2006.10.06 – Muri
È notizia di questi giorni. Il 30 settembre il Senato degli USA ha
stanziato una cifra di un miliardo e duecento milioni di dollari per costruire
un muro di 1.226 km che divida gli Stati Uniti dal Messico.
Il 4 ottobre George Bush ha posto la sua firma in calce al provvedimento, affermando che si tratta di “una legge che renderà l'America più sicura per tutti i suoi cittadini”. Si tratta infatti di una misura anti-immigrazione la quale prevede anche che 1.500 uomini siano disposti lungo il confine e che chi finanzia o costruisce tunnel sotto il muro possa essere sanzionato con un massimo di 20 anni di carcere.
I messicani hanno il difetto di essere poveri e di considerare i confinanti USA come una sorta di terra della fortuna e del riscatto. Questo li porta a cercare di varcare la frontiera a nord del paese in tutti i modi (già oggi, del resto, parte del confine USA-Messico è militarmente controllato e segnato da divisioni murarie ed in filo spinato). Naturalmente ci sono anche reali problemi di ordine pubblico, dal traffico di droga alla microcriminalità, ma da qui a dire che i messicani siano tutti dei delinquenti ce ne passa. Costruire un muro per dividersi da essi mi sembra invece che vada proprio in questa direzione razzista. Il presidente della Repubblica del Messico, Vicente Fox, uomo assai discusso ed altrettanto discutibile, ha definito la barriera muraria voluta dagli statunitensi come una vergogna paragonabile al muro di Berlino. Non so perché, ma Bush ed ogni suo provvedimento hanno lo straordinario potere di far dire cose molto sensate e condivisibili a tutti coloro i quali gli si contrappongano, compreso un uomo corrotto e politicamente inaffidabile come Fox. Tutto ciò mi ricorda una straordinaria vignetta di Altan, in cui un uomo, riferendosi all’Italia, affermava: “Questo paese è così coerente che, un giorno sì e l’altro no, riescono ad avere ragione anche gli stronzi”.
Torniamo al muro. Sarò un po’ fuori moda ed anche infantile, ma ho sempre pensato che gli uomini sono tutti uguali. Non esistono predisposizioni genetiche alle delinquenza o alla povertà, ma sono solo le circostanze della vita a determinare ciò che si è, nel bene e nel male. Quando una persona ha fame e la povertà la rende disperata, si è disposti a qualunque cosa: il non avere nulla da perdere predispone a gesti estremi. Se il Messico fosse stato un paese ricco e gli USA una nazione povera, sarebbero stati gli statunitensi a scavare sotto i muri di confine come le talpe, alla ricerca di un barlume di fortuna che la vita gli ha negato. 1.226 km di cemento armato non risolvono il dramma dell’iniquità della distribuzione della ricchezza mondiale. Un muro non può che servire a separare, a negare, a ghettizzare. Separare, negare e ghettizzare non sono forme di solidarietà, ma costituiscono tre violazioni alla dignità dell’uomo. Punto.
Se i messicani avessero avuto i portafogli pieni di soldi e carte di credito, il cemento che serve al muro di oggi sarebbe stato utilizzato per creare strade, ponti e ferrovie per rendere il loro viaggio più comodo.
Se i messicani non fossero stati uomini, ma mazzetti di denaro, per loro non ci sarebbero stati né muri né frontiere. Ai capitali, infatti, sono riconosciuti diritti che per gli uomini sono un lusso. Mentre i soldi non possono, ma addirittura debbono circolare liberamente in tutto il mondo (secondo l’evangelo di WTO e Banca Mondiale), gli uomini (meglio, quella grande maggioranza del genere umano che va considerata come povera) possono circolare solo in quanto variabile dipendente del capitale. Per essere più chiari: se hanno molto denaro (sporco o pulito, non importa) possono girare come e dove vogliono. Se non ne hanno, possono girare solo nella misura in cui servono ai capitalisti degli stati di accoglienza a creare ulteriore capitale. Insomma, ai poveri è consentito circolare se sono disponibili posti di manovalanza.
C’è ancora qualcuno che pensa che questo sia il migliore mondo possibile? Se sì, un giorno sì e uno no riuscirebbe ad avere ragione anche lui.