2008.08.11 - Also sprach Roberto Castelli
La vita insegna che dei mediocri e degli stolti non si devono temere solo le parole, ma anche i silenzi. Questi ultimi, infatti, soltanto negli uomini intelligenti sono il presupposto del pensiero. Nel caso dei mediocri e degli stolti, purtroppo, il silenzio costituisce il preludio dell'immane cazzata che, presto o tardi, verrà sparata.
Lungi da me l'intenzione di far rientrare l'onorevole Roberto Castelli in una delle due summenzionate categorie. Castelli è un ingegnere, lo si ricordi bene, è uomo di carte sudate, di studi ampi e continuati, ed è stato un indimenticato ed indimenticabile ministro della Giustizia. Tuttavia sarei ipocrita se negassi di aver provato una profonda e sincera preoccupazione nel non vedere per diversi giorni né il suo nome né il suo volto sui giornali. Era palese che Castelli stesse percorrendo, seppur a modo suo, i profondi meandri della riflessione politica. Prima o poi, inevitabilmente, ne sarebbe uscito fuori qualcosa da iscrivere negli annali.
Non mi sbagliavo (con Castelli non si può sbagliare, d'altronde). Il 7 agosto, sul bolscevico "Corriere della sera" si poteva leggere che Castelli aveva ripreso la sua personale battaglia contro tutto ciò che noi (miserrimi e meschini non-ingegneri privi di logica) riteniamo scontato, se non lapalissiano. Stavolta Castelli se l'è presa con i dati inerenti i decessi sul lavoro nel nostro paese. Tutti sanno che si tratta di cifre spaventose delle quali il nostro paese farebbe bene a vergognarsi. Però, e gliene saremo per sempre grati, Castelli è arrivato dopo un lungo silenzio a, ungarettianamente parlando, illuminarci d'immenso. L'uomo che da ministro della Giustizia scese sotto Montecitorio a zompare gridando "Chi non salta un italiano è" (come si suol dire, "mens sana in corpore sano"), ha infatti detto che "le statistiche sulle morti sul lavoro che periodicamente ci vengono trasmesse sono fasulle" (1). Vivaddio, chi ce l'avrebbe potuto spiegare se non Castelli? Chi se non Castelli poteva avere certezze intellettuali e statistiche tanto forti da poter confutare dati che tutto il mondo da per certi e sicuri? Nessuno, diciamocelo chiaramente. Nessuno. Non si nasce Castelli a caso.
"Bisogna fare un'operazione verità", ha continuato Castelli con quel senso della misura che ne avvolge gesti e parole, "soltanto in Italia esiste il paradosso per il quale si contano come morti sul lavoro, al fine di poter dare benefici assicurativi da parte dell'Inail, anche le morti che avvengono per incidenti stradali capitati mentre si va al lavoro o mentre si torna a casa dopo il lavoro. [Questi decessi] evidentemente nulla hanno a che vedere con la sicurezza in fabbrica".
Castelli non morirà mai sul lavoro (per fortuna sua ed anche nostra, come potremmo fare a meno di lui?), e del resto lo stesso Castelli non fatica quando lavora. Non lo si dice con intenti ironici, ma con profonda convinzione ed anche, mi si perdoni la presunzione, con cognizione di causa. Immaginatevi Castelli che lavora alla ThyssenKrupp. Di fronte a cotanto sapere, l'acciaio si forgerebbe da solo. Pensate a Castelli in un cantiere: non avrebbe nemmeno bisogno di sporcarsi le mani con il cemento, basterebbe un suo sguardo ed i muri si tirerebbero su come d'incanto. O Castelli al call center: "Pronto, sono l'ingegner Roberto. In cosa posso esserle utile?". "Oh, ingegnere, ora funziona tutto! Grazie di esistere!". A Castelli basta il pensiero, e tutto è risolto.
Siamo noi i mediocri che ci alziamo alle 5,30, siamo noi gli inetti che torniamo a casa dopo otto-nove-dieci ore di lavoro e siamo stanchi, distrutti, piegati. E' colpa nostra se siamo malpagati. D'altronde, non essendo uomini di ingegno, a cosa potremmo aspirare? Uno stipendio gratificante è troppo per gli incapaci come noi. Se proprio lo vogliamo, è giusto che si facciano ore ed ore di straordinario. E se poi la macchina o il furgone che ci riporta a casa finisce in un burrone, non si dica che la colpa è del datore di lavoro che ci tratta come bestie senza alcun diritto se non quello di tacere per non essere licenziati. No, la colpa è nostra che non resistiamo ai ritmi dello sviluppo e che ci permettiamo di farci male (sovente anche in modo irreparabile), mandando così in deficit l'Inail.
Solo Castelli poteva capire queste cose. Menti limitate come le nostre mai ci sarebbero arrivate. Individui senza qualità come noi mai avrebbero potuto concepire una simile operazione verità. Ci scusi, Castelli, se siamo così limitati. Di noi mediocri e stolti non si devono temere solo le parole, ma anche i silenzi ed evidentemente, le azioni causate dalla stanchezza. Abbia pietà di noi poveri stronzi costretti a lavorare ed a morire di lavoro in questo inizio di XXI secolo. Perché gli stronzi siamo noi, mi pare evidente.
NOTE
(1): Cfr. http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/07/Morti_bianche_dati_falsi_Lite_co_9_080807082.shtml