2006.12.16 - Misunderstanding_001



Chi di noi non sente su di sé il peso della propria debolezza intellettuale?

Chi di noi non si è sentito non all'altezza nel momento in cui è stato chiamato a confrontare le proprie opinioni con quelle altrui?
Chi di noi non ha mai perso la bussola delle proprie certezze nel vortice dei mutamenti culturali dell’epoca in cui siamo capitati? Ammettiamolo onestamente: ognuno di noi vive in una situazione di costante smarrimento esistenziale. Sarà la fine delle ideologie, sarà il pensiero debole, il post-moderno, il post-fordismo, sarà tutto questo, il suo contrario e/o molto altro, ma grande, grandissima è la confusione sotto il cielo. Grande anche è l’affollamento nelle sale d’aspetto di psicologi e psichiatri, dove ci rechiamo alla ricerca di un’identità, di un senso. Chi siamo? Cosa vogliamo? Perché? Oltre noi, nello spazio e nel tempo, cosa ci attenderà? Domande che spaventano e sottendono una paura della nostra epoca: l’inadeguatezza dell’uomo dinanzi a tempi spaventosamente complessi. Insomma, siamo tutti come bambini smarriti in attesa dei genitori che tornino a prenderci per riportarci a casa, per indicarci la strada ed i suoi pericoli.

Ogni volta che qualcuno coglie qualcosa di noi (un lato del nostro carattere, una nostra debolezza, i riflessi somatici di uno stato d’animo, bello o brutto che sia, perfino un accento di diversità nelle nostre espressioni facciali quotidiane, nel nostro intercalare ed in ogni atto del nostro agire) ne siamo contenti. Ci sembra che abbia risposto al nostro disperato bisogno di essere capiti. È come se il nostro smarrimento lasciasse semi che generano fiori. Ebbene, questi fiori vengono colti da chi ci circonda e queste persone si presentano da noi per dirci: “Ecco, questo è tuo, questo sei tu e non te n’eri mai accorto”. E noi eravamo lì, ad attendere, a sperare, luci impolverate che desiderano solo di essere accese e di ardere, con la speranza (che invece dovremmo tutti sradicare dal nostro cervello) di non essere dei piccoli e noiosi fuochi fatui.

Nella propria spaventosa solitudine e nel disorientamento che ne deriva, affoga l’uomo moderno. Può apparire strano che in un’epoca dei mass-media, nell’era della tecnologia iper-avanzata e capillarmente diffusa (fino a superare i limiti della decenza e dell’invadenza) ci si senta tanto privi di quella dimensione sociale che è uno dei fondamenti dell’esistenza, ma a volte l’abbondanza (di mezzi) porta alla superficialità dei contenuti. Noi pensiamo di comunicare ed invece ci scambiamo il nulla. Siamo tanti sub che rimangono in superficie. Nuotiamo, è vero, e magari nuotiamo molto, però che sub siamo se non si immergono mai? Invece di stare in acqua tutto il giorno, perché non starci un’ora sola andando a vedere i fondali?

Quanto detto spiega anche la facilità con cui l’uomo contemporaneo abbraccia i miti. Tanto più debole è lo spirito umano quanto maggiore è la propensione (verrebbe da dire, la necessità) a rifugiarsi sotto l’ombrello protettivo del mito. I miti, in realtà, sono sempre falsi e traditori, ma su questo non ci si soffermerà in questa sede.

Tutto questo mi è venuto in mente l’altro giorno, quando Benedetto XVI ha diffuso il suo documento “Persona umana, cuore della pace” (datato 8 dicembre 2006). Pensavo all’enormità della vita dell’uomo, alla limitatezza del nostro essere, alla fragilità delle nostre costruzioni intellettuali. Pensavo alla difficoltà (se non all’impossibilità) che le idee dell’uomo della strada giungano ai leader politici, al deficit di rappresentanza democratica che caratterizza le istituzioni del mondo occidentale. Mi veniva in mente l’invasione anglo-americana dell’Iraq, l’abominevole concetto di “guerra preventiva” creato dall’amministrazione repubblicana degli USA. Mi tornavano alla memoria le manifestazioni e le marce per la pace, le parole del Presidente Emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per la tutela della Costituzione Italiana e del suo articolo 11, che il governo Berlusconi aveva allegramente calpestato per andare ad aiutare Bush e Blair nella loro indegna avventura bellica irakena. Ricordavo con felicità e malcelato orgoglio le decine di migliaia di finestre e di terrazzi sui quali sventolavano le bandiere arcobaleno della pace. Tra di essi c’era anche il balcone di casa mia ed ogni volta che andavo in giro era toccante vedere altre bandiere come la propria. Capire che chi viveva in quell’appartamento aveva qualcosa di idealmente simile a noi stessi ci faceva sentire parte di un universo culturale più ampio. Non più singoli, ma gruppo.

Poi ho letto il documento papale, il quale, tra l’altro, recita: “Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace” (1). Sono rimasto perplesso. Io, favorevole all’aborto, ad una responsabile ricerca scientifica sugli embrioni (i quali non sono e non possono essere ritenute persone), all’eutanasia nonché ad un pieno riconoscimento di ogni unione tra persone che si amano (siano o meno di sesso diverso) sono considerato dal Papa come un uomo che attenta alla pace nel mondo in quanto promotore di “una mentalità e una cultura negative” per la pacifica coesistenza umana sulla Terra. Io e tutti quelli come me siamo considerati alla stregua di chi mette le bombe anti-uomo, a chi impone alle donne di indossare il burqa, a chi considera Israele un cancro da estirpare, a chi decide di decimare un popolo contro il diritto internazionale solo per impossessarsi del petrolio. Io e quelli come me, quelli con la bandiera della pace, quelli che si preoccupavano per le condizioni dei popoli oppressi prima degli USA ed a prescindere dalla ricchezza del sottosuolo, quelli che denunciavano la pratica vergognosa delle infibulazioni mentre gli altri si occupavano dei problemi del Billionaire.

Non sono indignato con Ratzinger. Sono semplicemente preoccupato per la Chiesa cattolica, per le sue posizioni retrograde e per la sua incapacità di comprendere il presente. Chi si avvicina alla fede oggi (causa l’assenza di punti di riferimento di cui si è parlato all’inizio o per qualsiasi altro motivo) corre il rischio non solo di non arricchirsi spiritualmente, ma perfino di inaridirsi ulteriormente. Il Gesù che conosciamo noi, appreso al catechismo e arricchito dalle letture di alcuni “cattivi maestri” (come sarebbe triste e povero il mondo senza i “cattivi maestri”, quelli che freudianamente ci liberano dai nostri limiti aiutandoci ad uccidere il padre e ad acquisire una piena autonomia intellettuale da ciò che ci circonda…) è aperto e gioioso, un uomo (chi scrive è un ateo) che parlava gli ultimi per favorirne il riscatto, che predicava l’uguaglianza (cos’altro significa la moltiplicazione dei pani e dei pesci?), il rispetto, l’amore. Un Gesù che non aveva la volontà perennemente punitiva che sembra animare le alte gerarchie ecclesiastiche attuali, un Gesù che era slancio per ogni ambizione ugualitaria, una figura moderna e rivoluzionaria. Invece, oggi Gesù è il primo ostaggio della religione, frainteso in ogni suo gesto ed in ogni sua espressione.

Saremo fragili e smarriti, ma è meglio un pensiero debole di un pensiero reazionario. E pure di parecchio. Lo diciamo con calma, perché, qualsiasi cosa si dica di noi, la verità è che siamo uomini di pace e di dialogo. Non si sa se chi abita le stanze nobili dei palazzi della Città del Vaticano possa dire lo stesso con la medesima sicurezza. Di solito, fraintende.



NOTE
(1) Questo è il punto 5 del documento papale. Per il testo integrale di “Persona umana, cuore della pace” si veda http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_19710.html