2006.10.25 - Fatwa catodica
Apprendo dai giornali che venerdì scorso, su Sky, vi è stata una puntata di
“Controcorrente” alla quale hanno partecipato, tra gli altri, la deputata di
Alleanza Nazionale, Daniela Santanchè, e l’imam di Segrate, Ali Abu Shwaima.
Non propriamente due giganti del pensiero, sia detto senza offesa.
Va ricordato che gli eventi sopra descritti si sono svolti e si svolgono in Italia, paese in cui il senso della decenza è ormai stato soppiantato in maniera pressoché irreversibile da enormi orizzonti di ignoranza becera e dalla disconoscenza eretta a sistema. Altrove la lite tra Abu Shwaima e Santanchè sarebbe quasi sicuramente stata considerata alla stregua di uno dei tanti battibecchi tra dirimpettai che si rinfacciano a vicenda di lordare il giardino con le briciole. Nel nostro paese è invece divenuta una questione di ordine pubblico. Addirittura, l’ex Guardasigilli Roberto Castelli ha dichiarato di voler presentare un disegno di legge contro le minacce, e già i maggiori esperti di diritto pubblico del mondo si stanno chiedendo a quali sublimi livelli giuridici potrà arrivare stavolta il Ministro meno rimpianto della storia d’Italia.
Ma, in fondo, cosa ha fatto e detto di tanto grave Ali Abu Shwaima? D’accordo, non è bello accusare di falsità un’altra persona, ma ciò non giustifica la concessione della scorta all’accusata. Mettendosi dal punto di vista dell’imam, peraltro, Daniela Santanchè non può che essere un’infedele, e ciò mi sembra che lasci il tempo che trova. L’essere “seminatrice di odio”, poi, mi pare persino un’accusa fondata, vista la delicatezza argomentativa con cui Santanchè ed i suoi amici affrontano il tema migrazione: la legge Bossi-Fini è un mostro giuridico omicida, e mi sembra che Fini sia il capo del partito in cui milita Santanchè. Tuttavia è sull’aggettivo “ignorante” che vorrei soffermarmi. Siamo tutti ignoranti, conosciamo solo ciò che abbiamo ad un palmo dal naso ed a volte nemmeno quello. Siccome a un palmo dal naso di Santanchè ci sono sempre e solo stati party, salotti ultratrendy, frequentazioni chic, pensatori del calibro di Flavio Briatore e non anni di studio ed apprendimento come sarebbe richiesto ad una persona che voglia sedere sui banchi di Montecitorio, mi sento di poter dire che darle dell’”ignorante” non è offensivo, ma ha mero valore di constatazione. Né più né meno che definire “salata” l’acqua” del Mar Morto.
E poi, quale autorità rappresenterebbe nella religione islamica il signor Ali Abu Shwaima? Chi è? L’imam di Segrate? E l’imam di Segrate ha un qualche peso? Va bene che bisogna andarci piano con i paragoni, ma l’imam di Segrate (e, sottolineo, Segrate) che lancia una fatwa è un po’ come il (peraltro eventuale) prete di Lignano Sabbiadoro che emette una scomunica: una sorta di barzelletta che non giustifica alcun provvedimento di tutela.
Con ciò non voglio dire che la parlamentare di An non meriti solidarietà, anzi. È doveroso garantire a lei come a qualsiasi altra persona il diritto all’espressione della propria opinione. Tuttavia, tutti dovremmo ricordare che le parole sono pietre e che occorrono pacatezza, apertura mentale e competenza per trattare temi così delicati. La mediocrità, infatti, non può che comportare l’esacerbarsi della conflittualità
In ogni caso, coraggio. L’imam di Segrate somiglia tanto ad Abel Smith. La sua popolarità, lo si dice con un certo sollievo, durerà poco o nulla. Proprio come avviene con la cipria. La si mette per truccarsi e la si toglie quando, qualche ora dopo, si decide di struccarsi.
Non so se di ciò Daniela Santanchè sarà contenta. Di certo, visto che di cipria si parla, si sentirà a suo agio.