2008.09.17 - Le vostre vite


È fallita Lehman Brothers, una delle più grandi banche d'affari statunitensi. Ho dei valori non propriamente in voga, lo ammetto, ma quando passo davanti ad una filiale bancaria mi viene sempre in mente Bertolt Brecht che domanda "Che cos'è l'effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca?".
Ogni volta dico tra me e me che il secondo crimine è assai più grosso del primo. Così, non nego che nel leggere di Lehman Brothers io abbia provato una qualche soddisfazione. Tuttavia, pensare che qualche migliaio di lavoratori è finito per strada a causa del crac ha spento ogni gioia. Pagano sempre i proletari, anche quando li si illude di essere uomini che si sono liberati dalle catene. Per di più, è doveroso non dimenticare l'assai curioso funzionamento della macchina economica: i lavoratori faticano per ricevere dagli imprenditori un salario e la prima cosa che fanno è prestare questo salario ad altri imprenditori affinché questi possano lucrare (e, per così dire, percepire un plusvalore sulla retribuzione dei lavoratori dopo aver percepito quello sul lavoro manuale/intellettuale) e diventare ancor più facoltosi. Se una banca crolla, dunque (per quanto Lehman Brothers sia una banca d'affari), chi ci rimette è comunque il lavoratore (che in questi casi viene nobilitato dall'assai ipocrita titolo di "investitore"), per cui c'è poco da stare allegri.

Il fallimento di Lehman Brothers e tutte le vicende ad esso simili (non ultima la correlata crisi del colosso assicurativo statunitense AIG) ci proiettano in un orizzonte di crisi economica mondiale. Ho già scritto in passato che non ho strumenti culturali atti a fornire una lettura esatta di quanto sta avvenendo, né posso formulare previsioni su quanto potrà accadere. Certo, tutti i castelli di carte che ho visto, prima o poi sono crollati. Ma io sono pessimista e brechtiano, per cui la mia opinione non va sopravvalutata.

Detto di Lehman Brothers, nosi può tacere lo sdegno dinanzi all'assassinio di Abdul Guiebre. Tutti sanno come si sono svolti i fatti. Il ragazzo ha rubato un Kinder e due pacchetti di Ringo: 5 Euro di merce. E' stato massacrato con una spranga di ferro. Chi ha letto "la Repubblica" di lunedì 15 settembre ha sicuramente visto le dichiarazioni della signora (si fa, ovviamente, per dire) Cristofoli, la quale ha detto "Sono razzista al 100%" ed altre cose sulle quali taccio per pudore verso le miserie umane (1). Poi, gli avvocati della famiglia Cristofoli molto probabilmente hanno invitato i loro assistiti (Fausto e Daniele, padre e figlio, i padroni del bar dove è avvenuta la vicenda) ed i loro familiari a rilasciare dichiarazioni meno squallide. I giudici non hanno contestato ai Cristofoli l'aggravante del razzismo. Questa prudenza, per certi versi ammirevole, serve a non esasperare gli animi e ad evitare che in città si inneschi un clima di guerriglia. Rimane il fatto, però, che essa non è condivisibile: gli insulti sul colore della pelle di Abdul e dei suoi amici sono state pronunciati, e non è un caso. Così come non è un caso che il giorno prima, all'annuale parata della Lega Nord a Venezia, Giancarlo Gentilini abbia detto: "Macché moschee, gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel deserto". Dal canto suo, Mario Borghezio ha aggiunto: "Non ci rompete più i coglioni con gli immigrati, vecchie facce di merda! Roma, sono cazzi tuoi, ti facciamo un culo così! E d' ora in poi i nostri schei col cazzo che li vedete! E poi finalmente turaccioli su per il culo dei giornalisti!" (2).

Saggezza popolare vuole che si raccoglie ciò che si semina, ed in Italia si semina intolleranza verso chi non è bianco, non è cattolico, e non è stanziale. Si parla a vanvera senza sapere che neri, musulmani e nomadi assai spesso sono italiani, e comunque, anche se non lo fossero, sono uomini e donne che hanno diritto alla dignità. Questi signori (mi riferisco ai leader della Lega Nord, ma anche ai loro compagni di coalizione) hanno ragione nel dire che l'Italia non è un paese sicuro. Sono loro ad averlo reso tale. Sono loro la causa dell'imbarbarimento dell'Italia, della sua involuzione a nazione barbara e gretta. E sono loro che non si rendono conto di una cosa enorme: non è la vita di ragazzi come Abdul Guiebre, italiano dalla pelle nera, a valere meno di un Kinder e dei biscotti. Al contrario, è la loro esistenza misera e triste a valere meno di 5 Euro. La loro e, spiace dirlo, quella di chi li vota.






NOTE:
(1): Si veda http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/15/casa-cristofoli-non-si-pente-eravamo-gia.html
(2): Da Alberto Statera, Il federalismo gentile, in "la Repubblica" del 15 settembre 2008, p.1.