2011.03.25 - Basterà un po' di sole


E’ difficile che qualcuno possa nutrire una simpatia per Mu’ammar Gheddafi. Difficile, ma non impossibile: per gli attuali governanti di questo paese, ad esempio, Gheddafi è visto né più né meno come noi progressisti vediamo Mandela. Nulla accade a caso, si sa, e ognuno ha i riferimenti politico-culturali che si merita.

Ora questo despota fanatico ha deciso di fronteggiare una rivolta scoppiata nel suo paese – sulla scia delle agitazioni che hanno interessato e interessano ancora il mondo arabo – a suon di bombe e armamenti assortiti. Anche qui, nulla di nuovo: ognuno sa quel che sa fare, sarebbe stato strano se Gheddafi avesse cercato la via del dialogo.

Però, a questo punto Gheddafi è diventato cattivo per il mondo occidentale, Francia in primis. Quello stesso insieme di paesi che gli lisciava il pelo – anche se con l’accortezza di evitare i volgari leccaculismi di cui si è invece reso protagonista Silvio Berlusconi – ha deciso di cambiare atteggiamento in modo ancor più plateale di quanto non fosse successo nei giorni precedenti con quell’altro sciacallo di Mubarak.

Tale mutamento di posizione avrebbe potuto essere accolto con apprezzamento qualora si fosse trattato di un ravvedimento sincero. In realtà, ahinoi, più che ristabilire i diritti umani conculcati ci interessava riaffermare la nostra supremazia sulle risorse petrolifere di cui la Libia è ricchissima, anche in considerazione dei fatti di Fukushima e dell’impresentabilità del nucleare. A Sarkozy, poi, interessava ritagliarsi un ruolo nel Mediterraneo, dopo la clamorosa debacle tunisina, e riacquistare un minimo di credibilità da uomo forte in vista delle Presidenziali francesi.

È il caso di ammetterlo: non è il solo sonno della ragione a generare mostri, ma anche la realpolitik che contraddistingue l’operato dei governi di quei paesi che si dicono liberi. Essa prima innalza sugli altari della gloria personaggi irricevibili al fine di manovrarne l’operato, poi, quando il vento cambia, fa la voce grossa, veste i panni della maestra venuta a rimettere ordine nella classe degli scapestrati, finge di esportare la democrazia e invece depone sulla poltrona di comando un altro fantoccio, solo più presentabile del defenestrato, in maniera tale che, gattopardescamente, nulla cambi della sostanza delle cose.

Qualcuno potrebbe obiettare: stai difendendo Gheddafi. No, io non ho mai provato alcuna stima per Gheddafi, così come per Ben Alì, Saddam Hussein, Mubarak e similari. Per me canaglie erano e canaglie sono rimasti, a differenza di chi ha voluto e firmato certi accordi di amicizia che violano diritti umani e buonsenso. Diciamo che non posso tacere di fronte a certi fenomeni che reputo ingiusti e che potrei riassumere così:

a. Perché ogni situazione di emergenza in politica estera deve essere per forza risolta con le armi?

b. Perché l’Onu è diventata la semplice esecutrice di ordini o desideri provenienti dai gabinetti presidenziali degli stati più ricchi? È vero, stavolta c’è stata una risoluzione, ma è stata violata in lungo e in largo. Oltretutto, “appaltare” una no-fly zone alla Nato mi pare indice di impotenza e sudditanza.

c. Perché i governi occidentali non fanno un po’ di autocritica ogni tanto e non si comportano di conseguenza?

d. Perché i soldi di Gheddafi, pur essendo macchiati di sangue, sono ben accetti quando si tratta di comprare parti del capitale sociale di banche e imprese italiane?

Gheddafi non è difendibile ed è doveroso rifuggire da quella che Sergio Luzzatto ha definito “ideologia dei diritti umani”, ma ogni intervento occidentale presenterà un serio deficit di credibilità fino a quando le nostre politiche estere saranno ispirate a questa realpolitik un po’ accattona. Prendete il governo italiano: quando Sarkozy ha minacciato l’intervento ha sostenuto che Gheddafi era un nostro amico e dunque un galantuomo, non fosse altro perché impallinava gli africani che volevano salpare verso l’Italia e ci forniva petrolio e gas. Poi si è resa conto che la Francia non era affatto isolata e ha avuto timore di perdere idrocarburi e serenità di confine, per cui è diventata più realista del re e ha lasciato capire di considerare il rais libico un verme da schiacciare. Poi ha di nuovo cambiato idea e ora cerca di calmare i bollenti spiriti guerrafondai dei transalpini. Il tutto in una settimana, con una credibilità da barzelletta.

Ora il comando delle operazioni militari pare sia passato direttamente alla Nato. Non possiedo le competenze per prevedere quel che succederà, ma Gheddafi mi pare troppo furbo per non riuscire a salvare la pelle e una parte consistente del tesoro accumulato alle spalle dei suoi connazionali. Chi lo sostituirà sarà meglio di lui? Possiamo sperarlo, ma esserne convinti sarebbe da ingenui. Ma in fondo non è questo che interessa ai governanti occidentali: l’importante è che i nuovi capi libici tutelino i nostri interessi imperialisti. Se poi dovesse tornare a scorrere il sangue, basterà un po’ di sole per asciugarlo.