2008.08.04 - Rinaldo in campo


“Rinaldo in campo" è stato forse il massimo successo tra le commedie musicali italiane. Venne rappresentato per la prima volta nel 1961, in occasione del primo centenario dell'Unità d'Italia e fu realizzato proprio per celebrare tale ricorrenza.
A scriverlo furono Garinei e Giovannini, mentre il protagonista assoluto della rappresentazione fu Domenico Modugno (coadiuvato da artisti straordinari quali Delia Scala, Paolo Panelli ed altri). "Rinaldo in campo" mi è tornato in mente leggendo i giornali. All'interno della commedia musicale, infatti, c'è una canzone che si adatta ad un evento di cronaca di cui parlerò tra breve. La canzone in questione è "Tre briganti tre somari" (1). "Rinaldo in campo" narra la storia di un brigante siciliano, Rinaldo Dragonera (interpretato da Modugno), il quale si batte a modo suo contro le ingiustizie sociali della sua terra. Dragonera non ruba per sé, ma per aiutare i bisognosi. Varie vicende lo porteranno ad imbattersi in una nobildonna, Angelica (Delia Scala), la quale ha in animo simpatie garibaldine. Sarà Angelica a convincere il bello e generoso Rinaldo ad unirsi alle camicie rosse di Garibaldi ed a liberare così la Sicilia dal dominio borbonico. L'opera (un piccolo capolavoro) ha ovviamente un tono edificante e nessun protagonista ha in sé caratteristiche negative, ma non è il giudizio critico che ci interessa in questa sede.

I tre somari e briganti che cantano il pezzo omonimo sono Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (che nella commedia interpretano rispettivamente Facciesantu e Prorunasu, due compagni di Dragonera). Tre persone che, nonostante i percorsi di vita non propriamente lineari e cristallini, hanno in sé sentimenti di giustizia ed altruismo. Tre persone che, malgrado si dedichino a furti, sapranno ravvedersi e che, per così dire, al momento opportuno sapranno stare dalla parte della ragione.

Se i tre briganti si incontrassero oggi non "sulla strada longa longa di Girgenti", ma a Novara, non avrebbero più la possibilità di ravvedersi. Il sindaco della città piemontese, Massimo Giordano (Lega Nord), ha infatti deciso di accodarsi a quell'incontestabile assunto warholiano secondo il quale nella società dello spettacolo un quarto d'ora di celebrità non viene negato a nessuno. Infatti, se tre o più persone decidessero di mettersi a parlare di notte in un giardino pubblico di Novara (addirittura senza sedersi su una panchina), possono incorrere in una multa che può arrivare a 500 € (2). La motivazione alla base della decisione del primo cittadino novarese è (serve dirlo?) la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini. Ora, poiché Novara non è il Bronx, tale decisione pare davvero eccessiva, se non insensata. Tuttavia, anche se Novara fosse il Bronx, l'ordinanza del sindaco Giordano sarebbe priva di logica. Il concetto di sicurezza è sbandierato ai quattro venti dalla destra ("ma anche", va da sé, dal Pd) ed è un tema su cui si può dibattere in eterno senza mai giungere a risultati concreti, dando per di più alla popolazione l'impressione di prodigarsi per una causa importante. Ha ragione Beppe Grillo nel dire che quella della paura è a tutti gli effetti un'industria, ed ancora di più ne ha Beppe Severgnini nel dire che siamo di fronte ad un'autentica "paranoia collettiva" (3). La paura è infatti un sentimento che si alimenta con estrema facilità, ed i telegiornali Mediaset sono la dimostrazione più lampante di questa misera istigazione al timore del prossimo e di ogni forma di socialità. Parlare sempre e solo di sicurezza significa nascondere l'impotenza (e/o l'inettitudine, fate voi) della classe politica nell'affrontare i veri problemi sul tappeto: questione ambientale, precarietà, stagflazione, solo per dirne alcuni. Si introducono normative assurde (quando non palesemente fascistoidi, come quella del sindaco di Novara) quando basterebbe applicare con intelligenza (e, perché no, con fermezza) le leggi esistenti per ridurre la piccola delinquenza ad elemento marginale del nostro vivere quotidiano. Agendo da sceriffo, però, Giordano si è garantito visibilità e consenso (il quarto d'ora di celebrità di cui si parlava prima), gli istinti più beceri dell'opinione pubblica sono stati assecondati e nessun problema è stato risolto. Ciò in futuro consentirà a chi soffia sul fuoco della paura di continuare nella sua opera di distruzione delle fondamenta del vivere civile.

Se Rinaldo Dragonera (che è un personaggio di finzione, ma che a chi scrive piace immaginare sia esistito per davvero) avesse saputo che diventare garibaldino avrebbe comportato dare il potere a certi amministratori, avrebbe senz'altro continuato a fare il brigante. Come dargli torto? Farsi depredare dei propri averi a persone come lui è molto più accettabile e sensato che dover pagare 500 € al Comune di Novara per essersi fermati a guardare le stelle in una notte d'estate.







NOTE
(1): Il testo e gli accordi della canzone sono reperibili qui: http://www.wikitesti.com/index.php?title=Tre_somari_e_tre_briganti . Su YouTube è disponibile anche un video della canzone (si veda http://www.youtube.com/watch?v=wrHD-lYpsu ).
(2): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_02/novara_sindaco_vieta_gruppi_41d68128-6040-11dd-94c1-00144f02aabc.shtml .
(3): Beppe Severgnini, Divieti, l'estate neo-proibizionista, in http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_04/estate_divieti_d29533b4-6200-11dd-bd3f-00144f02aabc.shtml .