2006.12.19 - Malati_001



La situazione è disperata, ma non è seria. Ennio Flaiano avrebbe fotografato il tutto così e non sarebbe stato possibile dargli torto.
Già tutti ci siamo dimenticati di Mario Scaramella, agente segreto o sedicente tale, uomo che in un paese normale sarebbe stato ignorato (se non rinnegato) anche dai parenti più prossimi e che invece da noi è riuscito perfino ad essere consulente della Commissione Parlamentare Mitrokhin. Giustamente, si dirà, in un paese che non istituisce Commissioni Parlamentari sulle morti professionali, sulla mafia, sulla ex compagnia telefonica statale che in pochi anni ha accumulato oltre 40 miliardi di Euro di debito, sulla corruzione del suo sistema capitalistico (vi dicono più niente i nomi di Tanzi e di Fiorani?) e su altri aspetti non propriamente onorevoli della vita socio-economica italiana, e che invece trova il tempo ed il modo di indagare con estrema ciarlataneria sui finanziamenti elargiti da Mosca al PCI 30-40 anni fa, vuoi che non ci possa essere spazio per individui come il napoletano Mario Scaramella? In una nazione così, ci deve per forza essere spazio per Scaramella e per gli individui come lui, come il senatore (ovviamente di Forza Italia) Paolo Guzzanti, presidente della precedentemente nominata Commissione Mitrokhin ed al contempo fervente sostenitore dell’ascesa di Scaramella al ruolo di consigliere della Commissione medesima. Infatti, chi se non l’ineffabile Guzzanti avrebbe potuto dar credito alle affermazioni di Scaramella secondo le quali il KGB avrebbe avuto tra i suoi informatori in Italia (anzi, come reclutatore) Alfonso Pecoraro Scanio? Ora, tutti noi abbiamo umana simpatia per il leader dei Verdi, un uomo gentile e per nulla altezzoso, sempre sorridente e disponibile, talmente tanto accondiscendente che gli stessi ecologisti non sanno cosa farsene per le loro battaglie. Ciò detto, chi può credere, se non persone alle quali fa forte difetto la logica, che Pecoraro Scanio possa essere il reclutatore italiano del KGB? Dando credito a questa tesi non solo si calunnierebbe l’attuale ministro dell’Ambiente ma si farebbe torto allo stesso servizio segreto russo, il quale mai cadrebbe tanto in basso da doversi affidare a Pecoraro Scanio per i compiti di reclutamento in Italia. La verità è che non solo Guzzanti credeva (e crede) alle informazioni del suo amico Scaramella, ma era egli stesso a commissionargli i lavori. Come dice il “Corriere della Sera”(1) – quel pericolosissimo giornale di ultra-marxisti benedetti da Leonid Breznev – Paolo Guzzanti chiedeva via telefono a Scaramella di indagare su Prodi, Bassolino e sul già citato Pecoraro Scanio al fine di acquisire materiale che dimostrasse come questi tre esponenti politici altro non fossero che agenti del KGB. Per portare avanti il suo lavoro, Scaramella si valeva della collaborazione di un paio di agenti della CIA (roba da matti…), di poliziotti e di agenti della polizia penitenziaria.

Questa è l’Italia. A ciò si aggiunga che Mario Scaramella è nipote di Antonio Rastrelli (ex presidente della Regione Campania ed esponente di AN), che egli ufficialmente è un esperto per la sicurezza ambientale (tradotto in parole semplici: spia), che a suo carico ci sono indagini per traffico d’armi e violazione del segreto d’ufficio (il diretto interessato tuttavia smentisce pendenze verso la giustizia) e che ha altri episodi quantomeno dubbi alle proprie spalle (2). Credo che questo sia sufficiente per rendersi conto del personaggio e di quale possa essere il livello morale di un paese che ad esso fa ricorso per le indagini di una Commissione Parlamentare.

Scaramella è balzato alla ribalta delle cronache nazionali con la morte dell’ex spia del KGB Alexander Litvinenko avvenuta a Londra alla fine di novembre. Il prode Scaramella aveva incontrato Litvinenko all’inizio di novembre nella capitale del Regno Unito. Alla notizia del decesso di Litvinenko (avvenuto in seguito ad un avvelenamento con polonio 210), Scaramella si è ricoverato (o è stato fatto ricoverare?) per accertamenti a Londra. Inizialmente, sembrava che egli fosse destinato a morte sicura. Paolo Guzzanti, sobrio e moderato come sempre, ha detto infatti che il suo pupillo era condannato al decesso (3). In verità, poche lacrime si spargevano per il paese alle parole di Guzzanti, e allora toccava a Giovanni Masotti del Tg1. Per la cronaca, Masotti è corrispondente da Londra per meriti acquisiti sul campo – essere il tappetino di Berlusconi – e ciò non poteva che fargli guardare con simpatia alle vicende di Scaramella. Ecco che Masotti intervistava via telefono Scaramella (il cui numero gli sarà stato fornito da Guzzanti, si presume) rinchiuso nello University College Hospital di Londra. Masotti, com’è sua inveterata abitudine, si prostrava umilmente all’eroe ricoverato per aver lottato contro il comunismo. L’eroe lo capiva (non si è eroi a caso…) ed affermava “Io ho in corpo una quantità di polonio 210 cinque volte superiore a quella mortale”. Va capita la commozione che ha colto Masotti in quel momento. Non è cosa di tutti giorni intervistare un uomo che sta per morire ucciso dai comunisti (perché i russi sono comunisti a prescindere), che si è immolato per la patria e per Paolo Guzzanti, dunque non condanneremo Masotti per non aver replicato nulla a quell’affermazione di Scaramella. Tuttavia non si può non notare che un giornalista appena appena meno emotivo del corrispondente del Tg1, alla frase “ho cinque volte la dose mortale di polonio nel mio corpo” avrebbe replicato: “Scusi Scaramella, ma lei da quanto tempo è nella cassa di zinco? E come mai parla se è già deceduto? Perché con un livello di polonio 210 cinque volte superiore alla dose mortale non si può che essere morti”. Ma Masotti è un romantico (“broken heart”, si direbbe proprio in quel di Londra) e magari ascolta anche i cd di Mariano Apicella, per cui va capito e commiserato. Meno commiserabile è chi non lo licenzia in tronco, ma questo è un altro discorso…

Non è stato un caso che poi la verità è emersa. Il prode Scaramella non era contaminato da nulla se non da un’insana mania di protagonismo, mania che lo ha portato ad affermare di avere con sé i video comprovanti il legame tra alcuni politici italiani ed il KGB (4). Così come non si è trovato il polonio, non si sono trovati nemmeno i video, tanto è vero che perfino Paolo Guzzanti, ormai accortosi della totale inaffidabilità in termini mediatici del nipote di Rastrelli, ha deciso di scaricarlo dichiarando che Scaramella gli aveva chiesto un posto all’ONU (che, sia detto con tutto il rispetto per i geometri, non è come fare l’impiegato al catasto). Ora, o perché i posti da usciere all’ONU sono tutti occupati o perché ad un certo punto anche per quelli di Forza Italia esiste un limite, il partito degli “azzurri” ha dichiarato con fermezza che Berlusconi non conosce Scaramella (5), smentendo quest’ultimo il quale sosteneva invece di avere incontrato l’ex Presidente del Consiglio. Poi, da finale degno di un personaggio che pare uscito da “I soliti ignoti”, ecco arrivare la notizia che la Polizia Provinciale (nemmeno i Carabinieri o la Polizia, ma la Polizia Provinciale, come se si trattasse di un mariuoletto senza importanza) è entrata nello studio napoletano di Scaramella sequestrando vario materiale. Oltre a ciò, il James Bond del rione Sanità (o l’Igor Marini del rione Sanità) è stato indagato per avere affidato rifiuti speciali non pericolosi a società non titolate per la loro gestione.

Parlando di malati, non si può non concludere trascurando la vicenda di Berlusconi. Sappiamo già del suo malore accusato a Montecatini. Il leader della CdL è stato subito ricoverato al San Raffaele di Milano; qui tutti i medici hanno escluso nelle loro dichiarazioni pubbliche che Berlusconi dovesse operarsi per l’applicazione di un pacemaker. Poi si è scoperto che il pacemaker ci è voluto perché il cuore del capo dell’opposizione purtroppo non ha più la regolarità degli anni passati. Siamo tutti vicini a Berlusconi e gli auguriamo una immediata guarigione. Tuttavia, dobbiamo aggiungere un paio di cose: la prima è che i medici del San Raffaele hanno diffuso una notizia falsa (è impensabile che essi non si siano accorti della necessità dell’intervento chirurgico). Era un sacrosanto diritto del paziente quello di non consentire la divulgazione di notizie sul suo stato di salute, ma a quel punto i medici non dovevano rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa, altrimenti si diventa delle marionette (e loro lo sono diventati), il che è davvero poco edificante. Poi va detto che se il guaio di Berlusconi è risolvibile con un semplice pacemaker (cosa che noi speriamo vivamente ma della quale non siamo sicuri, vista la propensione dell’entourage berlusconiano a discostarsi dal vero), a cosa serviva andare ad operarsi a Cleveland? Impiantare un pacemaker è un esercizio che qualsiasi cardiochirurgo definisce come piuttosto banale ed ogni ospedale italiano di medie dimensioni è attrezzato per interventi di questo tipo. Berlusconi pare abbia detto ad un medico (forse l’anestesista) dell’equipe statunitense che doveva operarlo: “Sono allergico? Solo ai comunisti” (6). Ecco, forse Berlusconi andando a Cleveland si è evitato qualche crisi allergica (di medici convintamente comunisti in Italia ce ne sono diversi) e di certo ha alimentato il suo mito (può un uomo “speciale” come lui operarsi in un luogo “comune” come può essere un ospedale della Repubblica Italiana della quale, tuttavia, lo stesso Berlusconi è deputato ed è stato Presidente del Consiglio? No di certo…). Altrettanto certamente, però, ha offeso il Servizio Sanitario Nazionale e chi vi lavora. Conta qualcosa tutto ciò?




NOTE
(1) Cfr. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/30/mitrokhin.shtml
(2) Cfr. i pericolosi sovversivi del “Corriere della Sera” in http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/12_Dicembre/01/scara_scheda.shtml
(3) Cfr. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/02/stampa.shtml
(4) Cfr. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/04/scaramella.shtml
(5) Cfr. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/12_Dicembre/08/guzzanti.shtml
(6) Cfr. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/12_Dicembre/20/farkas.shtml