2011.03.18 - Umberto Veronesi e i nuclearisti
Umberto Veronesi parlò chiaro: «Potrei tranquillamente dormire in camera con le scorie radioattive», affermò il 30 novembre 2010 a margine del forum On Food & Nutrition, organizzato dalla Barilla.
Poiché temeva di non essere stato sufficientemente esplicito, aggiunse «Le scorie non sono un problema per la salute, si tratta di una piccola quantità di materiale radioattivo che viene chiuso tra quattro blocchi di piombo, che viene vetrificato. Non si prendono radiazioni, io potrei dormire in camera con le scorie nucleari e non uscirebbe neanche una minima quantità di radiazioni» (1).
Ora, fossi maligno, potrei invitare il professor Veronesi a prenotare una camera d’albergo a Fukushima, con vista sulla centrale nucleare, e a soggiornarvi. Tuttavia, ho deciso di essere educato, per cui mi limiterò a constatare l’assoluta inconsistenza delle affermazioni di Veronesi. Allo stato attuale dell’evoluzione scientifica, l’energia nucleare rappresenta uno dei fallimenti più clamorosi che la mente umana abbia mai partorito.
Eccone i sintesi alcune ragioni:
- Le centrali nucleari sono pericolosissime, dannose per la salute umana non solo in caso di incidente, ma nella normalità del loro funzionamento.
- L’energia nucleare è costosissima: non si riesce a stimare davvero quanto costi un kWh prodotto con l’atomo, tanti sono gli elementi di costo che esso presenta.
- L’energia nucleare non è minimamente versatile. Essa serve solo a produrre energia elettrica, la quale rappresenta solo una parte del fabbisogno energetico mondiale. Tanto per fare un esempio banale, un reattore nucleare non può consentire il funzionamento di un’automobile o quello di una funicolare. Non solo: anche nel campo della produzione di energia elettrica, l’atomo è poco efficace, sia perché due terzi dell’energia prodotta vengono dispersi in calore (con conseguente alterazione climatica delle zone attigue agli impianti) sia perché i reattori sono scarsamente modulabili. Per essere più chiari, occorre tempo per consentire un incremento (o un calo) di produzione energetica in un impianto nucleare, e quindi, in caso di “picco”, le centrali atomiche sono di fatto inutili.
- Non esiste possibilità di risolvere il problema delle scorie nucleari. Questo è bene tenerlo a mente. Dove si pensa di trovare un luogo geologicamente stabile (vale a dire al riparo da terremoti, alluvioni e similari) per un periodo di almeno 20.000 anni? Dove trovare un luogo che, per lo stesso periodo di tempo, sia certamente al riparto da ogni minima infiltrazione d’acqua? Come costruire un materiale di stoccaggio che per questi stessi 20.000 anni sia impermeabile a ogni agente esterno?
- Una centrale nucleare funziona per una trentina di anni, poi è meglio chiuderla. Una centrale idroelettrica dura quattro o cinque volte tanto e con costi di gestione minimali.
- L’uranio è una risorsa naturale non meno limitata del petrolio. Una volta esaurito (o resa non conveniente la sua estrazione da fattori economici) come le alimentiamo le centrali atomiche? Con l’urina?
- Le centrali nucleari costituiscono un obiettivo ipersensibile in caso di attacco militare.
- Se volete rendervi conto di quanto sia folle costruire una centrale nucleare, leggete questo articolo di Riccardò Staglianò:
http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2011/03/16/olkiluoto-dove-il-sogno-nucleare-italiano-e-gia-incubo-logistico-2/ .
Non parlerò degli altri nuclearisti italiani, perché fondamentalmente non lo meritano. O sono in malafede perché prezzolati, o sono così inetti che gli andrebbe tolta la laurea. Aggiungo solo un paio di cose.
1. Ieri Veronesi ha detto che occorre un momento di riflessione. Anzi, per la precisione ha affermato che è necessario «prendersi una pausa di riflessione profonda» (2). A parte il fatto che non ero al corrente del fatto che si potessero fare delle riflessioni superficiali, credo che Veronesi dovrebbe dimettersi immediatamente dall’incarico di Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. I rischi dell’atomo erano ben noti a tutti ben prima dei fatti di Fukushima, e se lui si è prestato a ricoprire un simile incarico significa che ha anteposto alla scienza e alla coscienza qualcosa da cui un uomo deve sempre prescindere. La Prestigiacomo, invece, si è dimostrata più intelligente e ha affermato che è il caso di uscire dal nucleare e di lasciar perdere i piani del governo italiano, altrimenti il Pdl potrebbe subire un tracollo elettorale.
2. Vorrei dire qualcosa sugli opinion-maker che scrivono sui quotidiani nazionali. Assai sovente sono dei tuttologi (e quindi degli nientologi) che sparano cretinate immani. Se studiassero e avessero un minimo di dignità, si vergognerebbero delle loro azioni. Tuttavia, Marco Travaglio ha sviluppato delle riflessioni esilaranti su di essi, per cui copio/incollo questo suo articolo da http://temi.repubblica.it/micromega-online/allarme-atomico-evacuato-giannino/
Allarme atomico, evacuato Giannino
di Marco Travaglio
"il Fatto quotidiano"
16 marzo 2011
Prima vittima italiana del disastro nucleare giapponese: da cinque giorni non si hanno più notizie di Oscar Giannino, editorialista di Panorama, Messaggero, Gazzettino, Mattino, Radio 24. Precisamente da sabato, quando sulla prima pagina del quotidiano romano del costruttore Caltagirone è apparso un suo commento dal titolo definitivo: "Nucleare sicuro, è la prova del nove". Sdegnato contro chi osava "diffondere e amplificare notizie sull'allarme nucleare", il variopinto esperto sentenziava: "Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che, in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti, senza creare pericoli per ambienti e popolazioni" ecc.
Insomma "le procedure automatiche d'arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate" e "le centrali hanno tenuto". Ergo "tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo è dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica". Purtroppo quel crasso ignorante tecnologico del premier Naoto Kan non legge il Messaggero: infatti ha intimato ai residenti nel raggio di 30 km da Fukushima di evacuare di corsa o di barricarsi in casa. Nel frattempo il Giannino ha fatto perdere le sue tracce: fonti non confermate lo segnalano tutto fosforescente col costumino fucsia nel reattore 2, mentre fa l'aerosol e i tuffi nella vasca di raffreddamento. Il Messaggero lo rimpiazza prontamente con Alberto Clò ("Dal nucleare non si può prescindere") ed Ennio Di Nolfo (guai a "trarre conclusioni frettolose e improvvisate. Sarebbe un esercizio futile"). Questi giganti del pensiero andrebbero spediti immantinente in Giappone come motivatori delle popolazioni in fuga. Uno abita sotto una centrale, la sente esplodere tre volte a notte, vede uscirne simpatici funghi atomici e sarebbe quasi tentato di turarsi il naso e darsela a gambe.
Ma ecco sull'uscio il professor Di Nolfo, giunto appositamente dall'Italia per ammonirlo: "Alt! Niente frettolose o improvvisate conclusioni, sarebbe esercizio futile. Faccia un bel respiro e si rilassi col Messaggero". Dove si segnalano altri titoli memorabili: "Le emozioni influenzano le scelte dell'Occidente", "Un incidente che frena il Rinascimento Nucleare". Già, perché al confronto la Firenze di Lorenzo il Magnifico era Neanderthal. Del resto, rassicurano gli esperti del Messaggero, le centrali italiane prossime venture avranno "un sistema ridondante di sicurezza", con ben "quattro sistemi di raffreddamento" (più Oscar Giannino che succhia la mentina e soffia aria fresca); "il rischio che la nube giapponese arrivi in Italia è davvero remoto, vista la distanza molto elevata" (ma va?); e comunque anche in Giappone è tutto sotto controllo, anche se il governo giapponese non lo sa: "Nessuna fuoriuscita dal nocciolo, solo fughe radioattive di lieve entità", per giunta "indotte dai tecnici degli impianti per far uscire il vapore in eccesso". Due scoreggine, non di più. Intanto il Pompiere della Sera, che ha tra i suoi azionisti i costruttori Ligresti e Toti, ci regala un ardito calcolo di Massimo Nava: "È scientifico che il rischio zero non esista. Ma in Francia nessun grave incidente è avvenuto in 1450 anni (dato ottenuto moltiplicando 58 reattori per 25 anni di funzionamento medio ciascuno)".
Moltiplicando poi per Pi greco, si può desumere che nessun grave incidente nucleare s'è verificato in 4553 anni, a partire dal 2542 a.C., quando i fenici s'insediarono nel Mediterraneo. Sono soddisfazioni. Del resto Il Tempo del costruttore Bonifaci – "non possiamo chiudere tutte le centrali francesi" che stanno a due passi da noi: dunque tanto vale farcene qualcuna in casa. È logica pura: siccome ho un vicino piromane che potrebbe incendiare la casa, la incendio prima io.
Così lo frego.
NOTE
(1): Cfr. Maurizio Giannattasio, Veronesi: scorie nucleari? Nessun rischio. Le terrei a casa, in “Corriere della Sera”, 1° dicembre 2010, p.19 e ora in http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/01/Veronesi_scorie_nucleari_Nessun_rischio_co_9_101201012.shtml
(2): Cfr. Antonio Cianciullo, Veronesi: "Riflettiamo". E la Prestigiacomo..., in http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/17/news/veronesi-13739593/