2011.12.09 - Anche per questo
È una questione che nel pacchetto urgente non ci siamo posti ancora». Così ha detto lunedì scorso Mario Monti riferendosi alla possibile applicazione dell’Imu ai beni immobiliari della chiesa.
Non è vero che i professori siano persone distratte. Lo sono invece i ricconi e i loro amici, gli uomini che sono espressione del potere economico, gli scudieri di chi perpetra le disequità in Italia e nel mondo. Mario Monti è uno di essi. Mi era capitato in passato di parlarne piuttosto bene, definendolo “liberista non mannaro”. Mi sbagliavo. Dare un minimo di credito a un liberista è come mettere un gatto a guardia delle salsicce: un errore imperdonabile. Io l’ho commesso e faccio ammenda.
Per Monti non era e non è urgente che gli uomini del Vaticano paghino le tasse come tutti i comuni mortali. Lo era invece fare dell’Imu un’imposta regressiva, vale a dire gravante più sui poveri che sui ricchi (1).
Che dire? Tutti possiamo sbagliare, è vero, ma chissà perché i liberisti sbagliano sempre ai danni del più povero?
In tutta la storia moderna e anche prima, l’alleanza ideale degli interessi del potere politico con quello ecclesiastico è stata la principale causa di sottomissione degli ultimi. Al di là dei contesti, pare che nulla sia cambiato nel mondo. Sembra sia sempre ieri.
Lunedì sera c’era Eugenio Scalfari da Gad Lerner. Il conduttore de “L’Infedele” (che in sostanza è anche un suo dipendente) faceva notare al fondatore de “la Repubblica” che a pagare in Italia sono stati e rimangono sempre i soliti: i lavoratori dipendenti, i pensionati e la sinistra, la quale accetta di baciare il rospo in attesa di una redistribuzione del reddito che mai avviene. Scalfari ha replicato che la sinistra dovrebbe essere contenta di pagare non avendo nulla in cambio perché è suo dovere morale essere diversa dagli altri e perché essa non deve pensare al bene privato, ma a quello della collettività. Eugenio Scalfari, bontà sua, è un privilegiato che ha sempre guardato il mondo dall’alto in basso, auto-attribuendosi un’intelligenza politica che non gli appartiene: dal suo voto per la monarchia nel 1946 all’innamoramento politico per Ciriaco De Mita, arrivando al suo filo-montismo, Scalfari è sempre stato dalla parte del più forte, impiegando la sua vita a dire alla sinistra di moderarsi, ché pare brutto che i lavoratori abbiano quel che gli spetti.
Anche Scalfari si sente un papa, e l’unica cosa che lo differenzia da Joseph Ratzinger è la barba. Fosse vero il contrario, egli non ci direbbe che dobbiamo calmarci, donarci al prossimo, vivere d’aria, far governare chi capisce e non rivendicare nulla perché il popolo è un bue crasso. La Terra sia dei ricchi e dei potenti, di noi lavoratori sarà il paradiso.
Anche per questo sono ateo.
NOTE
(1). Si veda lo studio apposito della Cgia di Mestre all’url http://www.cgiamestre.com/2011/12/tassazione-seconda-casa-con-limu-i-ricchi-ci-guadagneranno