2007.01.31 - Catrica qua, Catricalà



Il nostro è un paese che, francamente, non annoia. Domenica scorsa, il professor Antonio Catricalà era ospite da Lucia Annunziata, su Rai Tre.
Non so perché (in realtà, non è vero, lo so, ma è tutta una costruzione retorica), però la televisione è il luogo dove qualsiasi carica istituzionale prende ed annuncia le decisioni importanti. I luoghi preposti (dal Parlamento in giù) non servono a nulla, sono simulacri del tempo che fu. La tale legge la si discute “chez Vespa”, tra un rivolo di sangue di Cogne e una coscia (foss’anche un po’ cellulitica) di Valeria Marini; la riforma elettorale, per fare un’ulteriore esempio, la si fa a casa mia, davanti ad una bella crostata.

Per cui, il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (che, peraltro, è uomo preparato e non intellettualmente sprovveduto) non ha ritenuto opportuno diramare un comunicato o comunque informare l’esecutivo attraverso canali istituzionali. No, per sostenere che il disegno di legge Gentiloni sulla regolamentazione del sistema radiotelevisivo non è, per così dire, legislativamente corretto in quanto limiterebbe il fatturato degli editori radio-tv, ha ritenuto opportuno andare in tv.

La presa di posizione, va da sé, è grossa, tv o non tv che sia. Un ministro delinea una norma anti-trust (per la verità, piuttosto soft) ed il Presidente dell’Anti-trust gliela boccia perché è troppo anti-trust. E’ un po’ come se io andassi a pesca con una rete a strascico, un militare volesse giustamente multarmi ed il giudice mi dicesse che non solo è sacrosanto che io peschi con la rete a strascico ma che sarebbe anche giusto se io pescassi con le mine. A voler essere cattivi (quindi, per dirla alla Andreotti, per voler essere quasi sicuri di azzeccarci) si ricorda che Catricalà è stato investito di questo prestigioso incarico nel 2005, quando al governo c’era Silvio Berlusconi. Catricalà (che, lo ricordo ancora, è uomo capace e colto) deve essere persona dotata di riconoscenza per avere così a cuore le sorti dell’impero berlusconiano. Ciò ce lo rende simpatico (gli ingrati e gli immemori ci sono stati sempre assai sgraditi), con un piccolo dettaglio che forse non andrebbe trascurato: che chi riveste un incarico pubblico dovrebbe essere grato solo allo Stato.

Catricalà, con affetto: se lo ricordi o si dimetta.        



PS: Oggi, lo sapete, è successo il patatrac. Veronica Lario ha scritto a “la Repubblica” dicendo di sentirsi offesa perché il marito ha fatto il galletto con Aida Yespica ed altre intellettuali del suo livello. Così ho capito che io non farò mai il giornalista, perché avrei risposto alla signora Veronica: “Signora, oggettivamente non ce ne può importare di meno del menage matrimoniale tra lei e suo marito. C’è gente che vive con 800 € al mese ed ha pure l’affitto da pagare, lo sa? Se lei ritiene scorretto il comportamento del suo consorte, io posso essere d’accordo e solidale con lei, ma: a) se la veda con lui, credo che almeno il suo numero di cellulare ce l’abbia; b) esistono ottimi avvocati divorzisti; c) scusi l’estrema franchezza, ma lei è una donna ancora molto piacente, si trovi un compagno più affidabile, magari meno ricco ma meno gradasso, e non si pentirà di nulla”. E avrei chiuso il discorso. Ma io sono un uomo superato dagli eventi, doppiato dall’informazione spettacolo, ri-doppiato dalla società dello spettacolo. Ezio Mauro ha messo in piedi uno scoop inaudito di cui si parlerà per anni. Io, invece, l'avrei bruciato. Gianni Riotta ha aperto il suo Tg1 dando il massimo risalto all’evento e dilungandosi sulla contro-lettera di Silvio alla sua signora (evidentemente, in quest’epoca di comunicazioni ultra-rapide la famiglia Berlusconi è l’unica in Italia del tutto sprovvista di cellulari, e-mail, Adsl e via discorrendo. Ricordatevene quando sarà Natale, potrete fare a questi signori dei regali graditissimi e utili). A me la cosa ha messo molta tristezza. Se è vera, è mortificante per l’intelligenza umana vedere che, nel 2007, una coppia di coniugi debba litigare a mezzo stampa. Se è falsa, è l’ennesima spettacolarizzazione che Berlusconi fa della sua persona (amante irresistibile ma anche uomo che sa tenere a bada la sua furente Penelope brianzola) per essere al centro dell’attenzione mediatica. In ogni caso, è tutto spazio sottratto alle questioni serie.