginose” per attrarre l’attenzione del lettore. La saggezza popolare è piena di maliziosissimi proverbi sul sesso e sulla sua capacità di catalizzare attorno a sé l’attenzione di tutti. Mi sento però di dover ribadire che la ricerca dell’audience svilisce in modo enorme il livello non solo della nostra informazione, ma anche della nostra coscienza sociale.






NOTE:
(1): Della vicenda hanno parlato solo pochissimi organi di informazione, tra cui “Carta”. Si vedano http://www.carta.org/campagne/migranti/14945 e http://www.carta.org/campagne/migranti/15003