2011.12.26 - Enrico Vaime, qualcosa di meglio?
Sotto le feste non parleremo di personaggi importanti. Occorre essere buoni e dare spazio, ogni tanto, a chi non può che ballare in seconda fila, per cui oggi parleremo di Enrico Vaime.
Enrico Vaime è nato a Perugia nel 1936 e nella vita ha svolto vari mestieri, tra cui quello di autore teatrale e televisivo. Ha scritto qualche libro, qualcun altro gliel’hanno scritto. Vaime passa per essere un umorista e gode di buona stampa perché è di sinistra (duole dirlo, ma è così). In realtà, però, il suo livello artistico è limitato assai. Roba che al confronto perfino a quelli del Bagaglino si deve riconoscere un po’ di dignità.
Ricordo una battuta che Vaime indirizzò verso la città in cui sono nato (città la quale lo ha addirittura premiato, non si sa per quali meriti) e che mi confermò nell’idea che Vaime non è un uomo di satira, e che soprattutto non tutto ciò che si dice per far ridere può essere classificato come satira. Ci sono anche le volgarità, le battutacce triviali, quelle da bar sport, quelle addirittura da curva dello stadio di calcio. È in queste ultime che Vaime è maestro: un ometto artisticamente ed eticamente piccolo piccolo, uno poco bravo ma molto fortunato, uno che ha una così alta considerazione di sé da pensare che ogni minchiata che esce dalla sua bocca possa essere considerata una sorta di capolavoro. Un Maurizio Cattelan della comicità, sperando almeno che lo paghino meno di quest’ultimo per le pochezze che produce.
Ecco, quella battuta così stupida e insultante cui facevo riferimento sopra forse non l’avrebbe scritta nemmeno Pingitore in stato di ubriachezza. Vaime invece sì che l’ha scritta, e probabilmente gli serviva per sfogare qualche sua situazione frustrante (che speriamo transitoria, senza tuttavia avere sicurezze in tal proposito). Era la battuta di un uomo inacidito, alla frutta (ammesso che sia mai stato all’antipasto), bilioso e misero. Volessimo fare colpo con frasette come quella di Vaime avremmo vita facile, ma poiché – per nostra immeritata fortuna – siamo a un altro livello morale, di certe aberranti performance sappiamo che è il caso di fare a meno. E sappiamo che è il caso di fare a meno di sentirsi maestrini dalla penna rossa, cosa che invece a Vaime non riesce (ma cosa riesce poi davvero a Vaime?).
Parlavamo dei libri di Vaime. Recentemente gliene hanno scritto un altro, un’intervista curata da Luca Sommi intitolata A sinistra nella foto ed edita da Aliberti (1). A Sommi sarebbe andata la nostra più sentita solidarietà perché trovarsi a intervistare Vaime è un po’ come discutere di fisica delle particelle con Valeria Marini: un’impresa improba. Anche se è vero che il libro è di sole 123 pagine (il che testimonia come Vaime non abbia essenzialmente nulla da dire, e quel poco che dice di solito è insultante), il lavoro di Sommi deve essere stato terribile. Chissà quante volte deve essersi detto, il nostro Sommi, che invece di svolgere questo lavoro sarebbe stato meglio stare al semaforo a vendere fazzoletti di carta. Se non fosse che Sommi è stato assessore alla Cultura del comune di Parma (2), nell’amministrazione comunale berlusconiana che ha quasi mandato in fallimento la città, per cui noi ci facciamo beffe di lui. Anzi, trovarsi a intervistare Vaime per poter campare è proprio la punizione che si merita. Piuttosto, il discorso da fare è un altro: non c’è proprio nessuno disposto ad associare il suo nome a quello di Vaime? La risposta datela voi.
A proposito di A sinistra nella foto, abbiamo assistito al ridicolo. Non avendo nulla da dire (ma non è una novità), nel libro Vaime si è messo a insultare. Di Enrico Mentana, ad esempio, ha detto: “È un cialtrone, è ignorante. Non ha studiato, non c'è un cazzo da fare. Bisogna studiareeee!”. A me non risulta che Vaime sia mai passato da Oxford, per cui non comprendo cosa lo abbia portato a ergersi sul piedistallo. Allo stesso modo, ritengo Mentana tutt’altro che un fesso: ovviamente anche il direttore del Tg de La7 è criticabilissimo, ma occorrerebbe portare argomenti per farlo, altrimenti si incappa solo in figuracce.
Di Michele Santoro ha detto: “fa bene il suo mestiere, però è il suo mestiere che non mi piace. Non mi piace perché non mi piace lui”. Se Sommi fosse stato un uomo con la testa sulle spalle, avrebbe dovuto dire a Vaime che non stava giudicando le candidate di Miss Italia (le quali, giustamente, presumo avrebbero difficoltà a farsi scrutare le natiche da Vaime), ma un giornalista. Poi Vaime si è messo allegramente a dare della “testa di cazzo” a tutti e così il libro-intervista si è chiuso.
A quel punto, fiutato nel vento l’odore di qualche querela, Vaime è andato in una trasmissione di Radio 24 affermando che aveva denunciato chi gli aveva messo in bocca quelle frasi e che anche il suo editore, Francesco Aliberti, era un vero e proprio cialtrone, un mascalzone che pubblicava senza autorizzazione. Proprio per questo, Vaime chiedeva l'immediato ritiro del libro.
Di fronte a cotanto stile (Perugia, si sa, è una città universitaria, un posto di classe, e Vaime non è un perugino a caso), Francesco Aliberti deve aver reagito, tanto che poco dopo il piccolo Vaime affermava, con la fierezza di un coniglio: “Tutto è stato chiarito con l'editore Aliberti. Riconosco la sua buona fede. Ho effettivamente reso l'intervista ma l'ho fatto in un clima colloquiale affrettato e improvvisato. Dal canto suo Aliberti aveva fatto affidamento sulla definitività del testo. Mi dispiace di aver esagerato nel valutare il suo comportamento”.
Il libro ora è in vendita. Vaime ci ha fatto un figurone. Ma del resto, un uomo così, poteva fare qualcosa di meglio?
NOTE
(1): Cfr. http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=a-sinistra-nella-foto
(2): Cfr. http://www.alibertieditore.it/?taxonomy=autore&term=luca-sommi