2006.11.15 - Vivere senza ironia
Non leggo “Avvenire” né sento la necessità di farlo.
Sono
felicemente ateo, ritengo che quel filosofo di Treviri il quale scrisse che la
religione è, né più né meno, l’oppio dei popoli fosse gagliardamente nel giusto
nell’affermare ciò (per la verità era gagliardamente nel giusto anche
nell’affermare molte altre cose) e, se mai dovessi convertirmi, lo farei
avvicinandomi alla Teologia della Liberazione, che comunque rispetto in modo
profondo anche ora.Da ieri in poi sento ancora meno la necessità di leggere “Avvenire”. Il perché è presto detto. Apprendo dall’edizione on-line del “Corriere della Sera” (1) che il giornale della Cei l’altro giorno è uscito con ben due editoriali (uno non bastava, evidentemente quando manca l’autorevolezza si cerca di supplire con la quantità) che lanciano una sorta di anatema contro chi si permette di fare satira sul Papa. Gli autori degli scritti dal tono vagamente talebano sono Giuseppe Dalla Torre e Umberto Folena, i quali se la sono presa soprattutto con Maurizio Crozza e con Fiorello, due eccellenti professionisti del mondo dello spettacolo i quali, con diversità di accenti, scherzano sulla figura di Ratzinger.
Non pago degli editoriali di “Avvenire”, il signor Georg Genswein, che nella vita svolge un lavoro interinale (è segretario personale di Benedetto XVI) mitigato tuttavia dall’essere prete (il che gli garantisce, oltre ad un reddito sicuro e perpetuo, anche il tempo per dedicarsi ad attività spirituali come il tennis e lo sci) ci ha messo del suo: “Ho preso atto della polemica e spero che trasmissioni di questo tipo smettano: d'accordo la satira, ma queste "cose" non hanno livello intellettuale e offendono uomini di Chiesa. Non sono accettabili. Spero davvero che smettano subito”. Ed ancora: “Non […] vedrò mai [i programmi di Crozza e Fiorello]. Trasmissioni così sono poco costruttive. Ho preso atto del fatto e voglio dimenticare” (2). Forse Genswein se l’è legata al dito perché Fiorello prende in giro anche lui (si noti la finezza del medesimo Genswein: egli afferma che non “vedrà” mai tali trasmissioni, facendo finta di non sapere che Fiorello lavora in radio), ma non risulta che egli abbia mai fatto storie quando un settimanale popolare lo ha immortalato in copertina intento a giocare a tennis. Genswein, notoriamente un uomo avvenente, faceva un figurone in maglietta e pantaloncini (rigorosamente neri) e si sa che non basta una tonaca per annullare la vanità umana (che sarebbe un peccato, ma noi siamo di manica larga e perdoniamo).
Aspettando fiduciosi che qualcuno ci indichi organicamente su cosa e come si possa satireggiare (dice nulla che Ratzinger provenga dalla Congregazione della Santa Fede – l’ex Sant’Uffizio – e che Genswein fosse suo segretario personale anche lì?), alcune considerazioni sparse. Innanzitutto la mia solidarietà a Crozza ed a Fiorello, sperando che considerino gli editoriali de “L’Avvenire” e le parole del segretario personale di Ratzinger come una dimostrazione di quanto ancora possano essere retrogradi certi ambienti e di quanto la satira sia fondamentale, oggi come ieri, per mostrare al mondo la miseria umana. Un cortese invito al giornalisti de “L’Avvenire” ad usare termini meno offensivi: definire Maurizio Crozza come un artista che fa “satira fallimentare non priva di vigliaccheria” denota che per certa gente i circa 450 anni intercorsi tra la fine del Concilio di Trento ed i giorni nostri non sono passati. A quando la caccia alle streghe di cui la cattivissima Luciana Littizzetto potrebbe essere un’esponente di spicco, viste le sue divertenti considerazioni su Ruini?
Ed infine: deve essere proprio brutta la vita delle persone prive di ironia e, soprattutto, di auto-ironia. Un vero e proprio inferno. Per fortuna nessuno di noi resusciterà, altrimenti sai che noia dover portarsi dietro in eterno un simile strazio.
PS: Seguendo il sito del “Corriere della Sera”, io ho sempre scritto Georg Genswein. L’edizione cartacea de “la Repubblica” scrive invece Georg Ganswein. Qualora io avessi sbagliato a scrivere il cognome del segretario particolare del Papa, me ne scuso. In ogni caso, egli ed il suo datore di lavoro nulla possono: la massima sanzione che possono applicarmi è quella della scomunica, ma io, essendo comunista ed ateo, sono già stato abbondantemente colpito da essa, senza peraltro avere conseguenza alcuna. Nel dubbio, comunque, consiglio a tutti di non scrivere né Genswein né Ganswein: chiamatelo “il Bjorn Borg della Città del Vaticano”, non si offenderà. Zero-quindici.