2008.06.02 - 2008, fascisti
Roma sotto l'impero
dell'odio". Così è intitolato il servizio con cui il corrispondente a Roma
di "Libération", Eric Joszef, descrive l'attuale situazione italiana (1).
In relazione
ai fatti del Pigneto ed alle violenze dei neofascisti a "La
Sapienza", Joszef parla di febbre xenofoba e brutalità politica, notando
come il neo-sindaco della capitale, Gianni Alemanno, giochi alternativamente a
fare il pompiere ed il piromane. Se da un lato Alemanno (di cui si nota il non
propriamente democratico vezzo di portare una croce celtica al collo) si sforza
di condannare le violenze, dall'altro egli propone di intitolare una via della
capitale ad un uomo che assai difficilmente può essere considerato un padre
della patria: Giorgio Almirante (2). Per farlo, ha assicurato il Sindaco, si
cercherà il consenso della comunità ebraica capitolina. Anche il neo-Presidente della Camera, Gianfranco Fini, alterna dichiarazioni in cui prende le distanze dalle frasi antisemite di Almirante, per poi dire il pomeriggio dello stesso giorno che il capo storico del Msi è stato una delle figure cardine della politica novecentesca, un uomo votato alla pacificazione ed al dialogo, un leader che ha saputo fornire un apporto decisivo alla costruzione della democrazia (3).
Credo che le parole di Alemanno e di Fini meritino alcune riflessioni: innanzitutto, cosa è diventata An in questi anni? Essa ha saputo davvero recidere il legame che lo lega alla tradizione ed alla cultura fascista? A mio avviso, no. Un partito i cui esponenti rivendicano di continuo l'eredità di Almirante non credo possa essere ritenuto un partito dalla coscienza democratica molto sviluppata. A poco servono i viaggi a Gerusalemme ed i continui atti di vicinanza alla comunità ebraica italiana ed il filo-israelismo acritico del principale partito della destra italiana. In un suo libro, Sergio Luzzatto ha messo in guardia dalla continua opera di de-fascistizzazione del fascismo, di annacquamento delle atrocità politiche e sociali compiute da Mussolini e dai gerarchi di regime (4). Si tratta di un'operazione culturale tanto massiccia quanto culturalmente misera, portata avanti da stampa, politica e da sedicenti storici senza cultura né metodo scientifico. Secondo questa vulgata, il fascismo non sarebbe stato un regime perfido, ma qualcosa appena sopra le righe, dettato da contingenze storiche e comunque necessario alla crescita dell'Italia. Secondo questa opinione, Mussolini avrebbe compiuto una sola atrocità (le leggi razziali del 1938) ed un grave errore strategico, l'entrata in guerra a fianco di Hitler nel 1940. Senza questi due accadimenti, si sostiene in sostanza, sarebbe stato, per usare un'espressione ironica di Gianpasquale Santomassimo, di un "regime pacioccone" in quanto gli italiani, si sa, sono brava gente.
Evidentemente queste persone dimenticano i massacri e le devastazioni compiuti nei primi anni Venti ai danni delle associazioni operaie e contadine, dell'uccisione di Don Minzoni, Matteotti ed Amendola, delle leggi che sciolsero tutti i partiti politici (tranne il Pnf, ovviamente), dell'imprigionamento e della morte di Gramsci, dell'impresa di Etiopia e dei gas, dell'appoggio ai franchisti e dell'assassinio dei fratelli Rosselli, del carcere e del confino riservato agli oppositori. Tutto questo (e molto altro) accadde prima delle famigerate leggi razziali. Ridurre il fascismo al solo anti-semitismo è operazione di bassa lega, una falsificazione storica che non si può che definire vergognosa. Anche depurato delle squallide leggi del 1938, il regime mussoliniano rimane una pagina della storia italiana totalmente negativa, di cui nulla può essere salvato.
Fino a quando non sentirò parole simili pronunciate dagli esponenti di An, per me questo partito rimarrà, se non fascista, certo non anti-fascista, per cui estraneo alla democrazia. Fino a quando chi milita in questo partito non proverà vergogna del fascismo e di chi ha cercato di incarnarne i valori dagli anni Quaranta in poi, ogni congresso di Fiuggi sarà un inutile atto formale e non sostanziale. E fino a quando si cercherà di accreditare Giorgio Almirante come costruttore di democrazia e uomo degno dell'intitolazione di una via, il percorso da compiere sarà davvero molto.
Oggi è il 2 giugno, festa della Repubblica. La Repubblica nasce come antifascista, quindi, credo, anche come antialmirantiana. Più che intitolare vie ad Almirante, penserei ad intitolarne a chi è morto per mano dei fascisti. E se proprio non lo si vuol fare, almeno non ci si lamenti del fatto che chi guarda dall'estero continui a sostenere che in Italia sono tornati al potere quelli che pensano che si stava meglio quando si stava peggio.
NOTE
(1): Cfr. http://www.liberation.fr/actualite/monde/329142.FR.php
(2): Per un esempio illuminante, si veda http://www.corriere.it/politica/08_maggio_28/parole_almirante_df2e6142-2cc0-11dd-8f6e-00144f02aabc.shtml
(3): Cfr. http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/proposte-alemanno/condanna-fini/condanna-fini.html
(4): Si veda Sergio Luzzatto, La crisi dell'antifascismo, Einaudi, Torino 2004