2006.12.06 – Nani
Non si capisce perché il paese non si eleva.
Non lo si
dice con ironia, ma con profonda amarezza.
Si sperava che con la vittoria elettorale delle sinistre potesse esservi non
dico una radicale discontinuità con il passato, ma almeno l’impostazione di
essa. Invece, nulla, o quasi. Intendiamoci, nessuna nostalgia e nessuna
indulgenza verso il governo Berlusconi. Esso è stato responsabile della più
grave violazione dei diritti civili nella storia della Repubblica, lo squallore
del G8 di Genova, quando una parte del paese sembrava trasportata in pieno Cile
pinochetista per merito di Claudio Scajola e dei fascisti di AN. Esso è
responsabile della crisi economica che investe il paese, della sperequazione
nella distribuzione delle ricchezze (i ricchi sempre più ricchi ed i poveri
sempre più poveri, per intenderci), del dissesto del bilancio statale, dello
scandalo di una legge di regolamentazione del sistema radio-tv che favorisce la
principale azienda del paese (che casualmente è quella della famiglia
Berlusconi), di una legge sulla migrazione lesiva di ogni basilare diritto di
cittadinanza e di tutta una serie di provvedimenti su cui si sorvola. Ciò fa
capire che anche l’orticaria e perfino l’herpes zoster diventano eventi
auspicabili pur di non avere più FI, AN, Lega, UDC e gli altri alla guida del
Governo.Non si sa cosa pensare, ad esempio, della senatrice Paola Binetti, eletta nelle liste della Margherita. L’antefatto: Rai Uno ha trasmesso un’innocente fiction interpretata da Lino Banfi e da sua figlia Rosanna in cui quest’ultima vestiva i panni di una ragazza lesbica che si sposava con un’altra omosessuale. Questa oltranzista cattolica si è sentita in dovere di commentare in tal modo lo sceneggiato: “È altamente inopportuna una trasmissione che tocca un problema su cui ancora non si è discusso adeguatamente e che comunque non fa parte del programma di governo” (1). Credo purtroppo che la senatrice Binetti voglia un paese altamente infelice in ogni sua espressione. Si pensi a quale dittatura si sarebbe instaurata in quella nazione ove le trasmissioni televisive fossero state decise tutte dal governo e dal suo programma politico. Nemmeno Ceausescu ed Honecker sono arrivati a tanto. Mussolini, se avesse potuto, lo avrebbe fatto senz’altro, ma ai suoi tempi la tv non c’era (2): in ogni caso, egli avrebbe chiesto senz’altro consiglio alla Binetti e magari le avrebbe affidato la guida del Ministero della Cultura Popolare rimpiazzando Filippo Mezzasoma.
Ma la Binetti ne ha combinata un’altra, ben più grave. Alla fine di novembre, presso la Commissione Sanità del Senato (della quale Binetti è membro) lei e l’altra margheritina Emanuela Baio hanno presentato un OdG in cui sostanzialmente sconfessavano e bocciavano il decreto del Ministro della Sanità, Livia Turco, sull’innalzamento della quantità di cannabis lecitamente detenibile per consumo. Il tutto, pare superfluo sottolinearlo, in barba alla disciplina di maggioranza, poiché Binetti e Baio non obbediscono a nessuno se non al cardinale Ruini. Tuttavia, perfino più clamoroso è stato il comportamento della senatrice diessina Anna Serafini, la quale ha votato l’OdG delle due margheritine, mettendo così in minoranza la sua compagna di partito Livia Turco. Serafini si è poi giustificata affermando che il suo voto è servito proprio a salvare lo stesso Ministro della Sanità (3).
Non ci si può esimere dal formulare alcune osservazioni:
a) Solidarietà a Livia Turco.
b) Per quale motivo Binetti si è candidata con la Margherita e, quindi, con il centro-sinistra? Se è contraria all’aborto, all’eutanasia, alla modifica della Fini-Giovanardi, ai contraccettivi, al matrimonio civile, all’uso degli ombrelli quando piove, al minestrone surgelato, alla tombola natalizia ed ai cotton fioc, ma perché non si è candidata con Storace?
c) Sarò politicamente scorretto, ma la vicenda dimostra come non è necessariamente detto che le donne in politica siano meglio degli uomini. Del resto, Margaret Thatcher dovrebbe avere insegnato qualcosa… Tutta questa retorica del mondo che se fosse governato dalle donne sarebbe più bello, pieno di gioie e di fiori può andar bene per chi crede alle favole, e forse neanche tanto. Le donne sono come gli uomini: limitate (per non dire altro). Hanno voluto esserlo, se ne rendano conto e tacciano.
d) I Democratici di Sinistra non sono più un partito (ammesso lo siano mai stati). Sono una massa informe di uomini e donne che vanno per conto loro senza alcun tessuto culturale che li tenga insieme. Divisi in correnti, privi di una guida che abbia un minimo di carisma e di programma politico, i DS esistono solo per merito dei loro militanti, che li votano “a prescindere”. Con ciò, non si vuol certo dire male dei tesserati DS. Al contrario, è solo per la loro generosità e per il loro spirito di sacrificio e di appartenenza che il partito esiste. Essi sono quasi sempre migliori dei propri rappresentanti. Se e quando si renderanno pienamente conto di tutto ciò, per la sinistra italiana saranno dolori.
e) Anna Serafini è la moglie di Piero Fassino. E qui ho detto tutto. Non serve più parlare di questione morale, sarebbe come cercare di uccidere un leone con la cerbottana. Peraltro, sentendo parlare lady Fassino in tv l’altra sera (era ospite da Giuliano Ferrara ad “Otto e mezzo”) si è capito come lo spessore intellettuale della signora non sia esattamente quello di una Rita Levi Montalcini.
E che infine dire del senatore Sergio De Gregorio? Eletto nelle file dell’Italia dei Valori, egli è entrato a far parte della Commissione Difesa del Senato. L’accordo tra i partiti della maggioranza era quello di eleggere Lidia Menapace (PRC) alla presidenza della Commissione stessa. Il paffuto De Gregorio (che forse sogna di somigliare a De Gaulle ma che per adesso è indicato dai giornalisti come non troppo dissimile dall’omino Michelin, e non solo da un punto di vista fisico) ha rovesciato le carte in tavola, trovando un accordo sottobanco con i membri di centrodestra della Commissione, i quali lo hanno votato. Naturalmente, poiché l’uomo ha un suo stile (seppur diverso da quello del ricordato omino Michelin), De Gregorio ha votato per sé stesso. Risultato: eletto con Di Pietro, ha contravvenuto ogni disciplina di partito inciuciando con il centro-destra per diventare presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama (4). Come ricorda Rachele Gunnelli de “L’Unità” (5), Sergio De Gregorio è stato prima radicale, poi craxiano negli anni d’oro del PSI, poi forzitaliota della prima ora, quindi vicino a Rotondi nel 2000 per pentirsene quasi subito e ritornare tra le accoglienti braccia di Berlusconi. Quindi, probabilmente in considerazione del fatto che all’inizio di quest’anno tirava aria di sconfitta elettorale per la CdL, il passaggio con l’Italia dei Valori. Per la cronaca, De Gregorio, ovviamente polemico con la sinistra radicale che a suo dire egemonizzerebbe la politica del Governo, è uscito dall’Italia dei Valori ed ora è un senatore iscritto al Gruppo Misto. Non sta né di qua né di là. Data l’esiguità della maggioranza che l’Unione ha in Senato, egli è fondamentale per l’approvazione di ogni provvedimento legislativo. In pratica, è l’ago della bilancia del paese. Senza di lui si corre il rischio di non fare nulla. Da solo svolge il ruolo che il PSI ha interpretato durante gli anni del craxismo.
Dove una volta era necessario un partito, oggi basta un uomo. È un segno dei tempi. Forse non siamo mai stati giganti, ma oggi siamo sicuramente dei nani.
NOTE
(1) Da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2006/11_Novembre/21/franco.shtml . Ben dentro la soglia dei limiti della cattiva salute mentale è parso essere il cardinale Ersilio Tonini, il quale ha testualmente affermato: “È un'opera diseducativa e poco salubre”. La prossima volta in cui andrà in onda una fiction, si prega la Rai di telefonare a Tonini invitandolo a farsi almeno la vaccinazione anti-influenzale.
(2) Ma sul tema si veda l’interessante Diego Verdegiglio, La Tv di Mussolini. Sperimentazioni televisive nel ventennio fascista, Castelvecchi, Roma 2003.
(3) Lo scrivente ha cercato per un paio di giorni di comprendere come si possa salvare un compagno di partito votandogli contro. Non riuscendovi, ne ha dedotto che o lui ha scarso comprendonio o Anna Serafini ha superato i limiti della cattiva salute mentale come Ersilio Tonini.
(4) Cfr. http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=57009
(5) http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=57018