2006.09.26 - Un uomo ha chiesto di morire



Un uomo ha chiesto di morire. Si chiama Piergiorgio Welby, ed è co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.


Welby da anni è malato di distrofia muscolare ed è costretto in un letto. È nel pieno delle sue facoltà intellettive, ma non può parlare né camminare. Solo dei macchinari complessi riescono a tenerlo in vita. Si è così rivolto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrivendogli una lettera in cui, tra l’altro, scrive: “la mia volontà, la mia richiesta che voglio porre nelle sedi politiche e giudiziarie è poter ottenere l'eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini sia data la stessa opportunità che è concessa agli svizzeri, belgi, olandesi [e che si ponga fine al] testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”.

Napolitano, dal canto suo, ha risposto così: “Caro Welby, ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che Lei ha voluto pubblicamente rivolgermi. Ne sono stato toccato e colpito come persona e come presidente. Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione. Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del Governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. […] Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi di particolare complessità sul piano etico che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più […] Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perchè il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento”.

Le parole del Presidente della Repubblica colpiscono per la franchezza e l’assoluta mancanza di perifrasi e si spera non cadano nel vuoto.

A Welby non posso che augurare che la sua vita si spenga nel più breve tempo possibile, senza più sofferenza alcuna. Questo è ciò che vuole e noi dobbiamo rispettarlo.