2008.07.16 - Quattro punti
Punto 1.
Probabilmente dal 2010 tutti i cittadini italiani dovranno fornire le proprie
impronte digitali per ottenere la carta d'identità.
Punto 2. Berlusconi ha promesso che a settembre metterà mano alla riforma della Magistratura. Pare lo abbia affermato sfoderando la mascella delle grandi occasioni ed aggiungendo che nessuno lo potrà fermare. Il Pd, in attesa di un emendamento che gli faccia cambiare idea, ha espresso contrarietà. Di Pietro ha invece detto che si tratta di un vero e proprio progetto criminale che attua i disegni della P2. Di Pietro non sa costruire i periodi ed ha un'idea piuttosto vaga della grammatica italiana, ma su molte cose (ed anche su questa) ha decisamente ragione. L'unica speranza di fermare il disegno berlusconiano è da riporre nella Lega (o in una non augurabile overdose di Viagra). Le camicie verdi, infatti, hanno frenato sulla riforma perché prima vogliono il federalismo fiscale. A questo siamo ridotti: sperare in Bossi e Calderoli.
Punto 3. Ieri, per volere di Massimo D'Alema, si è tenuto a Roma un incontro-dibattito tra esponenti di varie fondazioni. Tema: la deriva presidenzialista del paese e la necessità di una riforma elettorale di tipo tedesco. E' una delle prime volte in questi anni che uomini politici ed intellettuali si sono confrontati su temi così importanti e quindi non si può che salutare con soddisfazione l'evento. Tuttavia, all'interno del Pd sono volati gli stracci. D'Alema e Veltroni si sono punzecchiati con livore ed altrettanto hanno fatto i loro rispettivi sodali. Ciò testimonia, come detto sopra, che il Pd è pura realtà virtuale, un'organizzazione partitica che si tiene con lo sputo, in cui i membri non hanno uno straccio di progettualità comune. Il Pd è un cartello elettorale nato male e gestito peggio, e questo non è un bene per il panorama politico italiano. Chi scrive si chiede: se un qualsiasi partito politico nel suo complesso non riesce o non vuole organizzare simili simposi, a cosa serve? Solo a raccogliere voti?
Punto 4. Non c'entra niente con i tre punti precedenti, ma questo nulla toglie alla sua rilevanza. Sull'edizione on-line di "Le Monde" (1), Pierre Le Hir ci informa che, in seguito all'incidente avvenuto tra il sette e l'otto luglio presso la centrale nucleare francese di Tricastin, ben 74 kg di uranio sono finiti negli specchi d'acqua e nelle falde acquifere circostanti. Eppure l'incidente non pare sufficiente a giustificare l'alta concentrazione di uranio riscontrata nelle acque del circondario della centrale, tanto è vero che si è ipotizzato un ulteriore incidente in passato. Altre fonti ipotizzano problemi inerenti la presenza di un deposito sotterraneo di scorie radioattive militari presente a Tricastin fino al 1996. I giornali italiani a larga diffusione ("Corriere della sera", "la Repubblica" e "La Stampa") hanno sottovalutato, se non ignorato, la notizia dell'incidente. Evidentemente i nuclearisti di casa nostri devono dormire sonni tranquilli. Non sia mai che si scopra la pochezza intellettuale (quando non morale) delle loro argomentazioni (2).
NOTE
(1): Cfr. http://www.lemonde.fr/sciences-et-environnement/article/2008/07/16/de-l-uranium-militaire-incrimine-au-tricastin_1073789_3244.html
(2): L'Ansa ha diffuso la notizia alle 18,15 di oggi (cfr. http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_729060884.html ), dieci ore dopo che lo scrivente l'aveva letta sull'edizione on-line de "Le Monde". Complimenti per la celerità.