2011.07.29 - Eternit, la strage sconosciuta
Qualche giorno fa, un giornale svizzero mi ha inviato delle domande sulle questione Eternit da pubblicare all’interno di uno speciale. Poi, chissà per quale motivo, ha deciso di fare a meno della mia breve intervista, anche se forse il tono delle mie risposte può suggerire il motivo per il quale si è scelto di rinunciare al mio modesto contributo: da che mondo è mondo, il cane che dorme non va stuzzicato, specie se è multimiliardario. In ogni caso, e senza polemica, pubblico la mia intervista qui.
1- Quali sono – secondo lei – gli aspetti più gravi emersi dalla questione Eternit?
Gli aspetti più gravi della questione Eternit sono rappresentati dal fatto che per anni la produzione e la commercializzazione del cemento-amianto è continuata malgrado fosse scientificamente accertato che detta sostanza fosse cancerogena. Già nei primissimi anni Sessanta dei medici sudafricani dimostrarono inconfutabilmente che l’amianto provocava mesoteliomi della pleura non solo ai cosiddetti “esposti professionali” (i lavoratori delle cave), ma anche alla popolazione che viveva nei pressi di queste zone e dei familiari dei lavoratori esposti. Avere occultato questa verità, aver fatto finta di ignorarla, rappresenta qualcosa di drammatico. La pluridecennale vicenda dell’Eternit si configura a mio avviso come una storia dai connotati stragisti. Per citare solo i casi relativi all’Italia, sono almeno un migliaio i decessi annui nel nostro paese per mesotelioma della pleura, una malattia tumorale in sé rarissima, tanto che la quasi totalità di questi decessi è imputabile all’amianto: e tutto questo nonostante in Italia l’amianto sia fuorilegge dal marzo 1992! Secondo alcune ricerche del nostro Istituto superiore di Sanità, nei prossimi anni i decessi non caleranno, ma torneranno a crescere, proprio perché sostanze come l’Eternit si sfalderanno a causa del passare degli anni.
2- Un pronostico sul processo iniziato nel 2009 (il più ampio che è stato celebrato per questioni legate all'amianto)?
Mi pone una domanda difficile. Non sono un giudice e non voglio ergermi a tale. Conosco però, grazie ai miei studi, l’evoluzione storica dell’uso nonché degli effetti quantitativi e qualitativi causati dall’amianto nei confronti dell’uomo. Questo mi consente di affermare che gli atti prodotti dall’accusa nel processo di Torino non possono essere sminuiti o addirittura ignorati. Si tratta di prove che reputo inconfutabili. Intenda, non si tratta di ottenere una vendetta, né di vedersi risarcito un danno: una morte non si risarcisce né con il denaro, né con il vedere alcune persone finire in carcere. Si tratta però di affermare una verità storica, di scolpirla non solo nella giurisprudenza, ma soprattutto nella coscienza civile di tutti noi.
3- Le responsabilità del ramo svizzero della società (il 4 luglio sono stati chiesti 20 anni a 2 alti dirigenti svizzeri della società)?
Ho seguito le documentate esposizioni del dottor Raffaele Guariniello al processo di Torino (1). Mi sento di condividerle in toto. Non si può parlare solo di dolo eventuale, vale a dire di un atteggiamento in cui si mischiano irresponsabilità e lassismo. Ha ragione il dottor Guariniello quando parla di dolo diretto: è noto che il diritto non ammette ignoranza, ed è impensabile che i più grandi produttori mondiali di amianto non fossero a conoscenza della letteratura scientifica la quale, fin dal 1960-61 (mi perdoni se lo ribadisco) mostrava in modo inconfutabile il nesso tra esposizione non solo professionale all’amianto e insorgenza del mesotelioma alla pleura. Credo anche io che la letteratura scientifica invece fosse ben conosciuta e che non il rischio, badi bene, bensì l’assoluta certezza che determinate sostanze provocassero insorgenze tumorali siano state accettate in nome dei profitti d’impresa. Ciò è imperdonabile. Ribadisco: nessuna vendetta, ma assoluta necessità di verità. Anche perché in molti paesi l’amianto è ancora legale.
NOTE
(1): Cfr, ad esempio http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=154929&sez=HOME_INITALIA