2007.05.08 - A noi e a loro



La Francia ha il suo nuovo Presidente della Repubblica. È Nicolas Sarkozy, ex ministro degli Interni e di sangue ungherese. Al secondo turno Sarkozy ha battuto in maniera piuttosto facile la candidata socialista Segolene Royal.
Naturalmente sul confronto tra i due (cui al primo turno si era aggiunto anche il centrista Francois Bayrou che è parso per alcuni momenti poter arrivare al ballottaggio) si è scritto di tutto e di più e non sarò certo io a poter pensare di aggiungere dati di assoluta novità. Ciò detto, però, non ci si può esimere dal chiedersi come mai Sarkozy abbia vinto in modo così netto. Il nuovo Presidente viene dallo stesso partito di Jacques Chirac, eppure tra i due vi è una diversità politica e culturale tanto evidente da risultare stridente. Se il primo risulta affine allo storico conservatorismo francese di stampo gollista, il secondo pare invece portatore di una visione del mondo molto attuale (ciò vale come constatazione ma non come complimento): liberista, molto filo-atlantista, insofferente alla dialettica parlamentare, duramente “law and order” e con venature non indifferenti di populismo. Tutte cose più o meno marcatamente estranee a quell’idea di Francia che abbiamo noi.



Probabilmente, se Sarkozy vince è perché il modello di integrazione francese funziona peggio di quanto non si creda (o, quantomeno, è percepito come inefficace e portatore di insicurezza sociale da una parte rilevante della popolazione) o forse perché un po’ di anti-politica inizia a farsi strada anche a Parigi. O magari l’orizzonte medio del cittadino vede sempre di meno i conflitti interclassisti e giudica sempre più importanti quelli interetnici, per cui la dialettica sociale si sta spostando su un terreno in cui non può che risultare egemone una destra come quella sarkozyana, sempre pronta ad indicare con piglio decisionista e virilista il colpevole nell’altro, nel diverso: lo straniero o il francese non puro (elemento curioso e triste per uno come Sarkozy il quale, come detto, è un migrante). Se poi a tutto questo si aggiunge che la principale avversaria del neo-eletto Presidente – ci si riferisce ovviamente a Segolene Royal – è parsa di una pochezza politica a tratti irritante (ma, in generale, tutta la sinistra transalpina ha mostrato segni di debolezza allarmante) il cerchio può considerarsi chiuso.

Le periferie francesi (quelle in cui a detta del nuovo inquilino dell’Eliseo si annida la feccia che rovina la Francia) hanno accolto con sassaiole e scontri l’ascesa all’Eliseo di Sarkozy. Lo stesso Sarkozy è attualmente in vacanza al largo di Malta su uno yacht prestatogli da un suo amico che di professione fa lo speculatore finanziario e questa pare una mossa incauta per un uomo che, dato il suo ruolo, dovrebbe frequentare persone con interessi meno immanenti e profani.

Il tempo ci dirà che Presidente sarà Sarkozy. Oggi Berlusconi, tenendo un comizio a Monza, ha affondato le mani nell’assai capiente cesto della sua modestia e parlando in terza persona ha detto: “Sarkozy ha visto Berlusconi come modello. Le sue idee sono le mie”. I francesi, anche quelli moderati, hanno sempre guardato con una punta di disprezzo politico il leader di Forza Italia, affermando che un simile virus anti-democratico non potesse attecchire da loro. Gli auguriamo di poter continuare a farlo, ma – nonostante il successore di Chirac non sia il proprietario di un impero economico in mostruoso conflitto con il suo ruolo istituzionale – non si può non nutrire qualche dubbio a tal proposito.

In bocca al lupo a noi e a loro. A volte, pare, ritornano.