2007.06.03 - Titoli di coda



Una settimana fa il centro-sinistra è andato incontro a un’autentica disfatta elettorale.
Il responso delle amministrative mi sembra parli chiaro.
Il cartello progressista è maggioranza (per di più non schiacciante) solo nelle sue zone di radicamento tradizionale, mentre altrove (al Nord come al Sud) la destra non vince: domina. Andando ad analizzare il numero dei voti è emerso un aspetto che per alcuni può essere una sorpresa ma che, almeno per me, è una conferma. Dal punto di vista del numero dei consensi, Berlusconi ed i suoi alleati non hanno avuto significativi incrementi. Sono i progressisti ad essere rimasti soli, a subire un crollo verticale dettato dal fatto che una significativa parte dell’elettorato di sinistra si è astenuta o non è andata a votare. Insomma, il popolo progressista ha bocciato il suo governo e c’è da capirlo. Io continuo a non comprendere perché un giovane precario dovrebbe avere ancora fiducia in un esecutivo che ha promesso il “superamento” (sic) della famigerata Legge Biagi (una delle norme più squallide dell’Italia repubblicana) e che invece ora finge di non ricordare i suoi impegni con gli elettori. Perché i vicentini che non vogliono l’ampliamento del Dal Molin dovrebbero dare fiducia a Prodi (ed oggi infatti a Trento lo hanno vivacemente contestato)? Perché le decine di migliaia di italiani che vivono in case di fortuna e non vedono il Governo varare un piano-casa degno di questo nome dovrebbero votare ancora il centro-sinistra? E la lista potrebbe continuare: si pensi alle coppie di fatto, ai ricercatori universitari, ai pensionati…


Prodi l’altro giorno ha detto a “la Repubblica” che i suoi referenti sono la Ue e l’Fmi. Egli cioè non disegna la sua politica in base alle istanze popolari, ma in base alle richieste di enti sovra-nazionali. Ora è chiaro che nessuno può pensare di prescindere da Bruxelles, però un Presidente del Consiglio dovrebbe saper conciliare quanto chiesto dalle istituzioni sopra accennate (le quali peraltro non brillano certo di spirito solidaristico) con i bisogni di un popolo, quello italiano, che presenta delle sacche di disagio e povertà ogni giorno più larghe. Ne va – e non lo dico per scherzo – della sovranità dello Stato. Quello di Prodi (e Padoa Schioppa, un uomo che per il solo fatto di non essere stato eletto a mio avviso non ha il diritto morale di guidare un Ministero) è tecnicismo di piccola taglia. È un conservatorismo destroide di una miopia talpesca che non può non avvilire qualsiasi militante di sinistra. Quest’ultimo, infatti, se avesse voluto un governo di destra avrebbe votato Berlusconi. Sarebbe doveroso che chi oggi governa l’Italia lo ricordasse, non foss’altro che per una questione di rispetto. Già, il rispetto: merce rara, oggi…

Giampaolo Calchi Novati scriveva ieri su “il manifesto” che la sinistra radicale dovrebbe iniziare a pensare ad un’uscita programmata dal Governo al fine di non perdere la propria credibilità. Confesso che, ad una prima lettura, la tesi di Calchi Novati mi ha lasciato un po’ perplesso, poi ho pensato che la sua posizione intellettuale non sia campata in aria. L’unico modo per evitare un bagno di sangue elettorale tra un anno e ricostituirsi su basi nuove (federative?) è quello di lasciare questo esecutivo a sé stesso, di farlo supportare da chi ad esso è più affine (Casini) o di far sì che esso sia sostituito da un governo istituzionale (Marini?) che traghetti il paese a nuove elezioni.

C’è un momento in cui tutto finisce, nei sentimenti come nella politica ed in qualsiasi ambito della nostra vita. Bisogna riconoscerlo senza essere ipocriti.

Per Prodi (che peraltro paga anche colpe non sue, come la mancanza di una maggioranza al Senato) questo momento è arrivato.

Fossimo al cinema, starebbero per partire i titoli di coda.