2007.02.24 – Banalità



Credo che nessuna delle persone che hanno il buon cuore di leggere le banalità che scrivo in questo sito si sia granché preoccupata quando l’altro giorno Romano Prodi ha presentato le dimissioni.
Oramai tutti siamo avvezzi alle bizzarrie della classe politica nazionale per cui non fa più un particolare effetto se giovedì Prodi saluta tutti e se ne va (segno evidente che o a Prodi non va più bene la sua maggioranza o alla maggioranza non va più bene Prodi o tutte e due le cose assieme); se sabato tutti i partiti del centro sinistra chiedono il ritorno del professore bolognese con lo stesso tono supplichevole con il quale chiederebbero il ritorno dell’energia elettrica dopo un black out di 96 ore; se sempre sabato lo stesso Prodi dichiari che senza il suo centro-sinistra non può vivere.

Se non ci sono più le mezze stagioni perché dovrebbe esserci la coerenza?

La realtà è che non si è trattato di una crisi di governo. Si è trattato di un colpo di forza dello stesso Prodi. In difficoltà di fronte ad una sinistra radicale che non gli chiedeva certo la luna, ma solo il semplice rispetto del programma elettorale, il nostro Prodi ha detto “Me ne vado. Anzi, faccio finta di andarmene per ridurla a più miti propositi”. Evidentemente, il paese non vuole essere ancora maturo per un governo che ascolti prima le istanze popolari, poi quelle dei ceti abbienti, poi quelle statunitensi ed infine quelle del Vaticano. Anche Prodi ha le sue priorità che sono evidentemente in ordine opposto rispetto a quello soprastante e che, in ogni caso (lo si dice con la palese intenzione di non fargli un complimento) non paiono più avanzate di quelle che aveva Amintore Fanfani nella prima metà del 1974. Stupisce semmai che partiti i quali si dicono di sinistra possano appoggiare un governo così privo di una visione realmente innovatrice della società.

Cerchiamo di fare un breve riepilogo. In Italia non è possibile:
fare leggi per la fecondazione assistita;
fare leggi per il riconoscimento delle unioni civili sia etero che omosessuali;
fare leggi che consentano ai giovani di avere un lavoro certo ed a tempo determinato;
fare una finanziaria che ridistribuisca realmente i redditi e colpisca i privilegi;
non far realizzare la Tav, un progetto ferroviario oltre che inutile e dall’impatto ambientale devastante, pericolosissimo per la salute pubblica poiché prevede che si buchi una montagna piena di amianto;
non far realizzare il raddoppio di una base militare statunitense nonostante gran parte della popolazione della città che accoglie la base stessa sia fortemente contraria a questa ipotesi (e si ricorda che in Italia è ancora vigente una Costituzione il cui articolo 11 ripudia la guerra);
questo e molto altro.
Se tutto questo non lo si può fare, perché dovremmo governare? Perché io, cittadino di sinistra, in campagna elettorale vedo i leader sedicenti progressisti pronunciare parole piene di sdegno riformatore e poi, quando mi ritrovo gli stessi leader sulle comode poltrone ministeriali, li vedo iniziare a dire “Sì, ma…”, “Tuttavia…”, “Bisogna considerare che…”, “Occorre cautela…” e così via? Perché questa costante presa in giro degli elettori, considerati come bestie da riproduzione, tori da monta il cui sperma va preso ad ogni consultazione elettorale per poter continuare in questa misera politica gattopardesca, tori che poi vanno ignorati per tutto il periodo intercorrente tra una votazione e l’altra?
Non mi affannerò a cercare risposte. Non le avrò. O meglio, già le ho ma non posso esprimerle pubblicamente perché, maledizione, mi è stata insegnata la buona educazione. Dico solo che è ora di farla finita con la tiritera dell’anti-berlusconismo. Si deve governare per meriti propri, non perché dall’altra parte c’è il peggio del peggio.
Ho visto i dodici punti che Prodi ha imposto ai partiti della sua coalizione per poter tornare a guidare l’esecutivo (apro una parentesi per dire che pare verrà imbarcato Marco Follini che era rimasto solo come un celebre naufrago di un racconto di Gabriel Garcia Marquez. Non possiamo non esprimere la nostra umana soddisfazione per l’acquisto di questa mente illuminata della politica, questo gigante del pensiero, questo Luigi XIV dei tempi moderni, l’uomo che senza il minimo timore di essere smentito può affermare “L’Italia di Mezzo c’est moi”, non fosse altro perché non ha elettori ed ha la sede sul suo lato del letto matrimoniale. Pare che dall’altro lato si continui a votare Udc…). Copio i punti da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/22/punti.shtml

1. Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero.
2. Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione.
3. Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile.
4. Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori.
5. Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni.
6. Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza».
7. Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica).
8. Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali.
9. Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido.
10. Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate.
11. Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo.
12. In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto.

Come si vede, si getteranno i Dico nel cestino per fare un favore al Vaticano, si farà la Tav per farne un altro a Confindustria (ne riparleranno i nostri figli tra quarant’anni quando l’incidenza del mesotelioma della pleura raggiungerà picchi oggi imprevisti), idem per i rigassificatori, si guerreggerà ogni volta che Washington lo chiederà (e quindi si farà anche la super-base di Vicenza), si farà perfino assumere un ruolo a Silvio Sircana (in Italia non si nega niente a nessuno…). Il punto 12 mi pare poi davvero indicativo: “se ci sono problemi, decido io e solo io”. Ecco, questo mostrare i muscoli, questo cesarismo d’accatto di Romano Prodi, mi pare davvero indicativo di una concezione della democrazia molto ma molto ristretta. Capisco che egli ha una maggioranza assai eterogenea e che è doveroso che ogni componente di questa stessa maggioranza debba limitare le sue (nobili o meno) richieste programmatiche, ma il concetto di padre-padrone non appartiene alla sinistra. Appartiene semmai al populismo berlusconiano, e noi abbiamo votato Prodi proprio perché in ogni suo comportamento politico si ponesse in un’ottica diametralmente opposta a quella del leader di Forza Italia.

Il festival è salvo
Sanremo, sbloccati i compensi

Il ministro Nicolais firma la circolare che elimina il tetto dei compensi. Niente più limite di 272 mila euro

ROMA- Il Festival di Sanremo è salvo. Il ministro per le riforme, Luigi Nicolais, ha firmato oggi la circolare che elimina il tetto ai compensi per le star della Rai, previsto dall'ultima finanziaria. Niente più limite di 272 mila euro, quindi, per i presentatori Pippo Baudo e Michelle Hunziker.

L'eventuale applicazione del tetto previsto dalla finanziaria - è scritto nella circolare firmata dal ministro Nicolais - «altererebbe il normale esplicarsi del confronto aziendale ponendo la società a prevalente partecipazione pubblica in una situazione di svantaggio alterando significativamente le regole del mercato della concorrenza».
L'allarme compensi era stato lanciato qualche giorno fa dall'Unità, che in prima pagina aveva sollevato il problema del tetto posto dalla Finanziaria alle retribuzioni dei dirigenti pubblici esterni e dei consulenti di ministeri e società pubbliche non quotate, come è di fatto la Rai. Retribuzioni che, secondo la manovra, non possono essere superiori a quella del primo presidente della Corte di Cassazione, cioè circa 272 mila euro annui.

Il punto chiave è diventata
l'applicazione della norma, che rischiava di abbattersi come una tegola sui compensi di Pippo Baudo e Michelle Hunziker - i cui contratti al momento non sono stati ancora firmati - e quindi sulla stessa realizzazione del festival, a pochi giorni dal via. Dopo riunioni tecniche di consulenti al Ministero dell'Economia, due giorni fa la questione è arrivata alla Funzione Pubblica. Il ministro Luigi Nicolais ha iniziato così a lavorare alla circolare, firmata oggi, che riconosce che dal tetto ai compensi va esclusa la Rai, che deve misurarsi sul mercato con le regole della concorrenza.

Sempre ieri, invece, “il manifesto” riportava questa notizia.
Dottori di ricerca: meno 17 euro
f. s.
Le lussuose borse di dottorato (834 euro mese) hanno subito una limata al ribasso (oggi valutate a 817 euro mese) in virtù di aggiustamenti nella gestione separata dell'Inps, varati con la finanziaria 2007. Non ci dilunghiamo nello spiegare i particolari, che peraltro riguardano tutte le categorie (non certo di abbienti) che hanno la previdenza in gestione separata. Muoviamo piuttosto un po' di sdegno, non certo di matrice economica, d'altra parte fra miseria e miseria meno uno poca è la differenza, quanto di natura di principio. La demagogia del momento (allora) e le pagine del programma elettorale annunciavano inversioni di tendenza epocali nella gestione da terzo mondo della ricerca in Italia. Passate le elezioni, la politica si dimentica delle parole pronunciate dal premier a reti unificate, salvo poi puntualmente ricordarsi di allungare una mano nei portafogli dei ricercatori futuri per sgraffignare 17 euro. Tradendo così tanto le promesse che la buona volontà di chi, con salari al disotto (oltre che della sussistenza) di almeno un terzo rispetto alla media europea, cerca di dare un senso ad una professione che dovrebbe essere invece incentivata ... secondo programma.
Vale la pena raccontare un aneddoto. Qualche mese fa nella mia università un alto dirigente della Banca d'Italia è arrivato, in pieno Fazio gate, a sciorinare di fronte ad un uditorio di professori, ricercatori e dottorandi le ricette della banca per la competitività. Ebbene, a parte il triste monologo sulla moderazione salariale, venendo alle politiche di assunzione della Banca d'Italia, ha candidamente ammesso che i ricercatori, loro, li prendono dalle università americane.
Viva la sincerità. Una proposta: aboliamo i dottorati, trasformiamo le università in licei avanzati di preparazione ai PhD americani, ed investiamo i soldi delle borse di dottorato per organizzare viaggi studio nelle università Usa.

Chi scrive, purtroppo, è un Dottorando (che prende qualcosa di meno di 817 Euro al mese). Peraltro, uno di quelli fortunati, perché almeno la metà dei miei colleghi quella borsa di studio non la prende per niente: le Università italiane, la cosa è notoria, non hanno fondi, ma pare che di ciò non si interessi nessuno. Sono molto contento di sapere che lo Stato verserà oltre 272.000 Euro a Michelle Hunziker per una settimana scarsa di lavoro e che il ministro Luigi Nicolais abbia sentito il dovere morale di muoversi celermente ed in prima persona per consentire che ciò avvenga. Non ho notato altrettanta celerità da parte di Fabio Mussi (che pure parla sempre molto) per i 17 Euro mensili (in meno) dei dottorandi, misura che evidentemente Tommaso Padoa Schioppa ha ritenuto necessario attuare per consentire alle casse statali di elargire qualche milione di Euro alle industrie al fine di ridurre il tanto odiato cuneo fiscale.  Mussi parla sempre molto, gli manca qualcosa quando si tratta di razzolare.
E dire che la sinistra fa della cultura il punto di forza del suo programma.
Date retta a me, chiudetele le Università, tanto non rendono nulla. E chiudete anche i licei, le scuole dell’obbligo, le materne ed anche gli asili nido. Se ne gioveranno le casse statali ed avremo delle memorabili edizioni del Festival di Sanremo.
Dice: stai facendo della demagogia. Risposta: no, sto dalla parte di chi ha meno, la demagogia la lascio a Tremonti.
Un’ultima cosa: io alle prossime elezioni voto Turigliatto. E spero pure che si voti presto.