2011.03.13 - Piccola bottega degli orrori
Il Presidente del Consiglio ha voluto pervicacemente un progetto di riforma della giustizia italiana, imponendo al ministro Angelino Alfano di metterci la faccia.
Capisco Berlusconi: l’idea di essere condannato non fa piacere a nessuno. Tuttavia, l’idea che il Parlamento, lo Stato e l’Italia tutta debbano inchinarsi alle sue esigenze è, anche a voler essere equilibrati, vergognosa. L’idea cui si è appena accennato ha caratterizzato l’azione politica di Berlusconi fin dal 1994, anno di nascita di Forza Italia: lo Stato è alle mie dipendenze, il resto vada come vada.
La riforma proposta da Berlusconi non risolverebbe l’unico vero grande male della giustizia italiana, vale a dire la lentezza dei processi. Anzi, separando le carriere dei magistrati giudicanti dai pubblici ministeri, e arrivando persino a prevedere due Csm diversi, non farebbe altro che incrementare i conflitti di competenza, le discussioni, i rimpalli di responsabilità. Ambedue i Csm sarebbero poi composti al 50% da politici (o da persone collegate alla politica in quanto da essa nominate) e non oso immaginare quante e quali discussioni sterili deriverebbero da siffatta scelta.
Non solo: all’esecutivo spetterebbe il diritto di indicare quali fattispecie di reato dovrebbero essere perseguite e quali no, in quanto verrebbe meno l’obbligatorietà dell’azione penale e in quanto sarebbe cancellato il punto di forza e di garanzia per i più deboli (altro che pm con il cappello in mano…) previsto dalla nostra Costituzione repubblicana: l’assoluta indipendenza della Magistratura dall’esecutivo.
La riforma voluta da Berlusconi non sarebbe solo un passo indietro, ma costituisce (qui è bene togliere il condizionale) un tentativo deliberato di fare carta straccia della Costituzione e degli equilibri istituzionali da essa disegnati. Il fatto che, a detta degli osservatori più attenti, non esista il tempo materiale per approvare un simile progetto, vuol dire semplicemente che Berlusconi ha in testa un progetto ben chiaro: muovere guerra ai magistrati, disonorarli da qui alla fine della Legislatura e, perché no, da qui all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, carica cui notoriamente il primo ministro più basso del mondo (parlo in termini di condotta morale, non in termini di struttura fisica) aspira. Insomma, c’è in lui un evidente decisionismo di matrice velatamente eversiva.
L’altro giorno è successa una cosa che definirei divertente, se non fosse allarmante e indicativa delle persone che ci governano. “Il Fatto quotidiano” ha intervistato una funzionaria dell’anagrafe di un piccolo centro marocchino, la quale ha riferito che un paio di italiani si sono recati da lei per chiederle di anticipare di un paio di anni la data di nascita di Karima El Marough, meglio nota come Ruby (1). Chissà chi sarà stato e con quali finalità, ci chiediamo con finta ingenuità noi uomini della strada. Solerti come e più del solito, ci hanno risposto Niccolò Ghedini e Piero Longo – i lautamente pagati legali di Berlusconi – i quali hanno evidenziato che “si tratti di vicenda che tenda a surrettiziamente a danneggiare gravemente il presidente Berlusconi che è totalmente estraneo ad ogni eventuale illecito comportamento” (2). Che siano stati Nichi Vendola e il suo fidanzato, allora, a tentare di corrompere la funzionaria marocchina?
Il Pdl è un partito di persone oneste. Ghedini e Longo ce lo hanno appena ricordato, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha fornito la prova del nove. Il sindaco di Pignataro Maggiore, borgo della provincia di Caserta, è stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, reato che nel Pdl serve a fare carriera più della laurea e quasi come le fellatio, come ci ricordano le vicende processuali di Marcello Dell’Utri. Giorgio Migliocca – questo il nome del sindaco del paesino campano – prima era stato consulente dell’allora ministro delle Telecomunicazioni Mario Landolfi (anch’egli inquisito per reati inerenti rapporti con la malavita organizzata campana) e da poco era stato nominato consulente di Alemanno per la modica somma di 90.000 Euro annui. Oggi è accusato, come scrive l’edizione napoletana de “la Repubblica”, di avere “consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco. In particolare, anziché destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l'edificio fosse devastato, anche con l'asportazione degli infissi, e che i terreni fossero coltivati” (3). Il Pdl casertano si è dichiarato solidale con Migliocca, ma non con gli infissi asportati. Il garantismo non vale per tutti.
Luca Galassi di PeaceReporter.net ci informa che domani, lunedì 14 marzo, Marine Le Pen e Mario Borghezio – le cui posizioni intellettuali non ricordano quelle di Orazio e Clarabella, i quali possono comunque vantarsi di possedere un quoziente di intelligenza marcatamente superiore rispetto ai politici di cui sopra – arriveranno a Lampedusa (4). Il sindaco dell’isola, Bernardino de Rubeis (che pare sia in quota Mpa), li accoglierà a braccia aperte. Ora, sarebbe troppo facile per me concludere che non bisogna avere paura dei migranti, in quanto qualsiasi colpa essi abbiano, non possono mai essere esseri umani peggiori di Le Pen, Borghezio e de Rubeis: sarebbe davvero rubare le caramelle dalla mano di un bambino. Tuttavia, qualche modesta considerazione si impone. Io capisco che Lampedusa non può accollarsi da sola un problema epocale e comprendo anche il disagio della popolazione isolana. Ho il massimo rispetto per tutti, anche per chi esprime opinioni che non ritengo condivisibili, però ritengo che farsi rappresentare dalla feccia della politica europea (con tutto il rispetto per la vera feccia, la quale viene almeno da qualcosa di nobile) non possa che incanaglire la popolazione lampedusana. Geologicamente, Lampedusa è un pezzo di Africa che le strane vicende della storia hanno reso territorio italiano. Non volere africani in Africa è perciò un controsenso. Tuttavia, è anche un controsenso ricacciare indietro un uomo che fugge dalla miseria rischiando la morte, da qualunque parte esso provenga e ovunque si diriga. Chi non ha capito questo è fuori dalla storia e dalla logica, anche se occupa un posto in un Parlamento del nostro continente o è sindaco di un comune.
Nei prossimi giorni parleremo di nucleare, anche alla luce dei drammatici fatti del Giappone. Per adesso segnalo questo magnifico ritratto di Chicco Testa fornito da Alessandro Robecchi: http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201103/voi-siete-qui-lincredibile-kikko/ . Buona lettura!