2007.03.23 - Quello che si merita


L’altro giorno l’assessore allo Sport ed alle Politiche giovanili della Regione Lombardia, Pier Gianni Prosperini (AN), ha rilasciato un’intervista in cui, tra uno sfoggio di sobrietà ed uno di understatement, una citazione di Kant e una di Kierkegaard, ha affermato: “[Per il drogato] ci vuole il modello Singapore: lo stendi sulla panchetta e ten, ten dieci nerbate”.
Non contento, ha spostato il suo ponderato interesse intellettuale verso gli omosessuali: “I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Con quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora”.

Prosperini non è nuovo a queste uscite dialoganti e moderate verso omosessuali, migranti, tossicodipendenti e quant’altro. Lo faceva già anni fa quando militava in quel circolo di Lord che è la Lega Nord e coerentemente continua a farlo oggi che – non ci è dato sapere per quale motivo – è approdato nelle file di quell’altro ritrovo di gandhiani che è AN.

Gianfranco Fini, che di AN è presidente, si è ben guardato dall’espellere dal suo partito il dolce Prosperini. Gli ha detto di vergognarsi e di dimettersi con quel tono pilatesco che caratterizza il suo modus agendi politico. Ciò vuol dire che gli ha mosso un rimprovero in pubblico per fare bella figura, ma non ha tolto la tessera a Prosperini in quanto questo porta voti ed occupa una poltrona e non sia mai che si perdano gli uni e l’altra (ah, la destra “rispettabile”…).

Per completare la sceneggiata, l’indomani Prosperini ha chiesto scusa. Ciò è naturalmente bastato all’anzidetto presidente del circolo di gandhiani e anche al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che forse gandhiano non sarà ma è un cattolico di bocca buona e ha il perdono facile. Prosperini ha detto che le sue parole erano deliberatamente esagerate e quindi non letteralmente interpretabili; che egli a volte cade nella foga verbale che lo porta ad esprimersi per paradossi ed iperboli; che egli, però, è uomo dai comportamenti assolutamente miti.

Certi che Prosperini non porterà mai la spranga in Consiglio Regionale per ridurre i suoi oppositori a più miti propositi, e sicuri che le politiche da lui varate a favore dei giovani lombardi saranno all’insegna del dialogo e della tolleranza, noi tuttavia auguriamo al loquace assessore una cosa. Che in ogni casa, in ogni città, in ogni nazione in cui lui deciderà di abitare, tutti i suoi vicini siano gay. Ma gay convinti, gioiosi, felici ed orgogliosi. Gente piena di amore, di affetto per il proprio partner, uomo o donna che sia. Visto che Prosperini, al di là di qualche debolezza, è uomo dichiaratamente mite, siamo sicuri che tutto questo riempirà la sua esistenza di beatitudine e commozione.

Qualora invece – ma l’ipotesi è impossibile a verificarsi data la sincerità dell’uomo – Prosperini odiasse davvero gli omosessuali e fosse convinto che per loro ci vorrebbe la garrota, l’esponente di AN condurrebbe un’esistenza accecato dalla rabbia e dall’invidia, alternando nelle sue colorite espressioni paradossi ed iperboli (forse più le seconde che i primi).

Sarebbe una brutta vita?

Non lo so, forse.

So solo che sarebbe quello che si merita.