2011.07.04 - Ah, Angelino Alfano
Il 1° luglio Angelino Alfano è stato eletto segretario del Pdl. Silvio Berlusconi è arrivato al Consiglio nazionale, ha detto che il suo partito, essendo liberale, non perde tempo in formalismi inutili (ah, le regole, queste misure di tutela a favore dei più deboli che i forti, dichiarandosi liberali, ritengono un noioso impiccio da calpestare).
Ergo, ha imposto che Alfano venisse eletto per alzata di mano e non in seguito a regolare votazione.
La platea, ansiosa di andare a pranzo, non chiedeva altro (ah, il proprio pranzo, questo rito che i ceti meno abbienti a volte saltano perché costretti a lavori ignobili e malpagati e che i ricchi, uomini beneducati e attenti alla propria salute, rispettano con ammirevole dedizione). Tutti i delegati congressuali del Pdl, tranne uno che non si sa chi fosse, hanno alzato la mano per Angelino Alfano, il quale ovviamente era l’unico candidato alla carica (ah, la democrazia, questo rito consunto che i ricchi usano come zerbino per pulire le loro, va da sé, costose e griffate calzature).
Alfano era lì, con gli occhioni grandi e – duole dirlo – piuttosto inebetiti. Non che di solito la sua mimica facciale ci consenta di giudicarlo un uomo di un qualche peso intellettuale, ma l’altro giorno questo aspetto risaltava in modo particolare. Egli si guardava intorno e pareva chiedersi “Io segretario di partito? E come è possibile? Non saremo mica su ‘Scherzi a parte’?”. Alfano aveva ragione a riflettere in questo modo, e già il fatto che egli non fosse dalla parte del torto dimostra l’estrema assurdità della situazione: il compito, come si suol dire, è troppo grande per l’uomo. È come vedere un bambino di otto anni camminare con un paio di scarpe di misura 44.
Alfano, però, si è fatto coraggio. È salito sul palco degli oratori e ha pronunciato un discorso di una mezz’oretta abbondante, suscitando la comprensibile inquietudine degli astanti, preoccupati per il raffreddamento della temperatura delle loro libagioni (ah, quante sofferenze provocano i palati sensibili dei liberali!). A un certo punto, l’imponderabile. Alfano ha tuonato (si fa per dire): “Il Pdl deve essere il partito degli onesti”. Un brivido è corso lungo la schiena dei presenti, come a dire: “Chiedeteci tutto, ma non ciò che ci è antropologicamente estraneo”. Poi, i grandi elettori hanno capito che erano davvero su ‘Scherzi a parte’. Si è mai visto davvero qualcosa di politicamente serio all’interno del Pdl? Le coscienze si sono tranquillizzate e il corpo pure. Le fettuccine fumanti, del resto, non potevano più attendere.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_luglio_01/consiglio-nazionale-pdl-berlusconi-alfano_870bd872-a3bf-11e0-831c-4f5919d97524.shtml