2007.02.24 – Banalità
Credo che nessuna delle
persone che hanno il buon cuore di leggere le banalità che scrivo in questo
sito si sia granché preoccupata quando l’altro giorno Romano Prodi ha
presentato le dimissioni.
Se non ci sono più
le mezze stagioni perché dovrebbe esserci la coerenza?
La realtà è che non
si è trattato di una crisi di governo. Si è trattato di un colpo di forza dello
stesso Prodi. In difficoltà di fronte ad una sinistra radicale che non gli
chiedeva certo la luna, ma solo il semplice rispetto del programma elettorale,
il nostro Prodi ha detto “Me ne vado. Anzi, faccio finta di andarmene per
ridurla a più miti propositi”. Evidentemente, il paese non vuole essere ancora
maturo per un governo che ascolti prima le istanze popolari, poi quelle dei
ceti abbienti, poi quelle statunitensi ed infine quelle del Vaticano. Anche
Prodi ha le sue priorità che sono evidentemente in ordine opposto rispetto a
quello soprastante e che, in ogni caso (lo si dice con la palese intenzione di
non fargli un complimento) non paiono più avanzate di quelle che aveva Amintore
Fanfani nella prima metà del 1974. Stupisce semmai che partiti i quali si
dicono di sinistra possano appoggiare un governo così privo di una visione
realmente innovatrice della società.
Cerchiamo di fare
un breve riepilogo. In Italia non è possibile:
fare leggi per la
fecondazione assistita;
fare leggi per il
riconoscimento delle unioni civili sia etero che omosessuali;
fare leggi che
consentano ai giovani di avere un lavoro certo ed a tempo determinato;
fare una
finanziaria che ridistribuisca realmente i redditi e colpisca i privilegi;
non far realizzare
la Tav, un progetto ferroviario oltre che inutile e dall’impatto ambientale
devastante, pericolosissimo per la salute pubblica poiché prevede che si buchi
una montagna piena di amianto;
non far realizzare
il raddoppio di una base militare statunitense nonostante gran parte della
popolazione della città che accoglie la base stessa sia fortemente contraria a
questa ipotesi (e si ricorda che in Italia è ancora vigente una Costituzione il
cui articolo 11 ripudia la guerra);
questo e molto
altro.
Se tutto questo non
lo si può fare, perché dovremmo governare? Perché io, cittadino di sinistra, in
campagna elettorale vedo i leader sedicenti progressisti pronunciare parole
piene di sdegno riformatore e poi, quando mi ritrovo gli stessi leader sulle
comode poltrone ministeriali, li vedo iniziare a dire “Sì, ma…”, “Tuttavia…”,
“Bisogna considerare che…”, “Occorre cautela…” e così via? Perché questa
costante presa in giro degli elettori, considerati come bestie da riproduzione,
tori da monta il cui sperma va preso ad ogni consultazione elettorale per poter
continuare in questa misera politica gattopardesca, tori che poi vanno ignorati
per tutto il periodo intercorrente tra una votazione e l’altra?
Non mi affannerò a
cercare risposte. Non le avrò. O meglio, già le ho ma non posso esprimerle
pubblicamente perché, maledizione, mi è stata insegnata la buona educazione.
Dico solo che è ora di farla finita con la tiritera dell’anti-berlusconismo. Si
deve governare per meriti propri, non perché dall’altra parte c’è il peggio del
peggio.
Ho visto i dodici
punti che Prodi ha imposto ai partiti della sua coalizione per poter tornare a
guidare l’esecutivo (apro una parentesi per dire che pare verrà imbarcato Marco
Follini che era rimasto solo come un celebre naufrago di un racconto di Gabriel
Garcia Marquez. Non possiamo non esprimere la nostra umana soddisfazione per
l’acquisto di questa mente illuminata della politica, questo gigante del
pensiero, questo Luigi XIV dei tempi moderni, l’uomo che senza il minimo timore
di essere smentito può affermare “L’Italia di Mezzo c’est moi”, non fosse altro
perché non ha elettori ed ha la sede sul suo lato del letto matrimoniale. Pare
che dall’altro lato si continui a votare Udc…). Copio i punti da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/22/punti.shtml
1.
Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle
iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri
impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e
all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella
missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la
valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero.
2.
Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione.
3.
Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi
europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile.
4.
Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti
rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori.
5.
Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino
consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni.
6.
Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire
dalla sicurezza».
7.
Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e
della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della
politica).
8.
Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità
finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a
reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione
della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali.
9.
Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione
universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento
significativo degli asili nido.
10.
Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e
parlamentari, secondo le modalità già concordate.
11.
Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla
comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo.
12.
In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di
governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in
maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto.
Come si vede, si
getteranno i Dico nel cestino per fare un favore al Vaticano, si farà la Tav
per farne un altro a Confindustria (ne riparleranno i nostri figli tra
quarant’anni quando l’incidenza del mesotelioma della pleura raggiungerà picchi
oggi imprevisti), idem per i rigassificatori, si guerreggerà ogni volta che Washington
lo chiederà (e quindi si farà anche la super-base di Vicenza), si farà perfino
assumere un ruolo a Silvio Sircana (in Italia non si nega niente a nessuno…).
Il punto 12 mi pare poi davvero indicativo: “se ci sono problemi, decido io e
solo io”. Ecco, questo mostrare i muscoli, questo cesarismo d’accatto di Romano
Prodi, mi pare davvero indicativo di una concezione della democrazia molto ma
molto ristretta. Capisco che egli ha una maggioranza assai eterogenea e che è
doveroso che ogni componente di questa stessa maggioranza debba limitare le sue
(nobili o meno) richieste programmatiche, ma il concetto di padre-padrone non
appartiene alla sinistra. Appartiene semmai al populismo berlusconiano, e noi
abbiamo votato Prodi proprio perché in ogni suo comportamento politico si
ponesse in un’ottica diametralmente opposta a quella del leader di Forza
Italia.
Infine, il punto 2.
Leggevo ieri questa notizia su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/02_Febbraio/22/sanremo.shtml
Il
festival è salvo
Sanremo, sbloccati i compensi
Il ministro Nicolais firma la circolare che elimina il tetto dei compensi. Niente più limite di 272 mila euro
Sanremo, sbloccati i compensi
Il ministro Nicolais firma la circolare che elimina il tetto dei compensi. Niente più limite di 272 mila euro
ROMA- Il Festival di Sanremo è salvo. Il ministro per le riforme, Luigi Nicolais, ha firmato oggi la circolare che elimina il tetto ai compensi per le star della Rai, previsto dall'ultima finanziaria. Niente più limite di 272 mila euro, quindi, per i presentatori Pippo Baudo e Michelle Hunziker.
L'eventuale applicazione del tetto previsto dalla finanziaria - è scritto nella circolare firmata dal ministro Nicolais - «altererebbe il normale esplicarsi del confronto aziendale ponendo la società a prevalente partecipazione pubblica in una situazione di svantaggio alterando significativamente le regole del mercato della concorrenza».
L'allarme
compensi era stato lanciato qualche giorno fa dall'Unità, che in prima pagina
aveva sollevato il problema del tetto posto dalla Finanziaria alle retribuzioni
dei dirigenti pubblici esterni e dei consulenti di ministeri e società
pubbliche non quotate, come è di fatto la Rai. Retribuzioni che, secondo la
manovra, non possono essere superiori a quella del primo presidente della Corte
di Cassazione, cioè circa 272 mila euro annui.
Il punto chiave è diventata l'applicazione della norma, che rischiava di abbattersi come una tegola sui compensi di Pippo Baudo e Michelle Hunziker - i cui contratti al momento non sono stati ancora firmati - e quindi sulla stessa realizzazione del festival, a pochi giorni dal via. Dopo riunioni tecniche di consulenti al Ministero dell'Economia, due giorni fa la questione è arrivata alla Funzione Pubblica. Il ministro Luigi Nicolais ha iniziato così a lavorare alla circolare, firmata oggi, che riconosce che dal tetto ai compensi va esclusa la Rai, che deve misurarsi sul mercato con le regole della concorrenza.
Il punto chiave è diventata l'applicazione della norma, che rischiava di abbattersi come una tegola sui compensi di Pippo Baudo e Michelle Hunziker - i cui contratti al momento non sono stati ancora firmati - e quindi sulla stessa realizzazione del festival, a pochi giorni dal via. Dopo riunioni tecniche di consulenti al Ministero dell'Economia, due giorni fa la questione è arrivata alla Funzione Pubblica. Il ministro Luigi Nicolais ha iniziato così a lavorare alla circolare, firmata oggi, che riconosce che dal tetto ai compensi va esclusa la Rai, che deve misurarsi sul mercato con le regole della concorrenza.
Sempre ieri,
invece, “il manifesto” riportava questa notizia.
Dottori
di ricerca: meno 17 euro
f. s.
Le lussuose
borse di dottorato (834 euro mese) hanno subito una limata al ribasso (oggi
valutate a 817 euro mese) in virtù di aggiustamenti nella gestione separata
dell'Inps, varati con la finanziaria 2007. Non ci dilunghiamo nello spiegare i
particolari, che peraltro riguardano tutte le categorie (non certo di abbienti)
che hanno la previdenza in gestione separata. Muoviamo piuttosto un po' di
sdegno, non certo di matrice economica, d'altra parte fra miseria e miseria
meno uno poca è la differenza, quanto di natura di principio. La demagogia del
momento (allora) e le pagine del programma elettorale annunciavano inversioni
di tendenza epocali nella gestione da terzo mondo della ricerca in Italia.
Passate le elezioni, la politica si dimentica delle parole pronunciate dal
premier a reti unificate, salvo poi puntualmente ricordarsi di allungare una
mano nei portafogli dei ricercatori futuri per sgraffignare 17 euro. Tradendo
così tanto le promesse che la buona volontà di chi, con salari al disotto
(oltre che della sussistenza) di almeno un terzo rispetto alla media europea,
cerca di dare un senso ad una professione che dovrebbe essere invece
incentivata ... secondo programma.
Vale
la pena raccontare un aneddoto. Qualche mese fa nella mia università un alto
dirigente della Banca d'Italia è arrivato, in pieno Fazio gate, a sciorinare di
fronte ad un uditorio di professori, ricercatori e dottorandi le ricette della
banca per la competitività. Ebbene, a parte il triste monologo sulla
moderazione salariale, venendo alle politiche di assunzione della Banca
d'Italia, ha candidamente ammesso che i ricercatori, loro, li prendono dalle
università americane.
Viva
la sincerità. Una proposta: aboliamo i dottorati, trasformiamo le università in
licei avanzati di preparazione ai PhD americani, ed investiamo i soldi delle
borse di dottorato per organizzare viaggi studio nelle università Usa.
Chi scrive,
purtroppo, è un Dottorando (che prende qualcosa di meno di 817 Euro al mese).
Peraltro, uno di quelli fortunati, perché almeno la metà dei miei colleghi
quella borsa di studio non la prende per niente: le Università italiane, la
cosa è notoria, non hanno fondi, ma pare che di ciò non si interessi nessuno.
Sono molto contento di sapere che lo Stato verserà oltre 272.000 Euro a
Michelle Hunziker per una settimana scarsa di lavoro e che il ministro Luigi
Nicolais abbia sentito il dovere morale di muoversi celermente ed in prima
persona per consentire che ciò avvenga. Non ho notato altrettanta celerità da
parte di Fabio Mussi (che pure parla sempre molto) per i 17 Euro mensili (in
meno) dei dottorandi, misura che evidentemente Tommaso Padoa Schioppa ha
ritenuto necessario attuare per consentire alle casse statali di elargire
qualche milione di Euro alle industrie al fine di ridurre il tanto odiato cuneo
fiscale. Mussi parla sempre molto, gli manca qualcosa quando si
tratta di razzolare.
E dire che la
sinistra fa della cultura il punto di forza del suo programma.
Date retta a me,
chiudetele le Università, tanto non rendono nulla. E chiudete anche i licei, le
scuole dell’obbligo, le materne ed anche gli asili nido. Se ne gioveranno le
casse statali ed avremo delle memorabili edizioni del Festival di Sanremo.
Dice: stai facendo
della demagogia. Risposta: no, sto dalla parte di chi ha meno, la demagogia la
lascio a Tremonti.
Un’ultima cosa: io
alle prossime elezioni voto Turigliatto. E spero pure che si voti presto.