2011.09.04 - Ancora sul porno femminista


Dopo le mie riflessioni sull’intervista di Laura Preite a Erika Lust (1), mi scrive la mia amica e collega Flavia Gasperetti, che tra le altre cose ha un blog molto ben fatto http://brainthatdrained.blogspot.com/ .

Flavia formula le sue considerazioni sul porno. Le riporto per intero in granata e le rispondo sotto.

Caro Saverio,
eccomi di ritorno!

Allora, un po’ di riflessioni in ordine sparso sulle questioni sollevate nel tuo post dell’altro giorno.

Il porno ha ambizioni artistiche? Potenziale emancipatorio?

1) Qualche anno fa lessi un libro (credo di Pietro Adamo ma potrei sbagliare) sulla storia del cinema hard, che era veramente molto informativo. Prima del’avvento del VHS, quando i film hard erano ancora proiettati nei cinema e quindi girati su costosa pellicola, spesso erano registi e produttori provenienti da altri ‘generi’ quali ad esempio l’horror e altri tipi di B movies che, a tempo perso giravano porno. Questo per dire che, storicamente, nel porno confluirono anche preoccupazioni ‘estetiche’, che forse potremmo quasi considerare artistiche, o per lo meno quelle qualità apprezzate appunto dai patiti dei b movies e della cinematografia ‘cult’. Questo per dire che, magari ora non succede, ma in teoria, porno e arte non sono interamente incompatibili.

2) Per il potenziale emancipatorio: negli anni settanta (stando sempre ad Adamo, forse) il porno risentì molto del clima ideologico generato dalla liberazione sessuale di quegli anni e non sono mancati certe fusioni con la ‘controcultura’. C’è chi vede ancora il porno come un potenziale campo di sperimentazione della sessualità, e anche di emancipazione da una cultura patriarcale ed etero diretta. Penso soprattutto ai film della pornografia lesbo (girati per e da lesbiche, non i porno mainstream in cui compaiono scene di sesso lesbico per che è cosa ben diversa) o queer.

Tutto questo per dire che quello che dice Erika Lust (dei cui film non so nulla, magari è una poveraccia) non è nuovo. Si riallaccia ad una tradizione secondo la quale si può intervenire sulle rappresentazioni più popolari della sessualità, e, appropriandosene, contaminarle con rappresentazioni del piacere ‘altro’. Che si tratti di aspetti della sessualità femminile che il porno tradizionale generalmente non contempla, o appunto, sessualità queer, deviante, etc etc.

Ovviamente tutti questi propositi hanno senso solo se siamo d’accordo sul fatto che nel porno tradizionale si devalutino o in qualche modo sviliscono le donne, o certi aspetti della sessualità. E tu hai ragione, la cosa non è scontata.

Si potrebbe anche partire da una considerazione non ideologica e anzi un po’ liberal-consumistica e dire che se, come pare, il porno è pensato e prodotto tradizionalmente per un’utenza maschile, esso magari non è offensivo, ma non soddisfa le esigenze delle consumatrici. Immagina che per qualche motivo l’intera industria dell’abbigliamento produca solo abiti maschili, magari anche bellissimi e di ottima fattura, ma sostanzialmente abiti da uomo. Inevitabilmente qualcuno finirebbe per pensare ‘non possiamo aspettarci che le donne comprino questi vestiti che non sono pensati per loro’ e individuerebbe una nuova nicchia di mercato.

Poi ci sono le posizioni di chi pensa che il porno, e così anche gran parte delle rappresentazioni visive della nostra società (vedi la pubblicità, la televisione etc etc) siano effettivamente luoghi in cui si pratica della neanche tanto latente misoginia, o visioni della sessualità contestabili. Su questo il femminismo ha versato fiumi di inchiostro. Non è facile e sarebbe molto lungo trattare in modo esauriente di queste critiche. C’è il problema della prostituzione. Perché se, come dici tu, gli attori di film hard sono persone che si prostituiscono, non è escluso che nell’industria si verifichino gli stessi sfruttamenti criminali della prostituzione che si verificano per le strade. Questa fu una questione emersa per esempio a ridosso dell’ondata di porno prodotti nell’est europeo, non dico altro.

Ci sono modalità di rappresentazione della pornografia mainstream che se non ci fossero, penso sarebbe meglio. Una su tutte, la fisicità delle attrici, e anche un po’ degli attori del porno, in questi anni è cambiata: la depilazione totale, i seni stra-rifatti etc etc. Magari è solo estetica, ma è un’estetica che secondo me nega la fisicità piuttosto che celebrarla.

Nell’epoca del porno gratis e ubiquo grazie ad internet, queste considerazioni hanno una certa importanza. Un’adolescente di oggi, molto prima che gli capiti l’occasione di fare sesso a sua volta, ha avuto un esposizione al porno che noi, che siamo di un’altra generazione, non avevamo. Non mi sembra una grande idea che una persona cresca senza sapere com’è fatto un seno normale o vergognandosi di avere dei peli…

Vedi, volevo essere sintetica ma non ci sono riuscita. Concludo con una raccomandazione cinematografica: se non l’hai mai visto, guarda ‘Scandalosi vecchi tempi’. Una raccolta di filmatini porno di inizio novecento che furono restaurati qualche anno fa e fecero un po’ il giro dei festival del cinema. Secondo me, dal confronto tra quei film e la pornografia contemporanea si capiscono un sacco di cose.

p.s. Si si! Scriviamo un libro! Sono anni che ci penso!

Flavia




Cara Flavia,
una sera di qualche anno fa mi sintonizzai sul “Maurizio Costanzo show”. Tra gli ospiti, c’era la pornoattrice francese Ovidie Becht, ai più nota con il solo nome di battesimo. Ovidie non andò da Costanzo a presentare un film, ma l’edizione italiana del suo libro “Pornomanifesto”, edito da Baldini & Castoldi (2). Nel suo volume, Ovidie (che ha alle spalle qualche anno di università presso un dipartimento di Filosofia di cui non ricordo l’esatta ubicazione) cercava di confutare quella che lei riteneva essere una serie di luoghi comuni sul mondo del porno, riprendendo e sviluppando alcune tesi formulate in precedenza da filosofe come Camille Paglia. Comprai il libro, lo lessi, mi recai a vedere il blog di Ovidie segnalato sul suo stesso libro, e mi colpì una notizia. Ovidie segnalava che la sua collega ceca Daniella Rush aveva avuto un grave incidente stradale e sarebbe rimasta sulla sedia a rotelle in quanto aveva perso l’uso delle gambe. Pensai che per una persona la quale lavora solo ed esclusivamente con il suo corpo, questo era un dramma doppio. Quando poi lessi alcune note biografiche della Rush, rimasi ulteriormente spiazzato: il primo motivo era legato a certe scene molto estreme da lei girate durante la sua carriera; il secondo motivo era legato al fatto che nemmeno la Rush era una sprovveduta, essendo iscritta alla facoltà di Medicina dell’Università di Praga e avendo pure un fidanzato.

Prima di sapere tutte queste cose non mi ero mai soffermato sulle vite di chi fa questo mestiere. Ovidie Becht e Daniella Rush invece mi incuriosirono. In alcuni mesi lessi un po’ tutto quello che è uscito sul mondo dell’hard: dal libro di Raphaella Anderson alla biografia di Joe D’Amato, ma non il libro di Pietro Adamo cui tu fai riferimento. Prima di documentarmi su questo mondo ero convinto che chi ne facesse parte non avesse né etica, né testa. Dopo aver letto ho dedotto che queste persone hanno un’etica (e a volte anche una testa), solo che è diversa dalla mia. Mi sono anche convinto che le attrici e gli attori del porno non siano delle vittime inconsapevoli del mondo. Girare film hard è una scelta, non un’imposizione. Chi fa questo mestiere decide che quello di copulare nudi davanti allo schermo è un prezzo che si possa pagare per vivere bene. Certo, spesso poi se ne pente (immagino che quella vita sia meno divertente di quanto gli ingenui siano portati a pensare), ma questo non cambia i termini del discorso: ci si prostituisce perché rende.

Secondo il documentario su “Gola profonda” pubblicato da Feltrinelli (3), effettivamente il porno ai suoi albori era meno legato alla perfezione estetica dei suoi protagonisti e alla dimensione commerciale. Insomma, si può dire che rientrasse in quell’ondata di liberazione sessuale che ebbe inizio alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Credo però – ma è una mia opinione del tutto arbitraria – che fosse il contesto a determinare il contenuto. Non penso che il porno in sé (quello dei primi anni Settanta come quello odierno) possa contribuire all’emancipazione dei singoli e/o delle masse, solo che calato in quella dimensione di grande attivismo sociale esso si ammantava di risvolti di tipo sociale.

Lo ammetto, sono scettico sul porno come elemento di crescita, ma allo stesso tempo non sono nemmeno reazionario e bigotto da affermare che esso faccia male a qualcuno (con la sola eccezione dei bambini). Tutto dipende da chi lo e da come lo guarda: se uno pensa che quella sullo schermo sia esattamente la realtà di tutti i giorni, sbaglia; se uno pensa che sia una rappresentazione più o meno discutibile e condivisibile della sessualità, forse è nel giusto.

I bigotti diranno che il porno travia le menti. Io penso invece che una sessualità disturbata non derivi mai dal porno. Se qualcuno che ha problemi in questo senso guarda il cinema hard lo fa perché i suoi tratti irrisolti stanno a monte e nell’hardcore trova una sua valvola di sfogo. Dal canto mio, non ho mai visto una persona “normale” diventare un maniaco sessuale per aver visto un’orgia in dvd. Spero solo che nessuno mai mi (e ci) chieda se sia giusto o meno guardare un film porno, perché una risposta a questa domanda non c’è: fondamentalmente si tratta di una scelta privata.

Giustamente tu dici: “C’è chi vede ancora il porno come un potenziale campo di sperimentazione della sessualità, e anche di emancipazione da una cultura patriarcale ed etero diretta”. Questo è storicamente vero, ma le posizioni di chi sostiene tali teorie non mi convincono: siamo davvero sicuri che la reale emancipazione da simili culture possa essere avvenuto e avvenire attraverso il porno? O non è più probabile che, a causa del superamento di certe forme di limitazione della propria personalità imposte dalle convenzioni sociali, siano nate modalità di espressione alternative in cui, più o meno giustamente, è possibile inserire anche alcune forme di hard?

È interessante il tuo paragone con gli abiti: se in un negozio trovo solo abiti di foggia maschile non posso pensare che le donne li ritengono adatti a loro e li acquistino. Tuttavia mi permetto di non condividerla. Siamo davvero sicuri che l’immaginario erotico sia divisibile in femminile e maschile? Io sono portato a pensare – senza ovviamente presumere di avere ragione – che fino a quando l’identità femminile è stata compressa, l’immaginario erotico delle donne non ha potuto esprimersi: è stato perciò il maschio a decidere che quel che andava bene a lui dovesse andare bene anche per l’altra metà del cielo, arrogandosi il diritto di stabilire i canoni del desiderio maschile (tutto è legittimo) nonché di quello femminile (è legittimo solo non avere desideri). Ora che anche alle donne è consentito avere un’individualità (anche se in forme e modi che certo non sono quelli auspicati dal femminismo più intelligente), anch’esse possono essere soggetti di desiderio. Sono convinto che se noi parlassimo con cento uomini e cento donne chiedendo di esprimerci sinceramente quali sono le pratiche sessuali che preferiscono, di certo non otterremmo cento risposte di un tipo e cento di un altro. Al contrario, sono portato a pensare che un certo numero di donne ci direbbe di amare un tipo di sessualità che, esprimendoci per massimi sistemi, potremmo definire maschilista, e che un certo numero di uomini non negherebbe di prediligere forme di approccio sessuale lontane da certi stereotipi di dominio. Credo anche che avremmo una gamma di risposte che ci lascerebbe sorpresi per la sua ampiezza. Questo non serve a negare che tra uomo e donna esistano differenze di impostazione mentale, ma credo sia sufficiente a farci sostenere che i desideri sessuali sono diversi da individuo a individuo e vengono determinati da situazioni sociali, culturali, esistenziali disparate e non necessariamente stabili.

Proprio per questo non credo che esista un porno per donne o un porno per uomini, ma è invece vero – almeno per quella che è la mia opinione – che le forme del desiderio sono trasversali e non riducibili a un solo schema,

L’arte e il porno: trovo difficile che una forma espressiva finalizzata in modo così preciso a una e una sola raffigurazione del quotidiano riesca a toccare vertici artistici. Se l’unico obiettivo del cinema a luci rosse è quello di mostrare un coito, come si può pensare che esso sia arte? Lo stesso potrebbe dirsi se lo scopo fosse mostrare come si pranza, come si accende un forno a legna, come si guida un’automobile, come si allacciano le cinture di sicurezza su un aereo. Occorre troppa maestria per fare arte di cose così “limitate”, e anche se ci si riuscisse si tratterebbe di unicum. Invece le decine di migliaia di film hard che sono stati girati nella storia sono troppo uguali a se stessi per essere artistici. Quando il plot è un mero pretesto per mostrare una o più copule non si può fare arte. Con questo non dico che nel mondo del cinema porno non ci siano persone capaci, intelligenti e abili, né che tecnicamente i porno siano girati male, ma solo che l’arte è un’altra cosa.

Sono invece d’accordissimo sul fatto che i porno presentino un’estetica strabordante che non celebra, ma di fatto nega la fisicità: donne super-siliconate, uomini palestratissimi, posizioni del coito irreali e quant’altro. Quello rappresentato dal porno è un mondo iper-trofico, ma in fondo credo che in questo il cinema porno rifletta, pur se estremizzandole, certe tendenze presenti nella società. È vero anche che nell’era di internet il porno è accessibile ovunque e a chiunque, bambini compresi, e che questo per un ragazzino o una ragazzina sia come pensare che le uova nascano in fabbrica: quando poi si scopre che escono dal corpo delle galline, ci si rimane male. Avere un’educazione sessuale strutturata su una rappresentazione può provocare bruschi e dolorosi risvegli, non lo nego. Qui dovrebbe emergere la capacità genitoriale di saper educare.

Ci sarebbe molto altro da affermare, lo so, e dovremmo davvero dirlo in un libro, visto che si impongono riflessioni articolate che necessitano di spazio e tempo. In sintesi, non condanno il porno, né vedo in esso una qualche significativa utilità. Non condivido una sua sopravvalutazione e trovo parole come quelle di Erika Lust piuttosto fuori luogo, tutto qui. Difendo il diritto delle donne e degli uomini che girano film hard a disporre come meglio credono del proprio corpo, e li riterrei vittime solo se sapessi che sono sottoposti a forme di pressione fisica e morale indebite. Infine, non reputo l’identità femminile e/o quella maschile necessariamente danneggiate dal cinema hard, ma dubito che attraverso le luci rosse si realizzi l’emancipazione di qualcuno.

Certo di aver detto, come al solito, un mare di cose inutili e sbagliate, ti abbraccio.

Saverio



NOTE
(1): Si veda il mio articolo del 28 agosto 2011, “Sul porno femminista”.
(2): Vedi http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=2317&cat=0&page=1
(3): Mi riferisco a “Inside Gola profonda” di Fenton Bailey e Randy Barbato, con allegato un libro con contributi di Pietro Adamo. Questa è la sua scheda: http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000522