2008.06.15 - Se otto ore vi sembran poche
Se otto ore vi
sembran poche
provate voi a lavorare
e sentirete la differenza
di lavorar e di comandar.
provate voi a lavorare
e sentirete la differenza
di lavorar e di comandar.
O Mario Scelba se non la smetti
di arrestare i lavoratori
noi ti faremo come al duce
in Piazza Loreto ti ammazzerem.
E noi faremo come
la Cina,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e griderem viva Mao Tse Tung.
E noi faremo come la Russia,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e grideremo viva Stalin.
E' stata una settimana ordinaria nel nostro paese. L'altro giorno in un incidente sul lavoro verificatosi a Mineo (Catania) sono morti sei operai. L'indomani in un cantiere edile ne sono morti altri due: un evento non eccezionale per l'Italia (poi, il fatto che i due muratori fossero egiziani consente ai mass media di dare ancora minor peso all'evento). La realtà è che sul lavoro in Italia si muore tutti i giorni e, per quanto concerne gli stranieri, in mezzo al Canale di Sicilia ne sono morti tredici anche la scorsa settimana. Cercavano pane e fortuna. Hanno trovato la morte e i titoli sui giornali, ma solo per un giorno. Poi non se ne è parlato più. I disperati hanno una caratteristica fondamentale: non fanno rumore quando si spengono, tolgono il disturbo in modo ancor silenzioso di come sono vissuti. Il rumore è una prerogativa dei ricchi, non ci avete mai fatto caso?
Dal canto suo, il Governo insiste sul tema della sicurezza in modo parossistico. È stata manifestata l'intenzione di equiparare le prostitute agli spacciatori (dal punto di vista della pericolosità sociale) e di voler considerare la prostituzione un reato. La caccia al nomade prosegue con identificazioni e schedature di massa che non possono non richiamare epoche tristi (1). Il Governo sembra intenzionato, sempre in nome della sacrosanta sicurezza, a mandare l'Esercito e l'Aeronautica in mezzo alle strade per svolgere funzioni di ordine pubblico. L'operazione risulta di difficile attuazione, ma, qualora riuscisse, torneremo in mezzo ad una sana atmosfera primi anni Quaranta. Speriamo che chi di dovere provveda a ristampare i manifesti con su scritto "Taci! Il nemico ti ascolta!" ed a rimettere in piedi una parvenza di Ovra, poi il quadro sarà completo. Resta in piedi però la meravigliosa incoerenza italiana, per cui il Governo si sta adoperando in ogni modo per vietare le intercettazioni a fini di indagine. Buona parte dei reati italiani vengono scoperti grazie a questo mezzo, per cui ci troveremo le divise verdi nei pub ma la Magistratura non sarà più in grado di fermare i delinquenti. Tuttavia non c'è da disperarsi. A mio avviso siamo in un'atmosfera che neanche Ionesco avrebbe saputo immaginare. Se riuscissimo ad inquadrare l'operato di Silvio Berlusconi da un punto di vista artistico, saremmo a cavallo. Ed evitiamo di tirare ancora fuori la P2, uomini di poca fede...
In questa sede non parlo delle vicende della clinica Santa Rita di Milano, in quanto mi riservo di scriverne prossimamente. Dico solo che la questione non può e non deve stupire. La sanità privata è anche questo. E' il libero mercato, bellezza. Ed il libero mercato, a mio avviso, è una forma di regolazione della vita misera e antiquata; qualcosa che non riesce e non riuscirà mai a conciliarsi con l'etica. La storia della clinica privata ambrosiana meraviglia solo le anime candide. A me pare molto normale. Anzi, mi stupirei di sapere che non accadano cose del genere. Per molti sarò prevenuto, ma i fatti non mi danno torto. Sono gli assuefatti che si stupiscono.
Ciò di cui vorrei parlare io, però, è altro. Non so quanti ci abbiano fatto caso, ma i Ministri del Lavoro dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo grazie (si fa per dire) al quale le 48 ore massime settimanali di lavoro saranno un ricordo del passato. Infatti, se il Parlamento Europeo tradurrà in legge tale decisione, in futuro le settimane lavorative degli europei potranno anche essere di 65 ore (2). Nel suo ultimo libro, intitolato Miseria dello sviluppo, Piero Bevilacqua ricorda che John Maynard Keynes (il quale visse tra il 1883 ed il 1946 senza mai farsi contagiare da furori rivoluzionari comunisti) sosteneva che l'uomo dovrebbe lavorare solo tre ore al giorno (3). Ciò serve a farci capire quanto siano poco avanzati gli orizzonti culturali della fase storica in cui viviamo. Chiederci di lavorare di più, in un'epoca in cui siamo saturi di beni ed in cui la produttività oraria ha raggiunto livelli mostruosi, altro non è che un abominio culturale, la triste avanzata del gambero stolto del liberismo. Le mondine, figura storica di un'Italia che non c'è più, fecero della lotta per la riduzione del loro orario di lavoro giornaliero ad otto ore una bandiera (come testimonia il loro storico canto riportato in apertura di questo scritto). I socialisti di inizio secolo chiedevano "otto ore per lavorare, otto ore per studiare ed otto ore per riposare", perché qualsiasi lavoro, anche il meno faticoso, se occupa la maggior parte del nostro tempo abbrutisce il corpo e la mente. Credo che ognuno di noi farebbe bene a soffermarsi sui valori che oggi ci vengono propinati come moderni. Alcuni di essi, infatti, a chi scrive sembrano invece quanto di più arretrato possa essere, il tentativo di ritornare ad una dimensione della vita in cui l'uomo è considerato la bestia alla quale assicurare il basto su cui caricare la merce. La storia del movimento operaio è la storia del conflitto contro il padronato, del tentativo di arrivare all'autodeterminazione di sé (soggettivamente e collettivamente) come essere umano dotato di diritti. Essa è la storia dell'emancipazione e del riscatto da un'epoca in cui si era considerati un mero fattore produttivo, né più né meno di una materia prima e/o di una macchina. Proporre la possibilità di estendere la settimana lavorativa a 65 ore significa voler cancellare questa storia e le garanzie sociali che si sono potute ottenere grazie ad essa.
Ho smesso di domandarmi a cosa pensi la classe politica che accetta in modo acritico il modello neo-liberista (mi riferisco alla destra in tutte le sue salse ed alla sedicente sinistra riformista che in Italia non si definisce più nemmeno sinistra e tanto vi basti). Ho smesso perché penso (magari sbagliandomi, io non sono certo infallibile) che essa sia interessata solo alla perpetuazione del proprio potere, e che veda nelle istanze popolari solo un inutile ostacolo al libero dispiegarsi delle "magnifiche sorti e progressive" dello sviluppo.
Fossi un demagogo qualunquista, direi che ciò avviene perché lavorano poco. Poiché invece sono un modesto quanto ostinato critico del modo di pensare imperante, dico che ciò avviene perché studiano poco.
PS: A proposito di politica ed Unione Europea, l'Irlanda con un referendum ha rifiutato la ratifica del Trattato di Lisbona. Pochi anni fa la Francia e l'Olanda avevano sonoramente bocciato la Costituzione Europea. Questo la dice lunga sull'accettazione popolare delle scelte politiche compiute a Bruxelles e Strasburgo. Del resto, se noi italiani fossimo stati chiamati a votare sulla Costituzione Europea, come ci saremmo espressi? Avremmo accettato una legge fondamentale progettata e discussa al riparo da noi? Poiché non ci è mai arrivata a casa una copia del progetto di Costituzione Europea, perché avremmo dovuto accettarla ed osannarla? Chi li conosce bene, sa che questi provvedimenti sono uno svuotamento del Welfare State dei singoli paesi, e questo spiega perché, se sottoposti a votazione popolare, essi cadono come un piccione impallinato dal piombo. Oggi Tommaso Padoa Schioppa ha detto che bisogna andare avanti e che è sbagliato sottoporre a referendum simili trattati (4). Non so che idea abbia della democrazia Tommaso Padoa Schioppa e se egli ritenga degno il popolo di votare solo per i sondaggi di opinione. So quale idea hanno gli elettori italiani di lui e per una volta sono contento di far parte di una maggioranza.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html
(2): Cfr. http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Giugno-2008/art39.html
(3): Piero Bevilacqua, Miseria dello sviluppo, Laterza, Roma-Bari 2008, pp.212-20.
(4): Cfr. http://www.corriere.it/economia/08_giugno_14/fubini_intervista_padoa_ec782290-39d4-11dd-9e9f-00144f02aabc.shtml
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e griderem viva Mao Tse Tung.
E noi faremo come la Russia,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e grideremo viva Stalin.
E' stata una settimana ordinaria nel nostro paese. L'altro giorno in un incidente sul lavoro verificatosi a Mineo (Catania) sono morti sei operai. L'indomani in un cantiere edile ne sono morti altri due: un evento non eccezionale per l'Italia (poi, il fatto che i due muratori fossero egiziani consente ai mass media di dare ancora minor peso all'evento). La realtà è che sul lavoro in Italia si muore tutti i giorni e, per quanto concerne gli stranieri, in mezzo al Canale di Sicilia ne sono morti tredici anche la scorsa settimana. Cercavano pane e fortuna. Hanno trovato la morte e i titoli sui giornali, ma solo per un giorno. Poi non se ne è parlato più. I disperati hanno una caratteristica fondamentale: non fanno rumore quando si spengono, tolgono il disturbo in modo ancor silenzioso di come sono vissuti. Il rumore è una prerogativa dei ricchi, non ci avete mai fatto caso?
Dal canto suo, il Governo insiste sul tema della sicurezza in modo parossistico. È stata manifestata l'intenzione di equiparare le prostitute agli spacciatori (dal punto di vista della pericolosità sociale) e di voler considerare la prostituzione un reato. La caccia al nomade prosegue con identificazioni e schedature di massa che non possono non richiamare epoche tristi (1). Il Governo sembra intenzionato, sempre in nome della sacrosanta sicurezza, a mandare l'Esercito e l'Aeronautica in mezzo alle strade per svolgere funzioni di ordine pubblico. L'operazione risulta di difficile attuazione, ma, qualora riuscisse, torneremo in mezzo ad una sana atmosfera primi anni Quaranta. Speriamo che chi di dovere provveda a ristampare i manifesti con su scritto "Taci! Il nemico ti ascolta!" ed a rimettere in piedi una parvenza di Ovra, poi il quadro sarà completo. Resta in piedi però la meravigliosa incoerenza italiana, per cui il Governo si sta adoperando in ogni modo per vietare le intercettazioni a fini di indagine. Buona parte dei reati italiani vengono scoperti grazie a questo mezzo, per cui ci troveremo le divise verdi nei pub ma la Magistratura non sarà più in grado di fermare i delinquenti. Tuttavia non c'è da disperarsi. A mio avviso siamo in un'atmosfera che neanche Ionesco avrebbe saputo immaginare. Se riuscissimo ad inquadrare l'operato di Silvio Berlusconi da un punto di vista artistico, saremmo a cavallo. Ed evitiamo di tirare ancora fuori la P2, uomini di poca fede...
In questa sede non parlo delle vicende della clinica Santa Rita di Milano, in quanto mi riservo di scriverne prossimamente. Dico solo che la questione non può e non deve stupire. La sanità privata è anche questo. E' il libero mercato, bellezza. Ed il libero mercato, a mio avviso, è una forma di regolazione della vita misera e antiquata; qualcosa che non riesce e non riuscirà mai a conciliarsi con l'etica. La storia della clinica privata ambrosiana meraviglia solo le anime candide. A me pare molto normale. Anzi, mi stupirei di sapere che non accadano cose del genere. Per molti sarò prevenuto, ma i fatti non mi danno torto. Sono gli assuefatti che si stupiscono.
Ciò di cui vorrei parlare io, però, è altro. Non so quanti ci abbiano fatto caso, ma i Ministri del Lavoro dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo grazie (si fa per dire) al quale le 48 ore massime settimanali di lavoro saranno un ricordo del passato. Infatti, se il Parlamento Europeo tradurrà in legge tale decisione, in futuro le settimane lavorative degli europei potranno anche essere di 65 ore (2). Nel suo ultimo libro, intitolato Miseria dello sviluppo, Piero Bevilacqua ricorda che John Maynard Keynes (il quale visse tra il 1883 ed il 1946 senza mai farsi contagiare da furori rivoluzionari comunisti) sosteneva che l'uomo dovrebbe lavorare solo tre ore al giorno (3). Ciò serve a farci capire quanto siano poco avanzati gli orizzonti culturali della fase storica in cui viviamo. Chiederci di lavorare di più, in un'epoca in cui siamo saturi di beni ed in cui la produttività oraria ha raggiunto livelli mostruosi, altro non è che un abominio culturale, la triste avanzata del gambero stolto del liberismo. Le mondine, figura storica di un'Italia che non c'è più, fecero della lotta per la riduzione del loro orario di lavoro giornaliero ad otto ore una bandiera (come testimonia il loro storico canto riportato in apertura di questo scritto). I socialisti di inizio secolo chiedevano "otto ore per lavorare, otto ore per studiare ed otto ore per riposare", perché qualsiasi lavoro, anche il meno faticoso, se occupa la maggior parte del nostro tempo abbrutisce il corpo e la mente. Credo che ognuno di noi farebbe bene a soffermarsi sui valori che oggi ci vengono propinati come moderni. Alcuni di essi, infatti, a chi scrive sembrano invece quanto di più arretrato possa essere, il tentativo di ritornare ad una dimensione della vita in cui l'uomo è considerato la bestia alla quale assicurare il basto su cui caricare la merce. La storia del movimento operaio è la storia del conflitto contro il padronato, del tentativo di arrivare all'autodeterminazione di sé (soggettivamente e collettivamente) come essere umano dotato di diritti. Essa è la storia dell'emancipazione e del riscatto da un'epoca in cui si era considerati un mero fattore produttivo, né più né meno di una materia prima e/o di una macchina. Proporre la possibilità di estendere la settimana lavorativa a 65 ore significa voler cancellare questa storia e le garanzie sociali che si sono potute ottenere grazie ad essa.
Ho smesso di domandarmi a cosa pensi la classe politica che accetta in modo acritico il modello neo-liberista (mi riferisco alla destra in tutte le sue salse ed alla sedicente sinistra riformista che in Italia non si definisce più nemmeno sinistra e tanto vi basti). Ho smesso perché penso (magari sbagliandomi, io non sono certo infallibile) che essa sia interessata solo alla perpetuazione del proprio potere, e che veda nelle istanze popolari solo un inutile ostacolo al libero dispiegarsi delle "magnifiche sorti e progressive" dello sviluppo.
Fossi un demagogo qualunquista, direi che ciò avviene perché lavorano poco. Poiché invece sono un modesto quanto ostinato critico del modo di pensare imperante, dico che ciò avviene perché studiano poco.
PS: A proposito di politica ed Unione Europea, l'Irlanda con un referendum ha rifiutato la ratifica del Trattato di Lisbona. Pochi anni fa la Francia e l'Olanda avevano sonoramente bocciato la Costituzione Europea. Questo la dice lunga sull'accettazione popolare delle scelte politiche compiute a Bruxelles e Strasburgo. Del resto, se noi italiani fossimo stati chiamati a votare sulla Costituzione Europea, come ci saremmo espressi? Avremmo accettato una legge fondamentale progettata e discussa al riparo da noi? Poiché non ci è mai arrivata a casa una copia del progetto di Costituzione Europea, perché avremmo dovuto accettarla ed osannarla? Chi li conosce bene, sa che questi provvedimenti sono uno svuotamento del Welfare State dei singoli paesi, e questo spiega perché, se sottoposti a votazione popolare, essi cadono come un piccione impallinato dal piombo. Oggi Tommaso Padoa Schioppa ha detto che bisogna andare avanti e che è sbagliato sottoporre a referendum simili trattati (4). Non so che idea abbia della democrazia Tommaso Padoa Schioppa e se egli ritenga degno il popolo di votare solo per i sondaggi di opinione. So quale idea hanno gli elettori italiani di lui e per una volta sono contento di far parte di una maggioranza.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html
(2): Cfr. http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Giugno-2008/art39.html
(3): Piero Bevilacqua, Miseria dello sviluppo, Laterza, Roma-Bari 2008, pp.212-20.
(4): Cfr. http://www.corriere.it/economia/08_giugno_14/fubini_intervista_padoa_ec782290-39d4-11dd-9e9f-00144f02aabc.shtml