2006.12.09 - Perdonare gli stolti



Chi scrive vede con profonda stima e grande rispetto il desiderio nutrito da Piergiorgio Welby di vedersi staccata la spina delle macchine che lo tengono in vita e di poter morire in maniera dolce, senza dover soffrire inutilmente.
Da mesi Welby chiede ciò. L’esistenza gli è divenuta insopportabile, pare che perfino la respirazione indotta sia per lui fisicamente dolorosissima. Giace lì, nel suo letto, ben conscio di tutto ciò che gli accade attorno, desideroso solo di porre fine in modo dignitoso alla sua vita. Giorgio Napolitano si è interessato al suo caso ed ha invitato le Camere a fornire in temi rapidi una risposta a Welby ed a tutte quelle persone che vivono un dramma. La classe politica, ad oltre due mesi e mezzo da questa richiesta del Presidente della Repubblica, non ha saputo (anzi, voluto) rispondere.

Cosa dire a Welby? C’è in Italia un neo-confessionalismo il quale vorrebbe riportare il paese al periodo antecedente gli anni Settanta, quando potevano abortire (illegalmente e pagando) solo i ricchi, quando non si poteva divorziare e le famiglie dovevano essere felici anche se il marito picchiava la moglie un giorno sì e l’altro pure, quando parlare di sesso era vietato, quando dall’altare si additavano al pubblico ludibrio coloro i quali si sposavano solo in municipio definendoli “pubblici peccatori e concubini”. Questo neo-confessionalismo erge un muro di gomma contro ogni atto che voglia rendere l’Italia un paese più laico e socialmente avanzato. I neo-confessionali non alzano quasi mai la voce, agiscono in silenzio sotto la dettatura delle alte sfere vaticane (è meravigliosa l’ingerenza di un paese straniero nelle nostre vicende. Sarebbe bello andare da Chirac domattina e dirgli: “Coglione, perché non vernici di rosa la torre Eiffel?”. Non so se sarebbe docile e remissivo nella stessa misura in cui lo sono i nostri piccoli baciapile nei confronti delle truppe crociate di Ratzinger). I neo-confessionali sono ovunque. Tutta la CdL è neo-confessionalista, ma lo sono anche vari esponenti del centro-sinistra che sono determinanti per la tenuta della maggioranza. Il parlamento italiano così si trasforma in un’enorme acquasantiere in cui l’idea di laicità dello Stato viene fatta affogare ed in cui il dolore delle persone come Welby non riescono a trovare risposta.

Povero Welby: fosse costretto a tale sofferenza da Dio, potrebbe accettarlo. Ma Dio, se esistesse (cosa improbabile), non si distinguerebbe per il suo essere punitivo, bensì per il suo essere accondiscendente, per il suo saper ascoltare, per il suo lasciare decidere ai suoi figli il loro destino, proprio come fa ogni buon padre. Il guaio è che Welby ha a che fare con Ruini ed i suoi apostoli del fanatismo, prima tra tutti l’onorevole Binetti: il trionfo dell’intolleranza e del fraintendimento delle parole di Gesù Cristo.

Caro Welby, con le lacrime agli occhi per il dolore che suscita in me il Suo caso, Le auguro una morte serena e priva di sofferenze, non prima di ringraziarla per ciò che Lei ci sta insegnando. Soprattutto, Le auguro di morire se, quando e nel modo in cui Lei lo vorrà. Perdoni gli stolti che La vogliono appeso a tutti i costi a quell’orribile simulacro di esistenza cui il destino La costringe. Questo Suo gesto sarebbe l’ennesima dimostrazione di dove alberga l’intelligenza umana nonché la più grande dimostrazione dell’ottusità di queste povere menti obnubilate.

Da http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200612articoli/15206girata.asp

Welby: torturato dai vostri valori
Lettera ai media: "Vi scrivo da una prigione infame: i miei ideali sono limpidi"
GIACOMO GALEAZZI
Roma

Eutanasia: la rabbia e il dolore di Piergiorgio Welby. «Vi scrivo dalla mia infame prigione. Mi torturate in nome dei vostri valori». Immobilizzato a letto, in vita solo grazie ad un ventilatore polmonare, l’esponente radicale torna a chiedere la possibilità di porre fine alla sua esistenza. «I miei ideali sono limpidi», assicura. In una lunga lettera ai media, Welby rifiuta, sdegnato, le accuse di «strumentalizzare» la propria condizione per muovere a compassione, «per mendicare o estorcere slealmente ciò che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni».

La dolorosa vicenda continua tenere alta l’attenzione della società civile e del mondo politico e alcuni appuntamenti della prossima settimana potrebbe aprire nuovi scenari, legati in particolare all’udienza al Tribunale civile di Roma, dalla riunione del comitato di presidenza del Consiglio superiore di sanità e da ulteriori iniziative dell’Associazioni Coscioni. «Dalla mia prigione infame, da questo corpo che (per etica, s’intende) mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla “politica” da un suo illustre, altro, “prigioniero”: Aldo Moro - evidenzia Welby -. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa».

Come Moro
Quelle pagine, precisa Welby «non potrei farle mie», anche perché «furono perfette, e lo restano». Un pensiero, però, sfocia in un interrogativo, un dubbio: «Dove sono mai finiti per tanti "credenti" Corpo mistico e Comunione dei Santi?». Infine l’esortazione, rivolta ai 700 militanti radicali impegnati in uno sciopero della fame, di sospendere la protesta «che ha contribuito a dare vita ad un momento di dialogo nel Paese». Welby torna a reclamare i propri diritti di poter scegliere di morire e rilancia la battaglia, condotta assieme ai radicali (che in serata hanno annunciato la fine del digiuno), per il diritto all’eutanasia.

Il sì della Lega
Nel frattempo infuriano le polemiche, a 77 giorni dalla lettera al Presidente della Repubblica, nella quale Welby chiedeva di «ottenere l’esercizio del diritto naturale civile politico personale ad una morte naturale». Il quotidiano leghista «La Padania» invita a «lasciare Welby al suo destino». Martedì nell’udienza fissata dalla Prima sezione civile si discuterà sul ricorso presentato da Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.



Mercoledì, poi, si riunirà il comitato di presidenza del Consiglio Superiore di Sanità (Css), presieduto dal professor Franco Cuccurullo. Ma i tempi per una decisione potrebbero non essere brevi. La procedura prevede, infatti, che il comitato di presidenza del Css esamini la questione e poi la assegni ad una delle cinque commissioni per una istruttoria. Si tratta di approfondire gli aspetti strettamente medici, giuridici, etici per poter dire se nel caso si ravvisano terapie sproporzionate, cioè accanimento. E l’associazione Coscioni, mentre attende una decisione dei giudici conferma la ferma intenzione di aiutare Welby ad avere una giusta morte.