2011.09.08 - Gli uomini nuovi (e il giro della Padania)


Diciamocelo francamente, per quanto uno si ammanti di nuovo rimane sempre quel che è. Se poi applichiamo il concetto agli uomini di destra, mi pare che esso valga doppio. Questo mio convincimento – certo parziale ed empirico – si è rafforzato stamattina, mentre navigavo all’interno del sito del “Corriere della Sera” e mi imbattevo in due notizie.
La prima riguarda il Presidente della Camera, il quale, oltre a svilire il suo ruolo istituzionale andando un giorno sì e l’altro pure a fare il capopartito in riunioni e convegnucci vari, ha il vizio di voler fare immersioni e pescare dove gli pare, incurante di divieti e tutele dell’ecosistema. Stavolta Gianfranco Fini si è immerso ed è riemerso impugnando molluschi e stelle marine come trofei, sentendosi l’Italo Balbo del tuffo. Peccato che il nostro (si fa per dire) eroe (idem) si trovasse ormeggiato nella riserva marina di Giannutri – ove pescar non si puote – e che le stelle marine siano una specie protetta (1).

Un normale cittadino che si comporti in tal modo incorrerebbe in una denuncia penale, ma Fini, che è un potente, si fa difendere da un portavoce, tal Fabrizio Alfano, il quale afferma: “La giornalista del settimanale [‘Oggi’, autore dello scoop] aveva contatto la titolare del diving che aveva accompagnato Fini che le aveva assicurato che non era stato Fini ad aver pescato sott'acqua alcunché, oltre al fatto che una volta pescati, quei beni sono stati riposti immediatamente in mare”.

Insomma, a parte il fatto che l’italiano di Alfano è traballante assai, il concetto è questo: Fini non è stato perché non c’era, e – se c’era – ovviamente dormiva.

Se non dormiva, dormivano le stelle marine perché quelle pescate tali non erano, bensì trattavasi di sassi, alghe o addirittura resistenze di frigoriferi. Se poi proprio fossero state stelle marine (e magari pure sveglie), Fini, o chi per lui, hanno riposto immediatamente in mare il tutto, magari adoperando un po’ di Attak per non creare danni all’area protetta di Giannutri.

Complimenti.


La seconda notizia riguarda il più fedele luogotenente di Fini, l’onorevole Italo Bocchino. Bocchino ama correre dietro alle gonnelle, come una serie di voci su un suo flirt con Mara Carfagna ha dimostrato. Si sa, il maschio di destra è virile, l’uomo mediterraneo è passionale, le tentazioni della carne sono quelle più difficili da respingere, fatto sta che Bocchino si è invaghito di Sabina Began.
La signora Began è una che di Berlusconi ha detto: “Mi ha illuminato! Ecco, sì: lui ha dato luce al mio animo e, così facendo, mi ha avvicinato a Dio […] Perché Silvio è un maestro di vita... anzi, no, di più: Silvio è un santo” (3). Non contenta, si è pure tatuata le iniziali del Presidente del Consiglio su un piede.
Già questi, per uno che si dice anti-berlusconiano, dovrebbero suonare come un paio di campanelli d’allarme tutt’altro che irrilevanti (in realtà qualsiasi uomo intellettualmente normodotato dovrebbe tenersi alla larga da donne simili, ma tant’è). Bocchino invece ai campanelli d’allarme deve essere sordo, o forse il fatto che la signora Began, attricetta di quarti piano, sia soprannominata “bunga bunga” deve avergli fatto fantasticare chissà quali avventure.

Non sappiamo se Bocchino, per così dire, abbia “consumato” e – se sì – quanto e in che modo lo abbia fatto. Sappiamo però che, per dirla con il grande Massimo Troisi, tra i due non era amore, ma un calesse. Le cose sono finite male e la signora Began vuole addirittura denunciare l’esponente di Fli per stalking, mentre il buon Italo (non Balbo, Bocchino) sospetta che sia tutto un trappolone organizzato da Berlusconi contro di lui. Qualora l’ultima ipotesi fosse vera, non mi parrebbe il caso di simpatizzare per Bocchino. Una persona intelligente sa scegliersi contesti e compagnie migliori, sa chi è il caso di frequentare e da chi invece deve stare alla larga. Quando bastano invece un paio di gambe qualsiasi per far sragionare un uomo, significa che quest’uomo vale poco, addirittura meno della donna che lo ha mandato in tilt.



PS: Non c’entra con l’argomento trattato, ma voglio esprimere la mia stima incondizionata ai militanti e simpatizzanti di sinistra (Rifondazione comunista in primis, ma anche Pd e Cgil) che stanno facendo di tutto per ostacolare lo svolgimento di quella pagliacciata immane che è il Giro ciclistico della Padania. Il Giro ciclistico della Padania è un evento di partito finanziato dalla Federazione italiana di ciclismo, quindi da tutti i cittadini italiani. Se la Lega Nord ha voglia di farsi una kermesse propagandistica (cosa in sé del tutto legittima), la faccia con i soldi suoi, non con quelli di tutti gli italiani. Condivido perciò in pieno la lettera che Paolo Ferrero ha scritto a Giorgio Napolitano (http://web.rifondazione.it/home/index.php/prima-pagina/762-giro-della-padania-vulnus-istituzionale) e vi invito a leggerla: essa è una testimonianza di come in questo paese le istituzioni siano una vera e propria barzelletta.





NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_07/fini-pesca-sub_6f478d9e-d94d-11e0-91da-5052c8bbe100.shtml
(2): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_settembre_08/salvia-bocchino-began_e9ee7784-d9d8-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml
(3): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_agosto_18/Cosi-ho-conosciuto-Italo-E-vi-dico-che-il-premier-mi-ha-avvicinato-a-Dio_3aafb32c-c962-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml