2011.04.22 - Il maggiordomo Paolo Romani e i referendum


Il ministro dello Sviluppo economico, onorevole Paolo Romani, è un bell’uomo: alto, brizzolato, corporatura atletica, bel portamento, occhi chiari, leggero accento lombardo nel tono di voce al contempo decisa e gentile.

È proprio il maggiordomo ideale che vorremmo, se potessimo permettercelo e se non fossimo talmente di sinistra da sperare che non debbano più esistere maggiordomi.
Il Presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, non ha certo i problemi di cui sopra: egli può infatti permettersi ogni cosa e non è certo di sinistra, per cui auspica un mondo pieno di maggiordomi. Questo, sia detto con tutto il rispetto per le istituzioni, spiega perché il maggiordomo Paolo Romani sia titolare del dicastero dello Sviluppo economico.

Non mi dilungherò sulla biografia del ministro maggiordomo. Su di essa hanno già scritto Gianni Barbacetto e Ferruccio Sansa de “Il fatto quotidiano” (1) e non serve aggiungere altro. Mi vorrei invece soffermare su quanto accaduto in questi ultimi giorni.

Ieri sul “Corriere della Sera” è apparso il riassunto dell’intervento del maggiordomo Romani in Senato. Egli, da uomo che svolge una professione di servizio, si è presentato in Aula per riordinare il caos creato dal suo datore di lavoro. Come tutti sanno, il 12 e 13 giugno il popolo italiano è chiamato alle urne per esprimere il suo parere su quattro quesiti referendari: due di essi riguardano la privatizzazione dell’acqua, uno il nucleare e uno il legittimo impedimento. Nonostante la clamorosa ignavia del Partito democratico – il quale non vede, non parla e non sente – e malgrado il clamoroso silenzio dei mass-media, il popolo ha deciso di recarsi alle urne. L’idea di ritrovarsi con una potenziale Fukushima sotto il naso, per di più gestita da persone quali Claudio Scajola, Chicco Testa e Stefania Prestigiacomo, ha fatto rispolverare i certificati elettorali a tutti: notizie di stampa affermano infatti che, nonostante i referendum si tengano in un periodo “balneare”, il 60% degli italiani vuole andare a votare per esprimere il suo parere sulle centrali atomiche.
Ora, se il 60% di noi si reca alle urne, la legge sul legittimo impedimento salta e l’onorevole Silvio Berlusconi rischia assai seriamente di essere giudicato dalla Magistratura. Berlusconi sarà un sessuomane, un patetico, un nano, un individuo di cattivo gusto, un amico degli amici della mafia e quant’altro, ma non è un fesso, per cui sa che il rischio di essere condannato è altissimo e quindi cerca di impedire questa eventualità a lui poco gradita.

Dopo essersi consultato con la pletora dei suoi colleghi, ecco il maggiordomo Romani presentarsi in Aula con tanto di strofinaccio e panno antipolvere e affermare che il referendum sul nucleare è a tutti gli effetti superato e che, qualora vincesse il “Sì”, il nostro paese sarebbe escluso “dalla possibilità di intervenire con autorevolezza nel dibattito europeo sull'evoluzione della strategia per l'atomo”. Meglio perciò cancellare tutta la legislazione sulla ri-nuclearizzazione italiana con un apposito emendamento al decreto omnibus (2). In questo modo, il Governo vorrebbe evitare il referendum del 12-13 giugno, per poi svegliarsi il 14 giugno e dire: “Buongiorno Italia, il nucleare è sicuro nella stessa misura delle notizie fornite dal Tg4 di Emilio Fede, per cui portiamo in parlamento un decreto legge che ripropone pari pari le misure volute qualche tempo fa da Claudio Scajola”. L’unica variante che potrebbe esservi sarebbe l’annullamento dell’ordine dei quattro reattori nucleari ai francesi di Areva (così Sarkozy impara a prendersi i migranti) e uno spostamento della commessa a favore degli statunitensi di Westinghouse.

Stamattina Antonio Cianciullo sulle colonne de “la Repubblica” (3) ci informa che il maggiordomo Paolo Romani è intervenuto a Radio anch’io dicendo testualmente: “Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". In tal modo, si vorrebbe ripetere la medesima operazione compiuta in settimana con il quesito sul nucleare.

Naturalmente, il maggiordomo e i suoi colleghi non riceveranno mai dal loro datore di lavoro alcun ordine relativo al referendum sul legittimo impedimento. Quello non esiste e Romani, da buon professionista quale è, sa bene che quando il padrone dice che la polvere non c’è è il momento di metterla attentamente sotto il tappeto e di chiedere cosa il signore desideri a colazione.






NOTE
(1): Si invita alla lettura dei due articoli pubblicati da “Il fatto quotidiano” nell’agosto e nell’ottobre 2010 pubblicati in http://www.societacivile.it/blog/inchieste/romani.html .
(2): Cfr. http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/11_aprile_20/romani-referendum-nucleare_e702c8a6-6b3b-11e0-b852-b4a6122a06f0.shtml
(3): Cfr. il suo Referendum, a rischio anche quello sull’acqua. Romani: “Meglio approfondimento legislativo” in http://www.repubblica.it/politica/2011/04/22/news/referendum_acqua-15238656/