2006.11.09 - Spezzate le reni al Molise
Domenica 5 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio
Regionale del Molise. La contesa è stata vinta, con circa il 55% dei suffragi, dalla Casa delle Libertà la
quale ha ripetuto il risultato di cinque anni fa, confermando il
forzitaliota Michele Iorio alla Presidenza della Regione.
I telegiornali del gruppo Mediaset sono al totale servizio del loro proprietario. Non sono semplici organi di partito e questo per due motivi: il primo perché gli organi di partito sono a stampa, non entrano nelle case degli italiani come la tv ma bisogna comprarli in edicola, e ci vuole dunque quella che gli strateghi del marketing definirebbero “motivazione” all’acquisto per poterne prendere visione. L’altro è che mentre gli organi di partito si qualificano correttamente come tali, ammettendo la loro “parzialità”, i Tg di Mediaset hanno l’impudicizia di voler passare per non schierati. Invece sono tre bollettini dell’ex Presidente del Consiglio, ognuno destinato ad un pubblico diverso: Emilio Fede si rivolge ai pensionati, Mario Giordano si rivolge ai giovani e Carlo Rossella (il cui soprannome è l’eloquente Rossella 2000) comunica con un pubblico più largo, quello familiare. Il modo in cui essi hanno presentato la vittoria della CdL in Molise è quantomeno irrealistico. Va bene che Edward Lorenz scrisse che il solo battito delle ali di una farfalla può causare chissà quali sconvolgimenti climatici, ma la politica è un’altra cosa. È semplice propaganda quella che vuole Prodi in difficoltà assoluta. Certo, la legge finanziaria di Padoa Schioppa è impopolare (ed a detta di chi scrive anche mal concepita e peggio realizzata), tuttavia non c’è questa grande voglia di Berlusconi nel nostro paese. C’è, semmai, una certa delusione ed un certo disorientamento per alcune scelte dell’esecutivo, ma l’uomo di Arcore mi pare che abbia fatto il suo tempo, specie tra i suoi alleati.
Stona ed infastidisce che i giornalisti delle reti Mediaset si prestino a fare della mera propaganda. Un conto è avere le proprie opinioni ed esprimerle ed un altro è farle coincidere con quelle di chi paga loro lo stipendio. Questo non è più giornalismo, è propaganda. Per essa esistono dei soggetti preposti, i pubblicitari.
Senza offesa per questi ultimi, ridurre il giornalismo a propaganda è un’operazione non solo triste, ma anche eticamente e deontologicamente scorretta. Oltre a ciò, quest’idea della propria professione come servizio al padrone di cui si deve essere megafono acritico emana un lieve fetore da Ventennio. Speriamo che a nessuno venga in mente di dire che sono state spezzate le reni al Molise. A Campobasso potrebbero ripensarci e buttarsi a sinistra.