2008.09.10 - Ho il diritto di pensare che siete ingenui

Secondo l'Ocse, il sistema dell'istruzione pubblica italiana fa sostanzialmente schifo (1). Con tutto il rispetto per l'Ocse, ce n'eravamo accorti da diverso tempo.

A onor del vero, se n'è accorto anche il Governo Berlusconi, che ha deciso di intervenire in modo marcato. Senza indugio, la ministra Mariastella Gelmini (coadiuvata da alcuni suoi colleghi quali Giulio Tremonti) ha deciso di smantellare quella parte di scuola che funziona meglio, vale a dire il quinquennio delle elementari. La base concettuale sta nel fatto che i bambini italiani si sentirebbero disorientati da troppe maestre. Per una certa parte d'Italia, quella culturalmente più gretta, la mamma e la pasta sono tutto. La realtà, però, è che i tagli sono stati dettati da motivi economici: non abbiamo un centesimo e dobbiamo smantellare lo Stato sociale in tutte le sue articolazioni (questo almeno per la destra). Non è un caso che Gelmini & C. abbiano messo mano anche all'Università, aprendo di fatto la possibilità di privatizzazione degli atenei (a questo serve la trasformazione in fondazioni delle Università) ed imponendo un blocco delle assunzioni. Nei prossimi anni, infatti, se dieci docenti universitari andranno in pensione, se ne potranno assumere non più di due. In questo modo, si pensa di fare il bene della collettività.

Lo Stato italiano non necessariamente spende poco, anzi. Il guaio, sovente, è che spende male. Ad esempio, ci salasseremo per consentire ai non propriamente coraggiosi capitalisti di comprarsi Alitalia con quattro baiocchi. A loro va la cosiddetta "good company" (le poste attive di bilancio, per intenderci), alla collettività spetta l'onere di sobbarcarsi i debiti. Ora, se la cosa fosse stata fatta in questo modo all'interno di un'Alitalia comunque di Stato, il tutto avrebbe avuto un senso (discutibile, ma lo avrebbe avuto). Invece noi dobbiamo pagare i debiti a Colaninno, Marcegaglia e Benetton, i quali hanno presentato un piano industriale assai meno ambizioso di quello che mesi fa fu esposto da Air France, ottenendo persino che Alitalia (la quale sarà una mini-compagnia interna) venga esentata dalla sorveglianza dell'anti-trust (ah, questi capitalisti che amano la concorrenza...). Non solo: con Alitalia salviamo (e sfido chiunque a dire il contrario) pure AirOne, una compagnia indebitatissima i cui aerei viaggiavano semivuoti. Carlo Toto, il grande capo di AirOne, è però amico di Silvio Berlusconi (ha un nipote deputato del PdL), di Raffaele Bonanni (leader della Cisl, abruzzese come lui) e finanzia vari partiti politici (Forza Italia, Pd ed, in misura minore, An). Solo che Toto ha avuto l'accortezza di rinnovare la flotta di AirOne (non avendo liquidità per pagare i nuovi aerei) e di portarla oggi in dote ad Alitalia. Ovviamente siete liberi di pensare che tutto questo sia casuale, ma a questo punto io ho il diritto di pensare che siete troppo ingenui.

Stiamo continuando a farci del male, mi pare.






NOTE:
(1) Si veda ad esempio http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_09/scuola_rapporto_ocse_33eb15f0-7e50-11dd-8ebb-00144f02aabc.shtml