2008.09.08 - Le due facce della moneta
Corrado Augias ha ragione. Riferendosi all’editoriale de “L’Osservatore romano” firmato da Lucetta Scaraffia, egli ha affermato che certi articoli non escono a caso, ma sono indice di una volontà di intervenire nell'agone politico (1).
L’intenzione era dunque quella di entrare nel dibattito relativo alla vicenda di Eluana Englaro, la giovane donna lombarda che nel 1992 ebbe un grave incidente stradale in seguito al quale entrò in stato vegetativo che dura ancora oggi. Nel dicembre del 2006 ed in seguito ho scritto vari articoli inerenti la vicenda di Piergiorgio Welby. La mia visione in merito al diritto all’eutanasia rimane quella e non mi ripeterò. Questa volta, però, c’è di mezzo una sentenza della Corte d’Appello Civile di Milano, che, nel luglio scorso, ha autorizzato la sospensione dei trattamenti che tengono in vita Eluana. La Regione Lombardia ha dichiarato che nelle sue strutture non sarà però data la possibilità di interrompere il trattamento.
Ci sono degli spazi di opposizione all’attuazione della sentenza dovuti ad uno sconfortante vuoto normativo in materia. Ciò consente alla Giunta Formigoni di comportarsi in questo modo e di non obbedire alla legge. “La vita è un dono di Dio e come tale va vissuta fino all’ultimo” pensano Formigoni e quelli che hanno una visione delle cose analoga alla sua. Arrogarsi il diritto di parlare in nome di Dio è un’attività presuntuosa e pericolosa. Chi lo fa, quasi sempre perde la misura delle cose, tanto è vero che impone ad una donna che da sedici anni vegeta (lo stato vegetativo è cosa ben più grave del coma) convinzioni antitetiche a quelle che la stessa donna aveva espresso quando era in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. E questo non in nome della legge, ma della religione, come se le convinzioni etiche debbano obbligatoriamente essere uguali per tutti e come se fossimo in una teocrazia.
A chi giovano sedici anni di non-vita imposta a forza ad una persona che non vuole quel tipo di esistenza? La vita è un dono (di Dio, della natura, del caso o non si sa di chi), ma ogni dono è tale solo nel momento in cui entra nel pieno possesso di chi lo riceve. Dietro ad ogni dono c’è l’idea che il ricevente sia una persona dotata di capacità intellettive autonome, la quale possa godere in piena autonomia del dono stesso. Altrimenti, non sarebbe un dono, bensì una concessione. Chi presume di parlare in nome di Dio considera il prossimo come un bambino: capriccioso ed incapace di ragionare, una persona cui viene concessa una sovranità minore, un uomo o una donna da tenere perennemente sotto tutela.
Se solo si avesse la grande umiltà di rispettare le opinioni altrui, oggi avremmo una legge che autorizza l’eutanasia e garantisce il diritto all’autodeterminazione. Invece regna una presunzione reazionaria e stantia che vuol deliberatamente impedire e negare un ampliamento dei diritti democratici di questo paese. È curioso pensare che queste stesse persone si battano per esportare la democrazia con le armi. Si sa che le monete hanno due facce. Di solito si dice che una faccia sia buona e l’altra cattiva. Forse sarà così, ma chi scrive è convinto che quando la moneta sia di bassa lega, ambedue le facce siano pessime.
NOTE:
(1): Non entro ulteriormente nel merito di quanto sostenuto da Scaraffia, se non per dire che sono completamente d’accordo con quanto scritto da Adriano Prosperi nel suo La tribuna dei neocon in “la Repubblica” del 4 settembre 2008.