2008.07.06 - Fare e disfare
l ministro dell'Interno, Roberto Maroni, riscuote un consenso molto
elevato.
La sua proposta di schedare i bambini rom è stata accolta ovunque con
entusiasmo.
"Famiglia cristiana", ad esempio, ha definito l'idea di
Maroni "razzista ed indecente". A difendere Maroni è intervenuta una
parlamentare del PdL, tale Alessandra Mussolini, la cui storia familiare denota
una certa competenza in materia di discriminazioni. Non ci è tuttavia dato
sapere se Maroni abbia gradito o meno l'appoggio della suddetta signora.
L'Unicef, la Ue, il Prefetto di Roma, l'associazionismo e chi più ne ha più ne
metta hanno duramente criticato Maroni, il quale persevera nella sua volontà di
prendere le impronte digitali ai piccoli nomadi. Solo la Croce Rossa, che è
stata chiamata a collaborare con le forze dell'ordine nella schedatura, non si
oppone alla decisioni dell'esecutivo. A norma dello statuto della stessa Croce
Rossa, tale scelta appare quantomeno discutibile, ma va ricordato che in questi
ultimi anni l'associazione ha sempre brillato per un marcato berlusconismo
(tutti ricordano Maurizio Scelli).Non tira una bella aria nel paese. Renato Brunetta, anche lui promosso ministro, opera con la presunzione che tutto ciò che è pubblico sia presuntivamente improduttivo (ma sarebbe meglio dire "fannullone") e quindi vada smantellato. Dal canto suo, Angelino Alfano (colui che ufficialmente ricopre l'incarico di ministro della Giustizia) fa di tutto per impedire alla Magistratura di operare come dovrebbe (le cronache di questi giorni parlano fin troppo chiaro). Se a ciò si aggiungono le non propriamente pacate figure di Bossi e Calderoli, si può tranquillamente evincere che l'esecutivo in carica si sta muovendo per demolire l'apparato statale, quell'insieme di realtà (più o meno istituzionali) che svolgono la funzione di collante sociale, di garanzia per la tutela dei più deboli. Tutto questo avviene mentre si predica in maniera ossessiva che l'elemento primario che si vuole tutelare è la sicurezza.
In questo assalto all'arma bianca nei confronti di quel che rimane dell'Italia, Silvio Berlusconi fa e disfa, a seconda del consenso che gli deriva dalle sue scelte (non essere andato a Matrix l'altra sera, ad esempio, denota che il Presidente del Consiglio temeva che lamentarsi del presunto accanimento giudiziario verso di lui gli si sarebbe ritorto contro). Se il suo fare è lineare, il suo disfare, però, non è reale, ma solo formale. Detta più chiaramente, quando Berlusconi assume un'aria dialogante non lo fa per favorire il raggiungimento di una posizione comune con il suo interlocutore, ma solo per non dare all'opinione pubblica l'idea di agire unicamente per il proprio tornaconto. Questo modo di fare, però, non comporta un suo arretramento, ma prevede la continuazione del suo disegno politico con modi e toni più sottili. Forse noi uomini e donne di sinistra abbiamo annoiato nel parlare di un'emergenza democratica in corso (i risultati elettorali, d'altronde, ci danno torto) e probabilmente non abbiamo ancora sviluppato un modello alternativo che decreti la sconfitta politica di Berlusconi. Tuttavia, se, come si sussurra, il Presidente del Consiglio sceglie le sue ministre non per le loro capacità politiche ma in base a criteri assai meno nobili, e se anche per tutto questo si sta scatenando questa squallida bagarre contro le intercettazioni, significa che la credibilità di questo paese è compromessa, e non per colpa di chi si professa progressista.
Anche noi dobbiamo fare e disfare. Presto e bene. Non ne va solo del futuro della sinistra del paese, ma del futuro dell'Italia nella sua totalità. Disfare ciò che siamo stati finora e tessere una nuova tela, prima che sia troppo tardi e che gli interessi (economici e di alcova) di qualcuno riducano questa nazione sul baratro.
PS: Un'ulteriore riflessione. Quelli come noi si sono sempre chiesti se il privato sia o no politico, dandosi risposte di vario tipo. Io rientro tra quelli che ammettono di non saper definire la sfera privata in relazione alla politica. Tuttavia, in merito alle vicende di Silvio Berlusconi, se è vero che una ministra ha avuto questo ruolo in quanto amante (più o meno occasionale) dell'attuale Presidente del Consiglio, è altrettanto vero che non si può più parlare di semplice privato. Qualora le cose stessero realmente così, le intercettazioni telefoniche non comporterebbero una violazione della sfera strettamente individuale e non potrebbero nemmeno essere ritenute semplice gossip. Al contrario, sarebbe doveroso che il popolo venisse informato di quanto (eventualmente) accaduto.