2006.11.09 - Spezzate le reni al Molise



Domenica 5 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale del Molise. La contesa è stata vinta, con circa il 55% dei suffragi, dalla Casa delle Libertà la quale ha ripetuto il risultato di cinque anni fa, confermando il forzitaliota Michele Iorio alla Presidenza della Regione.

Subito la CdL ha iniziato a tuonare affermando che questa era un’elezione il cui risultato puniva in modo esemplare la politica del Governo Prodi basata sulle tre “T”: tasse, tasse e poi ancora tasse. Sprezzante del pericolo, quello che inopinatamente viene chiamato “telegiornale” di Italia 1 (mi riferisco a “Studio Aperto” diretto da Mario Giordano) ha osato violare il suolo nemico inviando una sua giornalista in quel di Montenero di Bisaccia, paese natale dell’ex pm Antonio Di Pietro. Non solo l’inviata è tornata sana e salva dalla cittadina che si presumeva essere un covo di bolscevichi e forcaioli, ma essa è addirittura riuscita ad intervistare ben quattro uomini i quali dicevano che se le elezioni erano state una “disfatta” per la sinistra e per il ruspante Di Pietro era per colpa delle tasse di Prodi. Tasse, tasse e poi ancora tasse, ribadivano più o meno in coro i quattro oltre la cinquantina (posso assicurare che non erano i Pooh, che salutiamo con simpatia). Va bene che, se rapportato all’universo, il Molise è una cosa infinitesimale e Montenero di Bisaccia è meno di uno sputo, tuttavia cercare di cogliere e di riportare le opinioni di un’intera regione (o quanto meno di una cittadina) desumendole da quattro persone che, guarda caso, dicono tutte la stessa cosa (la quale cosa corrisponde, ri-guarda caso, all’opinione del padrone dell’emittente televisiva nonché capo-partito del partito in cui milita Iorio) è furfantesco. Ma non nel modo in cui lo sarebbe un crimine scientifico, bensì come lo sarebbe un furto di un ruba-galline.

I telegiornali del gruppo Mediaset sono al totale servizio del loro proprietario. Non sono semplici organi di partito e questo per due motivi: il primo perché gli organi di partito sono a stampa, non entrano nelle case degli italiani come la tv ma bisogna comprarli in edicola, e ci vuole dunque quella che gli strateghi del marketing definirebbero “motivazione” all’acquisto per poterne prendere visione. L’altro è che mentre gli organi di partito si qualificano correttamente come tali, ammettendo la loro “parzialità”, i Tg di Mediaset hanno l’impudicizia di voler passare per non schierati. Invece sono tre bollettini dell’ex Presidente del Consiglio, ognuno destinato ad un pubblico diverso: Emilio Fede si rivolge ai pensionati, Mario Giordano si rivolge ai giovani e Carlo Rossella (il cui soprannome è l’eloquente Rossella 2000) comunica con un pubblico più largo, quello familiare. Il modo in cui essi hanno presentato la vittoria della CdL in Molise è quantomeno irrealistico. Va bene che Edward Lorenz scrisse che il solo battito delle ali di una farfalla può causare chissà quali sconvolgimenti climatici, ma la politica è un’altra cosa. È semplice propaganda quella che vuole Prodi in difficoltà assoluta. Certo, la legge finanziaria di Padoa Schioppa è impopolare (ed a detta di chi scrive anche mal concepita e peggio realizzata), tuttavia non c’è questa grande voglia di Berlusconi nel nostro paese. C’è, semmai, una certa delusione ed un certo disorientamento per alcune scelte dell’esecutivo, ma l’uomo di Arcore mi pare che abbia fatto il suo tempo, specie tra i suoi alleati.

Stona ed infastidisce che i giornalisti delle reti Mediaset si prestino a fare della mera propaganda. Un conto è avere le proprie opinioni ed esprimerle ed un altro è farle coincidere con quelle di chi paga loro lo stipendio. Questo non è più giornalismo, è propaganda. Per essa esistono dei soggetti preposti, i pubblicitari.

Senza offesa per questi ultimi, ridurre il giornalismo a propaganda è un’operazione non solo triste, ma anche eticamente e deontologicamente scorretta. Oltre a ciò, quest’idea della propria professione come servizio al padrone di cui si deve essere megafono acritico emana un lieve fetore da Ventennio. Speriamo che a nessuno venga in mente di dire che sono state spezzate le reni al Molise. A Campobasso potrebbero ripensarci e buttarsi a sinistra.