2008.05.16 - Marco Travaglio



Stimo Marco Travaglio.
Non sempre condivido alcuni suoi argomenti (il suo essere contro l'indulto, per fare un esempio), ma lo ritengo un grande giornalista.
Uno che fa il proprio mestiere come Dio comanda. Un giornalista non deve mai essere accomodante, deve incalzare, deve argomentare e documentarsi, deve chiedere conto al potere politico delle scelte e dei comportamenti. Da questo punto di vista, in Italia siamo abituati molto male. La maggior parte degli operatori dell'informazione del nostro paese ha un'insana propensione allo zerbinismo: domandine preparate ed innocue, incensamento al potente ed amplificazione acritica delle posizioni del politico di riferimento sono la regola per la maggioranza di chi ci informa. Per quanto concerne i giornalisti televisivi credo che ciò possa essere almeno in parte spiegato con il fatto che quasi sempre essi sono espressione di un partito (ah, maledetta lottizzazione). Per quanto concerne quelli della carta stampata non reputo estraneo il fatto che gli editori in questo paese hanno praticamente tutti qualche mestiere più importante ed usano i giornali come mezzo per agevolare i loro affari: da ciò deriva il fatto che il potere non va disturbato ma blandito. Chi comanda va trattato con riguardo. Non è un caso che in Italia Bruno Vespa sia un modello di riferimento...

In questo panorama, Travaglio rappresenta un'anomalia. Lui e quelli come lui non arriveranno mai a dirigere un giornale o un tg. Potranno al massimo ritagliarsi qualche spazio, e con una certa difficoltà. Non riepilogo in questa sede quanto accaduto da Fabio Fazio e la mortificazione cui è stato costretto quest'ultimo (leggere quella lettera di scuse credo sia stata un'umiliazione non da poco). Mi chiedo cosa abbia fatto di male Travaglio. Ha semplicemente ricordato che Renato Schifani ha frequentato persone che poi sono state condannate per reati di mafia ed ha fatto una battuta forte (ma nulla in confronto della copertina che un settimanale francese ha recentemente dedicato a Sarkozy, sulla quale era scritto "Putain... 4 ans!"). Chiederne la cacciata dalla tv di Stato mi pare ridicolo.

Sarebbe giusto che Renato Schifani, il quale presiede il Senato e non il Circolo del golf di Taormina, affermasse pubblicamente quali sono stati suoi rapporti con questi signori. Nessuno vuole il suo sangue, ma tutti vogliamo che le istituzioni siano qualcosa di estremamente trasparente.

Quello che più mi ha addolorato non sono state le critiche del centro-destra a Travaglio. Il centro-destra italiano non mi stupisce più. Il Partito Democratico, invece, mi stupisce sempre. Leggere le critiche di Fassino e Finocchiaro a Travaglio denota veramente come il fronte progressista italiano sia caduto in basso.

E che dire di Giuseppe D'Avanzo? Bravo giornalista de "la Repubblica", un professionista di rara capacità e preparazione. In un suo articolo (cfr.
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/fatti-verita/fatti-verita.html ), prima ha accusato Travaglio di essere andato in vacanza spesato da mafiosi. Travaglio ha immediatamente smentito la circostanza. Quello che mi interessa evidenziare è il modo in cui Giuseppe D'Avanzo ha chiuso il suo articolo: "Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?
Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un'"agenzia del risentimento" potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che "la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso" . Basta dare per scontato il "fatto", che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca. Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal "metodo Travaglio". Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque"
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Se noi applicassimo il metodo D'Avanzo, dovremmo dire che lui ed il suo collega e compagno di inchieste Carlo Bonini sono da sempre "sospettati" di avere delle fonti all'interno dei servizi segreti. Da un punto di vista etico-professionale, poco male. Ogni giornalista si serve delle fonti che reputa più opportune, l'importante è che scriva cose serie, documentate e non calunniose. Ma, sempre applicando il metodo D'Avanzo, non potremmo non ricordare che i servizi segreti non fanno mai niente a caso (meno che mai far filtrare notizie). A voler essere appena appena maligni, potremmo domandarci se qualcuno non ha intenzione di addomesticare l'informazione in Italia. Naturalmente, mai sospetteremmo D'Avanzo di prestarsi ad un gioco sporco contro un collega. Ma magari, per amor di scoop, potrebbe essere incappato in un episodio disdicevole.

Personalmente credo che D'Avanzo abbia perso una bella occasione per usare toni diversi.