2011.09.20 - Sul referendum elettorale
Si parla molto di riforma elettorale. Le ragioni, effettivamente, ci sono. Quella vigente, caldamente voluta da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, è un obbrobrio, e come è noto uno dei suoi estensori – Roberto Calderoli – ebbe a definirla “una porcata”, dimostrando un senso dello Stato non comune.
Oggi sul “Corriere della Sera” Angelo Panebianco ha detto la sua sul tema in un eloquente editoriale intitolato “Un’altra legge elettorale” (1). Panebianco – è noto anche questo – guarda con simpatia al Pdl, e si chiede come mai per la proposta di referendum per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale si sia esposta solo la sinistra (larga parte del Pd, l’Idv e Sel).
A Panebianco non piace granché il quadro che verrebbe a delinearsi in caso di vittoria: il porcellum sarebbe sostituito dal mattarellum, il sistema in vigore fino al 2008, essenzialmente maggioritario con una quota proporzionale. Egli è un liberale, vorrebbe un sistema unicamente maggioritario e motiva la sua posizione così: “al Pdl, tanto più ora che è sul punto di fronteggiare una crisi di successione, serve, per garantirsi la sopravvivenza, che il bipolarismo venga messo in sicurezza. E solo una legge maggioritaria può farlo”. Tuttavia, afferma Panebianco, è bene che il Pdl si svegli e appoggi il male minore, vale a dire la proposta referendaria per il ritorno al mattarellum, altrimenti esso corre il rischio di sfaldarsi.
L’analisi si conclude domandandosi perché il Pdl cincischi: forse, ventila l’editorialista, è in corso una trattativa tra Pdl e Udc che vede la concessione dell’appoggio a Berlusconi in cambio di una legge elettorale marcatamente proporzionalista?
Le riflessioni di Panebianco sono lucide. Chi avrebbe da guadagnare da una legge essenzialmente maggioritaria sarebbe il Pdl, il quale potrebbe evitare in questo modo una sorta di balcanizzazione. Quello che un osservatore di sinistra come me – che quindi guarda il quadro da una prospettiva opposta a quella di Panebianco – è per quale motivo una parte del Pd, l’Idv e Sel guardino con tanto favore al mattarellum.
Diciamocelo francamente, già il fatto che a promuovere il referendum ci siano due persone di rara inconsistenza politica come Arturo Parisi e Mariotto (per i nemici, Marietto) Segni, la dice lunga su come ci si dovrebbe comportare. La sinistra, poi, dovrebbe avere un’essenza proporzionalista, e non a caso fino a qualche settimana fa era in piedi una proposta referendaria voluta da Stefano Passigli e Gianni Ferrara per l’abolizione del premio di maggioranza, dell’indicazione del Presidente del consiglio e delle liste bloccate (2), naufragata invece tra polemiche di bassa lega. Sembrava che tutti appoggiassero quest’ultima proposta, poi sono successe cose inenarrabili. Certo, ognuno è libero di cambiare idea, però risulta curioso che uomini come Nichi Vendola, fino all’altro giorno proporzionalisti, oggi siano altro, anche se non si sa bene cosa.
Forse il mattarellum ha risolto qualcosa in merito alla rissosità e all’inconcludenza dei partiti italiani? Forse ha impedito al pericolo democratico Berlusconi di andare al potere? In cosa consiste la superiorità del mattarellum su un sistema proporzionale? Sarebbe bene che qualcuno ce lo spieghi, altrimenti siamo autorizzati a pensare che il sistema maggioritario altro non sia che un modo per togliere di mezzo alcuni partiti politici, come se la democrazia della rappresentanza fosse un obbrobrio da cancellare e non un diritto.
Tutti i partiti politici hanno il diritto di essere rappresentati al Parlamento. Certo, aveva ragione Enzo Biagi quando diceva che se non si convincono nemmeno gli amici del Bar sport non è proprio il caso di andare alla Camera (il che, fuor di metafora, significa che una soglia di sbarramento è opportuna), tuttavia questo non deve distoglierci da un fatto: in un sistema politico sano, i voti altrui non si intercettano cancellando i partiti, bensì li si conquista con le proposte programmatiche e con la credibilità. Invece il sistema politico è diventato un mercato dove si cerca di conquistare consenso, e si sa che in un mercato non esistono leggi, se non quella del più forte.
È triste che anche la sinistra sia ridotta a questo. Paralizzata dalla sua impotenza nel proporre modelli nuovi di società, essa accetta logiche destroidi spacciandole come progressiste.
Proprio per questo non andrò a firmare per il referendum Parisi (3). Non solo: mentre sarei andato di corsa alle urne per depositare il mio “Sì” per il referendum Passigli-Ferrara, non andrò a votare per il referendum Parisi se esso sarà ritenuto legittimo.
La sinistra è altro. Che Di Pietro, Parisi e Segni non lo sappiano mi può anche star bene: nessuno di essi è mai stato di sinistra e ha mai avuto una qualche consistenza intellettuale tale da renderlo apprezzabile. Che invece non se ne renda conto Vendola mi spiace, ma mi autorizza a convincermi sempre di più nel mio scetticismo: cosa è Sel se non un partito-persona? Con quali logiche si muove?
Qualora un giorno Vendola si ritirasse dalla politica, cosa succederebbe a Sel? Sopravviverebbe o si affloscerebbe privo della sua icona carismatica? Infine: Sel e Vendola rappresentano davvero un’alternativa progressista o sono solo una dimostrazione – l’ennesima – della crisi della sinistra?
NOTE:
(1): Cfr. http://www.corriere.it/editoriali/11_settembre_20/panebianco-un-altra-legge-elettorale_21e74380-e345-11e0-91c7-497ab41fbb63.shtml
(2): Cfr. http://www.referendumleggeelettorale.it/
(3): Il cui sito è http://www.firmovotoscelgo.it/