2011.07.18 - Giulio Tremonti e la ruota sbilenca
Si dice che il ministro Giulio Tremonti goda di autorevolezza tra i suoi colleghi europei e nelle istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Chi scrive non sa se tale voce corrisponda alla realtà dei fatti, ma si permette di dubitarne, fedele a quel vecchio motto andreottiano secondo cui a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre.
Secondo molti osservatori di casa nostra, se non avessimo Tremonti il nostro paese sarebbe in bancarotta. Gli opinionisti del quotidiani più diffusi sbandierano al vento che, sì, Berlusconi in Europa suscita meno fiducia di quanta potrebbe ispirarne il celebre Capannelle de “I soliti ignoti”, ma quando parla Tremonti allora l’Italia viene rispettata e tutti ci guardano con una discreta dose di rispetto. Ora, in tali ricostruzioni a mio avviso emerge sempre una buona dose di provincialismo beota atto non tanto a tranquillizzare i mercati – i quali della tranquillità ne fanno volentieri a meno poiché fondati sulla speculazione e sulle altrui disgrazie – ma ad illudere noi stessi che per il mondo noi si conti qualcosa.
Il ministro Tremonti dice che lo spaventoso debito pubblico è un’eredità del passato, lasciando intendere che lui non ne abbia colpa alcuna. Al buon Tremonti occorrerebbe ricordare che l’impressionante impennata del debito pubblico italiano avvenne nei rutilanti anni Ottanta, ai tempi dell’egemonia di Bettino Craxi e del suo Psi sulle vicende politiche nazionali. All’epoca, Tremonti era un amico e collaboratore di Rino Formica e Gianni De Michelis, i quali più volte la settimana avevano il privilegio di ascoltare la sua vocina stridula che li consigliava in politica economica, proprio il settore statale che più di altri stava andando a rotoli. Ecco, non risulta a chi scrive che Tremonti denunciasse lo sfascio e le irresponsabilità dei craxiani. Al contrario, tra nani, ballerine e tangenti credo si trovasse assai bene anche lui. Delle due l’una: o Tremonti non si è accorto che il debito pubblico andava fuori controllo (e allora è un incapace), o se n’è accorto e avrà pensato “e chi se ne fvega!!!”, con quella sua “evve” arrotata che tanto lo rende simpatico al popolo tutto (e allora è un pessimo servitore dello Stato).
Quando Mani pulite provocò il terremoto politico che tutti ricordiamo, non sappiamo se Giulio Tremonti stesse a raccogliere le monetine che il popolo encomiabilmente lanciò a Craxi davanti all’hotel Raphael di Roma. Quel che è certo è che Giulio, che non sarà cordialissimo ma sa come curare i propri interessi, balzò lesto in quella carnevalata politica che prese il nome di Alleanza Democratica, un rissosissimo cartello di sedicenti progressisti che annoverava tra le sue file Ferdinando Adornato, Mario Segni e Willer Bordon, vale a dire un manipolo di individui politicamente sciagurati tenuto insieme con la colla.
Alleanza Democratica, lo dico a beneficio dei molti che hanno il pregio di aver rimosso dalle loro menti quella triste pagliacciata, si caratterizzava per una tenace, e del tutto teorica, propensione alla moralizzazione della politica, autodefinendosi come il “nuovo” destinato a cambiare l’Italia.
Si sa che molti nani messi l’uno sulle spalle dell’altro non formano un gigante, per cui Alleanza Democratica durò poco. Tremonti allora passò con il Patto Segni, gruppuscolo politico tanto inutile quanto di indefinibile collocazione guidato dal già citato Mario Segni, quel figlio tanto insulso che nessun padre, ancorché golpista, vorrebbe mai avere. Tremonti venne eletto addirittura deputato con questo gruppetto. Era il 1994 e allora come sempre gli italiani votavano, ci si perdoni il francesismo, piuttosto a cazzo di cane, ma il suo contorno politico era talmente misero che perfino lui si rese conto che con quella gente non si andava da nessuna parte. Per cui, cosa fece Giulio da Sondrio? Facile: eletto in un partitino che sbandierava il suo anti-berlusconismo un giorno sì e l’altro pure, lo lasciò e prese la tessera di Forza Italia. Berlusconi gli fu riconoscente, nominandolo ministro delle Finanze. Proprio nel 1994 il debito pubblico italiano raggiunse la sua incidenza più alta, attestandosi al 121,8% del Pil. Nel gennaio 1995 il Governo Berlusconi I era già caduto, e Dini iniziò un processo di durissima ristrutturazione dei conti pubblici, proseguita poi dagli esecutivi progressisti, tanto che nei primissimi anni del XXI secolo il debito stesso scelse al 105% del Pil.
Con il ritorno al potere di Berlusconi, il rapporto tra debito pubblico e Pil tornò a salire e dal 2008 in poi è tornato ad essere del tutto fuori controllo: per inciso, a guidare il dicastero dell’Economia durante gli esecutivi berlusconiani è stato quasi sempre l’onorevole Tremonti, il quale si schernisce, dice che la colpa è della crisi, delle tempeste internazionali, del maltempo, dell’opposizione che non sa fare i conti, delle banche e di tutto. Oggi, per la cronaca, il rapporto tra debito pubblico e Pil e sui valori del 1994: diciotto anni gettati al vento.
L’onorevole Tremonti è solito prendersela anche con l’alta finanza e in questi ultimi due o tre anni ha voluto ergersi a paladino del ruolo dello Stato a favore dei più deboli. La cosa è quanto mai curiosa: Tremonti nella sua lunga e immeritata avventura ministeriale è stato l’uomo delle cartolarizzazioni, delle privatizzazioni forzate, della vendita del patrimonio immobiliare statale al fine di “fare cassa” e cose similari. Ce lo ricordiamo, anni fa, Tremonti rimproverare non troppo bonariamente le famiglie italiane perché risparmiavano troppo e perciò “non fanno givave l’economia”. Dovevamo indebitarci di più, insomma. Quel che si dice un genio…
Giulio Tremonti passa perfino per essere un intellettuale. C’è chi dice che egli sia la persona più intelligente tra i membri del Consiglio dei ministri; la cosa, dato il livello culturale del consesso, può avere un suo fondamento. È tuttavia noto che in Italia la patente di intellettuale non la si nega a nessuno: ce l’hanno perfino Vittorio Sgarbi, Marcello Dell’Utri e per un certo periodo era stata data addirittura ad Alba Parietti. A Tremonti devono aver riassunto, probabilmente nemmeno troppo bene, due o tre libri e fatto memorizzare alcune frasi in latino. È stato come tirare fuori il coniglio dal cilindro: da un saccente bilioso è nato un intellettuale. Nemmeno Carlo Collodi quando inventò il personaggio della Fata dai capelli turchini immaginò di conferirle un simile potere.
Il nostro primo contabile è notoriamente uomo modesto e dallo stile di vita spartano. Quei ficcanasi dei magistrati napoletani, indagando sul suo collaboratore più importante, Marco Mario Milanese (anche lui iscritto al partito degli onesti di Angelino Alfano), ha scoperto che lo stesso Milanese pagava l’affitto della residenza romana di Tremonti. Il canone di locazione mensile della magione era, manco a dirlo, indicativo della probità del gagliardo ministro: 8.500 Euro. Tremonti ha dichiarato di non sapere che a pagarli l’affitto era Milanese, il quale – ci venga scusato l’amore per i dettagli marginali – è accusato di associazione per delinquere, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Se l’Italia fosse stata una nazione seria, dopo una vicenda del genere a Tremonti sarebbero state imposte le dimissioni dall’incarico di ministro ed egli sarebbe stato costretto a ritirarsi a pescare sul Lago di Misurina. Invece è lì a far bella mostra (si fa per dire) di sé.
Nelle ultime settimane è emersa la necessità di rimettere in ordine i conti dello Stato, in quanto l’Italia è sull’orlo del cosiddetto default. Tremonti, probabilmente su indicazione del suo superiore politico Silvio Berlusconi, ha messo insieme quattro misure temporanee affermando che il grosso dei provvedimenti poteva essere rinviato a dopo il 2013 perché lo stato dell’economia nazionale, a suo dire, non destava la minima preoccupazione. Gli altri paesi della Ue hanno fatto capire che non era il caso – per usare un eufemismo – e la manovra economica Tremonti l’ha dovuta fare in pochi giorni, anche su forte pressione di Giorgio Napolitano.
Ora, per essere sintetici, sulla manovra di Tremonti potremmo dire che:
1. è di una disparità sociale che grida vendetta. Essa è sostanzialmente composta di misure di tassazione indiretta che vanno dai ticket sanitari all’aumento delle accise sulla benzina passando per il taglio di tutte le agevolazioni fiscali (4). Non sono state introdotte forme di tassazioni sulle transazioni finanziarie né misure atte a colpire i patrimoni dei più abbienti. Nessuna forma di riduzione dei costi della politica è stata minimamente ipotizzata. Pare che questa manovra costerà a una famiglia-tipo del nostro paese qualcosa tra gli 800 e i 1.000 Euro annuali. In sostanza, ci è stata tolta quasi una mensilità di stipendio. L’incapacità di Tremonti di tenere sotto controllo i conti pubblici verrà pagata in misura quasi esclusiva da chi poco guadagna e ancor meno possiede;
2. un tipo di manovra finanziaria così concepita assesta un colpo micidiale all’economia nazionale, in quanto le famiglie, le quali possono spendere già poco, si vedranno costrette a limitare ancor più le aspettative di spesa. È lontanissima da chi scrive l’idea che l’economia si misuri solo con i consumi, ma l’impoverimento reddituale delle famiglie che conseguirà da un simile provvedimento renderà molto più problematica la nostra esistenza quotidiana. Si poteva fare una manovra di tipo diverso? Ovviamente sì, e non ci sarebbe voluto molto. Sarebbe bastato non chiamarsi Tremonti;
3. questa manovra non è sufficiente ad evitare il rischio di default, e non solo perché l’economia nazionale ne verrà affossata. Al 90% in autunno ce ne vorrà un’altra, di consistenza difficilmente definibile ma non certo marginale.
In Italia, come è noto, cambia tutto affinché non cambi nulla: i saccenti si travestono da verginelle e la ruota continua a girare. Sbilenca.
NOTE
(1): Il ruolo di Capannelle ne “I soliti ignoti” di Mario Monicelli fu interpretato da Carlo Pisacane (1891-1974).
(2): Sono dati forniti dalla Banca d’Italia e reperibili in http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31
(3): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_07/arresto-milanese-pdl_7b6a920c-a882-11e0-ad5c-15112913e24f.shtml
(4): Su questo si tema si veda l’ampia guida contenuta in http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-07-14/tutta-manovra-voci-accisa-185518.shtml?uuid=Aa2Mr9nD&cmpid=nl_7%2Boggi_sole24ore_com