2011.07.11 - Umberto Veronesi e l'uranio in tasca


Si sa che Umberto Veronesi è narciso e di favella facile. Fin qui, si tratterebbe di umane debolezze perdonabili. Nessuno è senza peccato e le pietre è sempre bene lasciarle dove stanno, vincendo la facile tentazione di scagliarle contro il prossimo.
Il guaio comincia quando Veronesi inizia a parlare di scienza. Malgrado i titoli non gli manchino, il Nostro si perde, inizia ad arrancare e a sparare castronerie inenarrabili. Una delle ultime – e al contempo delle più rilevanti, segno che il passare del tempo non migliora gli individui – Veronesi l’ha detta verso la metà di giugno. Chissà perché, il Nostro si era recato in Sardegna, convinto che i barbari isolani avessero bisogno di essere illuminati dalla Scienza, della quale il Nostro – è superfluo ricordarlo – è l’incarnazione massima e perfetta. Effettivamente i barbari isolani sono alle prese da anni con la triste vicenda del poligono di Quirra, dove la presenza di uranio provoca una quantità di decessi tumorali ampiamente superiore alla media.

I poveri sardi, che già sono isolani e quindi soffrono atrocemente il fatto che il mare li separi dal Nostro e dal suo sommo sapere, ritenevano che l’uranio fosse nocivo e cancerogeno, per cui – da stolti e ignoranti – avevano pensato che due più due facesse quattro, attribuendo all’uranio medesimo i decessi per malattie tumorali verificatisi nei pressi del citato poligono militare. Occorre essere intellettualmente onesti e riconoscere che anche noi, pur non essendo isolani e godendo del privilegio di poter raggiungere l’immenso Veronesi via terra in tempi rapidi, avevamo l’identica opinione dei sardi in merito alle vicende di Quirra. Quanta miseria intellettuale c’era nei nostri modesti pensieri, quanta povertà umana si annidava nel caracollante incedere dei nostri approssimativi studi, quanta grettezza si incrostava nelle nostre affrettate analisi di libri e studi letti e riletti ed evidentemente mai compresi!

Era, bontà sua, proprio il Nostro a ricordarcelo illuminando con gli aurei raggi che promanano dal suo cervello i nostri stentati percorsi di insipienti. Infatti, prendendo la parola, Umberto Veronesi ricordava al mondo ciò che il mondo incoscientemente si era dimenticato o forse sciaguratamente mai aveva saputo: “l'uranio impoverito non fa niente. Sono radiazioni Alfa, con un range di un decimo di millimetro. Uno se lo può anche mettere in tasca, non è pericoloso” (1).

Se un ragazzino di seconda media dicesse una cosa del genere alla sua professoressa di scienze naturali, prenderebbe un bel quattro: si sa che le scuole pubbliche non funzionano, infatti la ministra Mariastella Gelmini ci sta mettendo mano con decisione.

È dura la vita di Veronesi. Egli predica la Scienza a un paese che non lo capisce: dormirebbe con le scorie nucleari in camera e con l’uranio in tasca, e il popolo vota compatto contro il nucleare. Va bene che nessuno è profeta in patria, ma questo è troppo.

Siamo una nazione di irriconoscenti e dovremmo rendercene conto una volta per tutte. Certo, vicino al poligono di Quirra si muore che è una bellezza, ma sarà colpa del maestrale, delle aflatossine contenute nella polenta, dell’alta incidenza delle unghie incarnite, del detestabilissimo vizio di infilarsi le dita nel naso, dei coriandoli di carnevale o addirittura dei gatti che vanno in amore, ci svegliano con i loro miagolii e mandano in tilt il nostro processo di riproduzione cellulare.

Di certo, non è colpa dell’uranio impoverito, che tutti noi potremmo portarci in tasca.Lo ha detto Veronesi, l’incarnazione della Scienza.

Potremmo perfino inalarlo quando abbiamo le riniti allergiche, aggiungiamo noi speranzosi poiché finalmente illuminati dalle parole del Nostro, che notoriamente è Via, Verità e Vita.

Oppure potremmo farci una bella tisana di uranio impoverito e prenderla tutte le sere prima di andare a dormire, così riposeremmo più tranquilli e la nostra pelle sarebbe più rilassata.

Il male che il professor Veronesi apporta alla scienza con queste sue sconcertanti dichiarazioni è incalcolabile. Sfuggono allo scrivente i motivi di questo suo diuturno esternare concetti privi di ogni sostegno scientifico, ma non si può non ammettere che tanto meno si comprendono le ragioni di questo modo di fare, tanto più cresce l’imbarazzo.

Si suol dire che un bel tacer non fu mai scritto.Si può aggiungere che quasi mai le parole sono disinteressate. Duole affermarlo, ma forse la verità è tutta qui (2).


A proposito di centrali nucleari e sicurezza – un altro tema fortemente sbandierato da Umberto Veronesi – segnalo questo articolo:

Da http://blog.ilmanifesto.it/franciaeuropa/2011/07/03/incendio-alla-centrale-nucleare-di-tricastin/

INCENDIO ALLA CENTRALE NUCLEARE DI TRICASTIN
Anna Maria Merlo


Sabato 2 luglio, nel primo pomeriggio, c’è stato un incendio al reattore numero 1 della centrale nucleare di Tricastin, nella Drôme. Gli abitanti della zona hanno visto uno spesso fumo nero alzarsi dalla centrale. Edf, che gestisce questa come tutte le altre centrali francesi, ha subito pubblicato un comunicato, rassicurante: l’incendio ha avuto luogo nella parte non nucleare dell’impianto e “non ha nessuna conseguenza radiologica sull’ambiente e la popolazione”. Il fuoco ha prseso in un trasformatore che serve per evacuare la produzione elettrica verso la rete di distribuzione nazionale. Il reattore numero 1 era fermo, per i lavori di manutenzione annuale.

Tricastin è una delle più vecchie centrali francesi, costruita nel ’74. Nel dicembre del 2010 è stato deciso di allungarne la vita di altri dieci anni., malgrado sorga in una zona a bassa intensità sismica. Nella cittadina più vicina, Saint-Paul-Trois-Châteaux (8300 abitanti), sono stati realizzati due esperimenti in tre anni, per insegnare ai cittadini come reagire in caso di incidente. Tutti i telefoni fissi di un raggio di 10 chilometri dalla centrale sono collegati a una centralina automatica, che dovrebbe avvertire tutti in caso di incidente. L’Autorità per la sicurezza nucleare, per dare il via libera all’allungamento della vita di Tricastin, aveva imposto 32 nuove “prescrizioni tecniche” da realizzare imperativamente. Sono per esempio in corso dei lavori sul canale del Rodano dove è costruita Tricastin, che dureranno fino al 2014. Ma l’Autorità per la sicurezza nucleare mette le mani avanti: la sicurezza della centrale nucleare non è assicurata in caso di piena eccezionale.

Malgrado il tragico avvertimento di Fukushima, la Francia non intende abbandonare il nucleare. Nicolas Sarkozy ha stanziato un miliardo di euro – nell’ambito degli investimenti del “grande prestito” di 35 miliardi avviato nel 2009 – per la ricerca sulla sicurezza nucleare. La “sicurezza” della tecnologia nucleare francese è diventata un argomento di vendita in campo internazionale dopo Fukushima: il nostro Epr è più caro, dicono ad Areva (il gigante della costruzione delle centrali) perché è più sicuro.






NOTE
(1): Cfr. http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/226347 e http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/06/19/news/quirra-riaperti-dal-gip-500-metri-di-spiaggia-4466144
(2): Ringrazio Serena Casu per la segnalazione delle affermazioni di Umberto Veronesi sull’uranio impoverito.