2011.11.21 - Risolutamente
Mario Monti ha formato il suo nuovo governo. Ha ricevuto partiti e parti sociali non dicendo a nessuno quel che vuole fare e tutti se ne sono andati contenti (valli a capire!).
Monti è un uomo di costumi morigerati e indubbiamente questa carica di moralità è un fatto positivo. Altrettanto può dirsi per il livello di competenza dei suoi ministri rispetto a quelli in carica nel governo Berlusconi (ma – senza togliere nulla a nessuno – anche un asino affetto da demenza sarebbe più competente di Brunetta, Carfagna, Gelmini, Brambilla e Meloni).
Per il resto – non si scandalizzi nessuno – fatico a vedere delle ragioni per le quali si debba preferire Monti a Berlusconi.
Delle ragioni che mi portano a sostenere ciò credo di aver parlato nei giorni scorsi, per cui non ci ritornerò più di tanto. Vorrei solo aggiungere che trovo vagamente suicida il comportamento del Pd. Mi ostino a pensare che, in seguito al dimissionamento di Berlusconi, la via da proporre era quella delle elezioni. In quel modo i progressisti a mio avviso avrebbero sconfitto il Cavaliere e lo avrebbero seppellito per sempre. Così facendo, invece, si prestano a un travaso di sangue che nulla porterà loro in cambio.
In fondo a Berlusconi il governo Monti sta bene. Lui e i suoi non avevano né la capacità, né la volontà di imporre una politica di austerity al nostro paese (lo avessero fatto, avrebbero visto i consensi scendere in modo drammatico), per cui in questi mesi lasceranno fare il lavoro sporco a Monti, togliendogli il sostegno quando lo riterranno opportuno. A tal proposito, non fate caso alle sparate di Giuliano Ferrara cui nulla interessa che la democrazia sia sospesa, malgrado quanto dice in questi giorni. Ferrara mente sapendo di mentire, vende fumo, agita un pubblico di allocchi, ma sa bene quanto la strada intrapresa da Napolitano finisca – malgrado ben diverse fossero e siano le intenzioni del Presidente della Repubblica – per consentire di tirare il fiato a un Berlusconi ormai barcollante. Il direttore de “Il Foglio” come suo costume confonde le carte, dunque: non dategli importanza.
Ha fatto bene Nichi Vendola a marcare quasi da subito una linea di demarcazione tra il neo-Presidente del Consiglio e Sel. Ancor meglio hanno fatto Ferrero e Diliberto (di cui nessuno parla mai, chissà perché?) a dire immediatamente che nulla vogliono avere a che fare con Monti. In questo modo, non potranno essere accusati di appoggiare le politiche liberiste e inique che ci attendono, e probabilmente raccoglieranno i consensi in uscita dal Pd.
Non vorrei risultare inutilmente unilaterale nei confronti di Bersani (persona che stimo e verso la quale nutro sincera simpatia) e capisco che egli abbia timore di un default dell’Italia. Proprio per questo non vorrei etichettare come stolta la sua scelta di appiattirsi su Monti. Il problema, però, mi pare colossale: come si può non considerare il fatto che sono state le politiche della Ue, che vedono in uomini come Monti degli entusiasti assertori, a ridurci in questo stato? Come si fa ad appoggiare delle ricette che vorrebbero meno regole e più turbo-capitalismo, quando è lampante che proprio la deregulation e l’assenza di misure di equità ci stanno facendo precipitare nel baratro?
Non si dica che il governo Monti marca una significativa linea di discontinuità rispetto al passato, perché sarebbe davvero da ingenui pensarlo. Il vicepresidente dell’esecutivo è infatti Antonio Catricalà, il quale nei suoi sei anni e mezzo di presidenza dell’authority per la concorrenza non ha mai alzato un sopracciglio per denunciare lo scandaloso monopolio mediatico della famiglia Berlusconi. Anzi, la presenza di Catricalà nel nuovo governo è la garanzia che nessuno oserà toccare l’impero berlusconiano.
Che dire poi di Corrado Clini, che fino all’altro giorno è stato il ventriloquo di Stefania Prestigiacomo? Appena nominato titolare del Ministero dell’ambiente, Clini – che peraltro è un ex tirapiedi di Gianni De Michelis – è andato in radio a dire che il nucleare fa bene, che gli Ogm sono una mano santa e che la Tav è necessaria.
Per altri motivi, sono macchiati di situazioni di inopportunità Paola Severino (titolare della Giustizia, ex legale di Geronzi, Caltagirone e alti manager della Fininvest), Francesco Profumo (titolare dell’Università e nel cda di Unicredit e Telecom). Soprattutto è in posizione discutibilissima Corrado Passera: egli oggi è titolare dei dicasteri di Infrastrutture e Trasporti e Sviluppo economico malgrado sia stato fino a ieri amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, colosso bancario che finanzia Alitalia e la nuova compagnia ferroviaria di Montezemolo e Della Valle. In pratica il ministro deve controllare le imprese finanziate dalla banca da lui guidata fino a ieri. Possibile che Monti non trovi stridente tutto ciò?
Questi uomini e queste donne chi difenderanno? I diritti dei deboli, dei disoccupati, dei precari e dell’ambiente? O quelli dei soliti noti, di cui sono amici e collaboratori stipendiati?
Aumenteranno le imposte indirette come l’Iva (quelle che colpiscono il povero nella stessa misura del ricco) o vareranno una riforma fiscale che elimini i privilegi attuali?
Cercheranno di far entrare i giovani nel mondo del lavoro o insisteranno nel farci rimanere gli adulti fino a quando non diventano anziani?
Temo che le risposte a queste domande non siano quelle che una persona di sinistra si attende. Spero con tutto il cuore di sbagliarmi, ma nell’attesa mi colloco risolutamente all’opposizione.
Vi invito infine a leggere questo puntuale articolo di Francesco Piccioni.
Da http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/5829/
CARRIERE – capitale & lavoro
GS, la banca d'affari-vivaio dei padroni dell'universo
Francesco Piccioni
14.11.2011
Gli uomini Goldman Sachs hanno una caratteristica: vengono prestati alle istituzioni. Spesso hanno lavorato come advisor: consigliano alla banca come fare affari con i beni pubblici privatizzati.
I «padroni dell'universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d'affari con 142 anni di vita, più volte sull'orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire – per dimensione e pervasività – quelli berlusconiani.
Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre. Per GS ha fatto finora l'international advisor, come anche Gianni Letta, dal 2007, nonostante il ruolo di governo. Cos'è un advisor? Beh, è un consigliere; una persona in grado di indicare a una banca internazionale i migliori affari in circolazione. Specie quando uno Stato deve privatizzate le società pubbliche. Sta nella buca del suggeritore, ma può diventare premier... E G&S ha comunicato ai mercati in tal caso lo spread per i Btp italiani calerebbe a 350 punti in un lampo.
È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l'amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. GS riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo. Prima di lui era stato su quella poltrona Robert Rubin, con Clinton presidente; c'era poi tornato molto vicino, con Obama, ma dovette lasciare quasi subito il team economico: troppo evidente il suo doppio ruolo. Robert Zoellick è invece partito da G&S per coprire decine di ruoli per conto dei repubblicani, fino a diventare 11° presidente della Banca Mondiale.
Ma anche gli italiani si difendono bene. Romano Prodi era stato lui advisor, prima di tornare all'Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la presidenza del consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della sede di Londra e quindi sottosegretario all'economia tra il 2006 e il 2008.
Ma il più noto è certamente Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs; in pratica il responsabile per l'Europa. Ha lasciato l'incarico per diventare governatore della Banca d'Italia e prendere la presidenza del Financial Stability Forum (ora rinominato Board), incaricato di trovare e mettere a punto nuove regole per il sistema finanziario globale. Compito improbo, che ha partorito molte raccomandazioni ma nessun risultato operativo di rilievo (le regole di Basilea 3 sono tutto sommato a tutela della solidità delle banche, non certo limitative di certe «audacie» speculative).
Dall'inizio di questo mese siede alla presidenza della Banca Centrale Europea, ma prima ancora di entrarci aveva scritto e poi fatto co-firmare a Trichet - la lettera segreta con cui il governo veniva messo alle strette: o le «riforme consigliate» in tempi stretti o niente acquisti di Btp. Forse rimpiange di ver lasciato il Financial Stability Board. Ma non deve preoccuparsi: al suo posto Mark Carney, governatore della Banca centrale canadese. Anche lui, per 13 lunghi anni, al fianco dei «padroni dell'universo» targati Goldman Sachs.