2008.07.17 - Del berlusconismo
Notizie come questa che riporto sotto (presa da http://www.corriere.it/politica/08_luglio_17/carfagna_berlusconi_98a5ba92-53b0-11dd-a440-00144f02aabc.shtml ) sono manna dal cielo per gli osservatori acuti e caustici:
La difesa del ministro per le Pari opportunità
Il capo del governo: «Su me e Mara cose assurde»
La Carfagna ha santi principi, è una Maria Goretti
ROMA — «Ma vi sembra che io vado a dire certe cose proprio a Mara che è una persona di santi principi?». Silvio Berlusconi si è sfogato così, alla colazione di lavoro alla quale ha partecipato ieri con gli europarlamentari di Forza Italia.
Il leader del Pdl si è detto determinatissimo a intervenire con un pacchetto di misure sulla giustizia che comprendono una limitazione delle intercettazioni. Ha spiegato che «sono uscite delle cose assurde» e ha citato proprio Mara Carfagna, una delle protagoniste delle telefonate, almeno secondo le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi: paragonando il ministro per le Pari opportunità a Santa Maria Goretti.
Che dire di fronte a quest'ennesima uscita berlusconiana? L'accostamento della ministra Carfagna a Santa Maria Goretti pare fuori luogo, anche se non mancherà qualche maligno che noterà un'assonanza tra le due persone, vale a dire una certa tendenza ad inginocchiarsi, seppur per motivi decisamente diversi.
Eppure c'è qualcosa che non va. Quelle che per qualsiasi altro leader politico sarebbero uscite infelici (ve lo immaginate Fassino che parla della Carfagna?) per Silvio Berlusconi diventano elementi apportatori di consenso. Noi persone di sinistra lo critichiamo usando tutte le armi a nostra disposizione, ma lui vince le elezioni. Noi abbiamo ragione ma lui ha il consenso popolare. Le nostre osservazioni non lo scalfiscono, anzi, lo rendono ancor più simpatico a chi lo vota (e lo invidia). Lui lo sa benissimo, così come è perfettamente conscio che con queste uscite sposta l'attenzione dai reali problemi del paese: i mutui alle stelle, la precarietà, la crisi economica e quant'altro.
Berlusconi è indubbiamente un individuo antropologicamente estraneo alla democrazia, come ebbe modo di notare Marco Travaglio. Berlusconi è la società dello spettacolo, la realtà che assorbe e supera l'immaginazione, l'uomo che più o meno consapevolmente ha macinato Debord, Baudrillard ed Orwell negli elettrodomestici delle televendite condendo il tutto in salsa politica. Noi sinceri democratici progressisti non riusciamo a depotenziare questo pericolo per il paese, questa dittatura morbida in cui ci è concesso di dire quasi tutto, tanto le nostre critiche rimarranno elemento minoritario se non elitario. Il popolo (o la gente, per usare un terribile termine di destra) guarda solo la televisione, quindi noi semplicemente non esistiamo. Anzi, noi non siamo. Noi, qualunque cosa facciamo, non usciremo dalle catacombe del fare libresco e scrittorio, questo fare che la televisione ha reso obsoleto ed odioso.
Che fare, allora? Smettere di criticare? Chiudersi nel guscio e perdere la capacità di provare indignazione? Fare come Veltroni, cercare di diventare più realisti del re? No, non è questa la strada, almeno a mio avviso. Tacere significa aver perso per sempre. Al contrario si deve perseverare, insistere e testimoniare la propria avversione verso un modello politico-culturale deleterio. Ma occorre realismo. Occorre comprendere che il berlusconismo non si abbatte né in un giorno né in un anno. Le battaglie culturali hanno tempi lunghi, è bene ricordarlo sempre.
NOTE
(1): La notizia è confermata ed inserita in un contesto più ampio in http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/berlusconi-ue/berlusconi-sarkozy/berlusconi-sarkozy.html .
La difesa del ministro per le Pari opportunità
Il capo del governo: «Su me e Mara cose assurde»
La Carfagna ha santi principi, è una Maria Goretti
ROMA — «Ma vi sembra che io vado a dire certe cose proprio a Mara che è una persona di santi principi?». Silvio Berlusconi si è sfogato così, alla colazione di lavoro alla quale ha partecipato ieri con gli europarlamentari di Forza Italia.
Il leader del Pdl si è detto determinatissimo a intervenire con un pacchetto di misure sulla giustizia che comprendono una limitazione delle intercettazioni. Ha spiegato che «sono uscite delle cose assurde» e ha citato proprio Mara Carfagna, una delle protagoniste delle telefonate, almeno secondo le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi: paragonando il ministro per le Pari opportunità a Santa Maria Goretti.
Che dire di fronte a quest'ennesima uscita berlusconiana? L'accostamento della ministra Carfagna a Santa Maria Goretti pare fuori luogo, anche se non mancherà qualche maligno che noterà un'assonanza tra le due persone, vale a dire una certa tendenza ad inginocchiarsi, seppur per motivi decisamente diversi.
Eppure c'è qualcosa che non va. Quelle che per qualsiasi altro leader politico sarebbero uscite infelici (ve lo immaginate Fassino che parla della Carfagna?) per Silvio Berlusconi diventano elementi apportatori di consenso. Noi persone di sinistra lo critichiamo usando tutte le armi a nostra disposizione, ma lui vince le elezioni. Noi abbiamo ragione ma lui ha il consenso popolare. Le nostre osservazioni non lo scalfiscono, anzi, lo rendono ancor più simpatico a chi lo vota (e lo invidia). Lui lo sa benissimo, così come è perfettamente conscio che con queste uscite sposta l'attenzione dai reali problemi del paese: i mutui alle stelle, la precarietà, la crisi economica e quant'altro.
Berlusconi è indubbiamente un individuo antropologicamente estraneo alla democrazia, come ebbe modo di notare Marco Travaglio. Berlusconi è la società dello spettacolo, la realtà che assorbe e supera l'immaginazione, l'uomo che più o meno consapevolmente ha macinato Debord, Baudrillard ed Orwell negli elettrodomestici delle televendite condendo il tutto in salsa politica. Noi sinceri democratici progressisti non riusciamo a depotenziare questo pericolo per il paese, questa dittatura morbida in cui ci è concesso di dire quasi tutto, tanto le nostre critiche rimarranno elemento minoritario se non elitario. Il popolo (o la gente, per usare un terribile termine di destra) guarda solo la televisione, quindi noi semplicemente non esistiamo. Anzi, noi non siamo. Noi, qualunque cosa facciamo, non usciremo dalle catacombe del fare libresco e scrittorio, questo fare che la televisione ha reso obsoleto ed odioso.
Che fare, allora? Smettere di criticare? Chiudersi nel guscio e perdere la capacità di provare indignazione? Fare come Veltroni, cercare di diventare più realisti del re? No, non è questa la strada, almeno a mio avviso. Tacere significa aver perso per sempre. Al contrario si deve perseverare, insistere e testimoniare la propria avversione verso un modello politico-culturale deleterio. Ma occorre realismo. Occorre comprendere che il berlusconismo non si abbatte né in un giorno né in un anno. Le battaglie culturali hanno tempi lunghi, è bene ricordarlo sempre.
NOTE
(1): La notizia è confermata ed inserita in un contesto più ampio in http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/berlusconi-ue/berlusconi-sarkozy/berlusconi-sarkozy.html .