2006.09.27 - Franco Marini, l'educazione civica e l'eutanasia



Avevo sentito dire che quella del Presidente della Repubblica, in Italia, è una figura di garanzia. Essa ha relativamente limitati poteri reali, ma la sua parola va sempre ascoltata e rispettata. 


Allo stesso modo, avevo sentito dire che i Presidenti del Senato e della Camera (che sono rispettivamente la seconda e la terza carica del nostro ordinamento costituzionale), nel momento in cui assumono detti prestigiosi incarichi devono assumere un atteggiamento che sia il più possibile rispettoso di tutte le correnti di pensiero che esistono nel Parlamento e nel paese. Ciò non vuol certo dire che essi debbano rinunciare alla propria identità politica ed al loro modo di pensare, né che debbano annacquarli. Semplicemente, significa che i loro incarichi non gli consentono più di esprimersi come esponenti di partito, di fare campagna elettorale, di mettere la propria volontà al di sopra di quella del Parlamento e delle altre istituzioni (Presidente della Repubblica in primis).

Tutte queste cose le avevo sentite dire per la prima volta quando frequentavo la scuola media, dalla mia insegnante di Educazione civica. Poi le ho sentite dire tante altre volte e, per quello che può contare la mia opinione, le ho sempre trovate sensate.

Come tutti i concetti che diventano patrimonio comune e condiviso, queste norme non scritte non ricorrono sempre nei nostri pensieri poiché sono divenute fin troppo ovvie. Galleggiano nel nostro inconscio, per intenderci. Quando ci alziamo la mattina, ad esempio, non è che ci diciamo: “Il mio nome è xyz”. È normale che sia così, è un dato acquisito. Altrettanto dicasi quando saliamo in macchina. Non è che ci ripetiamo ossessivamente: “Devo stare sulla corsia di destra”. È una nozione scontata, a meno che non si sia in Italia da un paio di giorni e si venga dal Regno Unito. È invece vero che questi concetti ci tornano in mente quando succede qualcosa di strano. Sempre per rimanere nell’esempio di cui sopra, solo se ci troviamo dinanzi ad un incidente stradale ripensiamo che è sempre opportuno stare il più possibile sul lato destro della carreggiata e non sorpassare quando la visibilità stradale non lo consente.
A me le nozioni di educazione civica apprese a tredici anni sono tornate in mente l’altra sera, mentre guardavo il telegiornale. Si parlava dell’appello che Giorgio Napolitano aveva rivolto alle forze politiche invitandole a confrontarsi sul tema dell’eutanasia, ed un giornalista era andato ad ascoltare il parere di Franco Marini, Presidente del Senato. Il buon Marini, sfoggiando orgogliosamente e con supremo sprezzo del pericolo il cappello degli alpini, rispondeva che al Senato non era prevista la calendarizzazione del tema dell’eutanasia, che non c’era spazio perchè da questa settimana si sarebbe iniziato a discutere del testamento biologico e solo di quello. Naturalmente, gli argomenti addotti da Marini erano una foglia di fico. Il Presidente del Senato, infatti, è cattolico e per questo è contrario all’eutanasia. La cosa curiosa è che la sua contrarietà alla cessazione assistita dell’esistenza non impedisce solo che si autorizzi legislativamente l’eutanasia stessa, ma perfino che se ne discuta in Parlamento – dopo un accorato appello del Presidente della Repubblica – magari per bocciarla.

Ecco, in quel momento ho pensato che certamente Franco Marini ha frequentato con eccellente profitto le scuole medie e le relative lezioni di educazione civica, che quando la sua insegnante gli spiegava certi concetti lui annuiva con autentica convinzione e che, magari, alle interrogazioni rispondeva benissimo alle domande. Però, ora, aveva fatto finta di dimenticarsi di tutto ed aveva anteposto gli interessi del suo partito, la Margherita, ai doveri che il suo ruolo istituzionale gli impone. Oltre a ciò, era entrato a gamba tesa sul Presidente della Repubblica, il quale, peraltro, non aveva imposto l’approvazione di una legge sull’eutanasia ma solo caldeggiato una discussione sul tema, dimostrando così un alto senso del suo ruolo e la volontà si non anteporre le sue convinzioni a quelle che dovrebbero (Marini permettendo) derivare dal dibattito parlamentare.

Tuttavia, tutto questo non è l’aspetto più grave e triste della vicenda. Con la sua presa di posizione, Marini non solo è venuto meno al suo ruolo di garante istituzionale, ma ha anche mancato di rispetto a quelle famiglie che stanno vivendo un dramma e che aspettano di essere prese in considerazione da chi governa il paese. Queste famiglie, a partire da quella di Piergiorgio Welby, possono aspettare, sacrificate sull’altare delle strategie della politica e delle convinzioni di alcuni.

C’è di che riflettere, mi pare.