2011.03.09 - Poi si vedrà
Lungi da me l’idea che il Pil sia un indicatore che descriva in modo completo la condizione socio-economica di un paese. Ciò premesso, però, un minimo di senso esso ce l’ha. Ragionando in termini di prodotto interno lordo, pare che il Brasile sia diventato economicamente più rilevante dell’Italia.
Detta in modo ancor più chiaro, valutando i Pil dei vari paesi del mondo, il Brasile è diventato la settima potenza economica internazionale, relegandoci all’ottavo posto. Ad informarci di ciò è Stefano Lepri, il quale sulle colonne de “La Stampa”, scrive tra l’altro “Proiettando le tendenze attuali, altri Paesi emergenti prima o poi diverranno economicamente più importanti dell’Italia, presto l’India, poi il Messico o la Turchia” (1).
Siamo destinati a diventare un paese marginale nel novero delle potenze internazionali? Chi scrive non ha le competenze per rispondere a un simile interrogativo. Tuttavia – almeno mi pare – la globalizzazione è un processo tutt’altro che anziano, e le sue conseguenze più rilevanti devono ancora farsi sentire. Dinanzi alle sfide che questi nuovi scenari ci propongono, occorrerebbe un governo serio, attendibile, in grado di mettersi attorno a un tavolo a sviscerare i problemi e un progetto per affrontarli. Lo stesso dicasi per tutta quella che, con termine sintetico, siamo soliti definire “classe dirigente”.
Invece, ma non vorrei essere noioso, in Italia un governo non ce lo abbiamo: ci ritroviamo con un gruppo di persone di discutibile preparazione (o di indiscutibile impreparazione, fate voi) le quali sono intente unicamente a tentare di risolvere i problemi giudiziari del grande capo. Altro non si fa, non si sa se per scelta, mancanza di tempo o incapacità di rendersi conto della serietà della situazione.
Chissà, volendo essere ottimisti (o sfacciatamente maligni), potremmo anche dire che è meglio così, nel senso che è meglio che questo governo non faccia piuttosto che faccia, in quanto in quest’ultima ipotesi potrebbero solo aversi dei danni ancor più gravi. Tuttavia, l’ottimismo pare davvero fuori luogo e la malignità – smaccata o meno che sia – non porta da nessuna parte.
Non ci rimane che il realismo, dunque, e realisticamente parlando non solo non sappiamo che pesci pigliare, ma non ci siamo nemmeno resi conto se i pesci si debbano pigliare o meno.
Per stasera bunga bunga, poi si vedrà.
NOTE
(1): Cfr. Stefano Lepri, Se ci supera il Brasile, http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8485&ID_sezione=&sezione