2011.11.02 - La documentatezza


È un peccato che Chicco Testa, Umberto Veronesi, Oscar Giannino e altri non facciano più sentire la loro voce sui giornali.

Mi mancano.
Mi mancano la marmorea certezza delle loro opinioni, l’ampiezza delle loro visioni prospettiche, il disinteresse con cui propugnavano le loro idee sull’energia e la documentatezza delle loro posizioni.

Sì, la documentatezza, avete letto bene, proprio questa parola che sul vocabolario di italiano non esiste, perché il bagaglio culturale dei sopracitati eroi non è perimetrabile attraverso le espressioni della lingua italiana. Essa infatti non basta: è stata sufficiente per scrivere "La Divina Commedia", ma non è bastevole a definire cotanti geni.

Per questa gente si deve andare oltre, si deve planare sui neologismi, occorre attingere alle modalità espressive più ardite e farle esplodere sui fogli come fuochi d’artificio durante le feste d’estate.

Tirate fuori dal congelatore Testa, Veronesi e Giannino, mostrate al mondo come essi avessero ragione nel chiedere l’atomo in ogni comune, le scorie nella camera da letto e il plutonio nel dentifricio.

La cronaca ha dato loro ragione, la storia pure, e questi due articoli apparsi sui quotidiani di oggi ne danno l’ennesima conferma, peraltro non richiesta.


Da http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/427678/

Esteri
02/11/2011
Fukushima, trent'anni per bonificare
Rischi di una nuova fissione nucleare


I tecnici hanno iniziato a iniettare acido borico per evitare una possibile reazione a catena


Trent'anni per smantellare e bonificare i quattro reattori dell'impianto nucleare di Fukushima in Giappone, situato a 220 km a nord-est della capitale Tokyo, e colpito durante il terremoto e il seguente tsunami lo scorso 11 marzo. Lo sostiene un rapporto ufficiale della Commissione giapponese per l'energia atomica, secondo quanto scrive il Guardian online. Nel dossier si spiega che la rimozione dei detriti e del combustibile contenuto negli impianti dovrebbe iniziare a fine 2021 e che ci vorranno complessivamente oltre trent'anni, dopo l'arresto dei reattori a freddo, per completare lo smantellamento.

Il rapporto però non specifica i costi dell'intero processo. La Commissione cita il caso di un altro incidente, quello avvenuto a Three Miles Island, la centrale Usa che registrò una importante emissione di cesio radioattivo nel 1979. In quel caso ci vollero dieci anni per mettere in sicurezza l'impianto e bonificare l'area. Ma per l'incidente a Fukushima, secondo la Commissione, ci vorranno tempi più lunghi. La Tepco (Tokyo Electric Power Co), la società che gestisce l'impianto aveva confermato all'inizio di agosto insieme al governo nipponico l'obiettivo di raggiungere «l'arresto a freddo» dei reattori danneggiati per metà gennaio 2012, dopo aver ridotto gradualmente la temperatura del combustibile anche con il sistema di raffreddamento stabile. L'incidente di Fukushima è la peggiore crisi nucleare mondiale da Cernobyl, avvenuta nel 1986.

Intanto la società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dello scorso 11 marzo, ha annunciato oggi che ha cominciato a iniettare una miscela di acqua e acido borico in uno dei reattori dell'impianto, in cui potrebbe prodursi una nuova reazione di fissione nucleare. La Tokyo Electric Power (Tepco) ha precisato che si tratta del reattore numero due dell'impianto. "Non possiamo scartare la possibilità di una reazione di fissione nucleare localizzata", ha dichiarato il portavoce di Tepco, Hiroki Kawamata, aggiungendo che l'iniezione di questa miscela è una misura di precauzione.



Da http://www.terranews.it/news/2011/11/fissione-nel-reattore-2-livelli-da-chernobyl

Fissione nel reattore 2. Livelli da Chernobyl
Dina Galano


FUKUSHIMA. La Tepco, gestore della centrale, conferma l’«alta probabilità» che si sia avviato un processo fissile. Secondo un’autorevole ricerca il disastro giapponese è paragonabile a quello ucraino.

Sarebbe «alta» la probabilità che all’interno del reattore 2 della centrale di Fukushima si sia verificata una fissione nucleare. La notizia è stata diffusa ieri dalla Tepco, la società gestore dell’impianto, ed è stata accompagnata da tempestive rassicurazioni in merito al blocco del processo fissile, realizzato attraverso l’iniezione di una miscela di acqua e acido borico «a scopo precauzionale». Dall’11 marzo scorso quando terremoto e maremoto hanno danneggiato l’impianto nucleare, la società era riuscita solo recentemente a considerare il secondo reattore vicino alla messa in sicurezza, con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi, e rinnovare l’obiettivo della chiusura definitiva dell’impianto per la fine dell’anno. L’allarme è scattato in seguito a nuove rilevazioni che hanno accertato la presenza di xenon 133 e xenon 135, due gas che si sprigionano nei casi di rottura del nucleo, in concentrazione notevole e costante nelle giornate di ieri e lunedì.

Provato il rischio fissione, Jun’ichi Matsumoto della Tepco ha assicurato che «si sono registrati livelli bassi, non sono state sviluppate grandi energie e non ci verificati problemi».

Ciononostante, Fukushima continua a far tremare il Giappone e il suo governo, costantemente al centro delle critiche per aver sottostimato l’incidente. L’ultima ricerca sul disastro nucleare, condotta dall’Istituto norvegese di ricerche atmosferiche, dell’Istituto centrale di meteorologia e geodinamica di Vienna e grazie alla collaborazione tra l’Università di Vienna, quella della Catalogna e la Columbia University, rimarca la gravità delle conseguenze dell’incidente dell’11 marzo scorso ben oltre quanto dichiarato dalle autorità nipponiche. E controbatte anche altre evidenze scientifiche che, finora, avevano escluso che Fukushima significasse una nuova Chernobyl.


«Le emissioni radioattive della centrale di Fukushima - si legge nella sintesi del rapporto - sono iniziate prima, sono durate più a lungo e perciò sono più state più intense di quanto qualsiasi studio scientifico abbia finora accertato». La ricerca, pubblicata recentemente online da “Atmospheric Chemistry and Physics”, ha combinato circa un migliaio di dati sulle emissioni radioattive (in particolare, di xenon 133 e di cesio 137) registrate non solo in Giappone, ma anche negli Usa e in Europa, ripercorrendo a ritroso tutti i processi di diffusione atmosferica dei gas e delle polveri. Secondo quando raccontato a Nature dallo scienziato che ha guidato la ricerca per l’istituto norvegese, Andreas Stohl, si tratterebbe del maggiore sforzo mai messo in campo per valutare l’intensità delle radiazioni rilasciate dall’impianto di Fukushima. Sono state così ricostruite le mappe metereologiche al suolo e in quota dell’arco temporale corrispondente all’incidente e le conseguenze apprezzate su scala globale.

Ne è risultato, tra l’altro, che la quantità di radiazioni emessa dall’impianto di Fukushima rappresenta in realtà il doppio di quello accertato e dichiarato ufficialmente dal governo giapponese. Soprattutto il dato sul rilascio del cesio 137, l’isotopo più nocivo per la salute umana e l’ambiente, farebbe ritenere che ciò che sta accadendo a Fukushima è paragonabile a quello che ha colpito Chernobyl, anche se tempi e tipologia dell’evento restano differenti. Per questo, le minori esplosioni e la diffusione graduale di radioattività che caratterizzano il caso asiatico necessitano, secondo la ricerca, di venir monitorate nella loro incidenza a livello globale.